La carità spiega l'Eucaristia

Padre Stefano M. Manelli illustra il terzo mistero Gaudioso del Rosario

| 950 hits

di padre Stefano M. Manelli F.I.

ROMA, mercoledì, 23 maggio 2012 (ZENIT.org) - Il mistero di Betlem è il mistero della carità di Dio verso di noi. Gesù nasce per noi, vagisce in una mangiatoia per noi, soffre il freddo e le privazioni per noi.

L’amore di Dio si è riversato sulla terra e si è presentato agli uomini nelle vesti di un bimbo. Chi può avere timore di un bimbo?

I pastori e i re magi, i piccoli e i grandi si prostrano davanti a Lui con semplicità, possono accoglierlo, prenderlo fra le braccia, stringerlo al petto. Per Lui e con Lui noi siamo diventati veramente «familiari di Dio» (Ef 2,19).

Ma la carità del Natale si può rinnovare ogni giorno per ciascuno di noi. In che modo? Con la Comunione sacramentale. Ogni Tabernacolo eucaristico è una celeste mangiatoia di Betlem. Noi possiamo accostarci ogni giorno a questa celeste mangiatoia e mangiare il Pane fatto per noi da Maria Vergine.

La Madonna era lì, accanto alla mangiatoia nella grotta di Betlem, a donare Gesù a tutti quelli che arrivavano nella Grotta. La Madonna è ancora vicina ad ogni Tabernacolo a donare Gesù a quanti si accostano a riceverlo.

Ricevere Gesù Eucaristico “fatto” dalla Madonna: non era forse questo il desiderio costante dei Santi, che volevano nutrirsi ogni giorno di Gesù? San Pietro Giuliano Eymard, quando aveva appena cinque anni di età, era così desideroso dell’Eucaristia che diceva alla sua sorella più grande: «Beata te, che puoi comunicarti spesso! ... Fa la Comunione anche per me».

Ugualmente, santa Teresa di Gesù Bambino, quando aveva sette anni di età, invidiava le sorelle più grandi che si comunicavano e voleva che le portassero almeno un po’ di pane benedetto, che ella chiamava la sua “comunione”.

Anche il beato Pier Giorgio Frassati, giovane universitario, attraversava ogni giorno di corsa e a caposcoperto il viale tra la casa paterna e la Chiesa della Crocetta, in Torino, per andare a ricevere Gesù Eucaristico, il Pane dei forti.

Nella città di Lucca, poi, una ragazza, santa Gemma Galgani, ogni mattina presto si recava alla Santa Messa per nutrirsi di Gesù Eucaristico, e quando, nei giorni di freddo invernale, il papà le diceva di non andare, la giovane Santa rispondeva: «Ma, papà, stare senza la Comunione a me fa veramente male!».

L’amore di Gesù non muta. Egli si dona tutto a tutti, tutto a ognuno, sempre e dovunque. Non solo si dona, ma si immerge in noi e ci immerge in Lui: «Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in me e io in Lui» (Gv 6,56).

L’amore di Gesù che si dona a noi senza riserve, l’amore della Madonna che ci dona il suo Gesù con materna tenerezza, esigono una risposta del nostro cuore.

Anche noi dobbiamo donarci con amore a Gesù e dobbiamo esercitare la carità verso i fratelli, donando loro soprattutto Gesù che è la sorgente divina di ogni bene per il genere umano.

L’amore verso Gesù noi lo esercitiamo nella Santa Comunione, nella partecipazione alla Santa Messa, nelle visite eucaristiche, nelle Comunioni spirituali.

Basti pensare, ad esempio, al piccolo Francesco, il pastorello di Fatima, che arrivava a trascorrere anche quattro ore di seguito accanto al Tabernacolo, per con- solare, come diceva, «Gesù nascosto».

E noi, invece? Non facciamo forse difficoltà a consacrare dieci minuti ad una visita Eucaristica? ... E non sono forse molti i cristiani che peccano mortalmente la domenica perché non vanno neppure a Messa...? E che cosa dire, poi, di quelli che ardiscono ricevere la Comunione in peccato mortale con il pretesto che non trovano il confessore a disposizione? Questi sono sacrilegi che straziano orrendamente i Cuori di Gesù e di Maria.

L’amore verso i fratelli, poi, noi dobbiamo esercitarlo soprattutto con la carità soprannaturale, donando a loro Gesù per mezzo di una parola buona o di un esempio edificante o con l’offerta di preghiere e di sacrifici che ottengono loro la vita della grazia.

In questo modo noi amiamo e imitiamo la Madonna nella sua carità sublime di portare Gesù dalla parente santa Elisabetta, di donarlo ai pastori e ai re magi a Betlem, di offrirlo Lei stessa sulla Croce per la nostra salvezza.

In questo modo noi possiamo imitare i tre incantevoli pastorelli di Fatima, che furono tutti e tre eroici nella carità verso le anime, specialmente verso i peccatori, per i quali offrirono tanta preghiera e tanta penitenza.

Vogliamo veramente offrire anche noi con generosità tanta preghiera e tanta penitenza?

* Per ogni approfondimento: Padre Stefano Maria Manelli, “O Rosario benedetto di Maria!” (Casa Mariana Editrice)