La carità vincerà: lettera ai cristiani d’Occidente del Vescovo di Tunisi

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ROMA, giovedì, 10 giugno 2004 (ZENIT.org).- Monsignor Fouad Twal, Vescovo di Tunisi, ha affermato che l’islam è un mondo in crisi a cui occorre portare carità e speranza, non guerra e che gli islamici non sono insensibili all’amore cristiano.



Così il vescovo in una Lettera aperta ai cristiani d’Occidente, pubblicata dal settimanale “Tempi” (n. 24, 10 giugno 2004).

Twal è un arabo orgoglioso della sua identità, ed è infatti discendente della tribù beduina di Al Ozeisat che ha abbracciato la fede cristiana fin dal I secolo e alla quale sembra che lo stesso Maometto abbia concesso il privilegio di continuare a professarla nonostante l’islamizzazione del mondo arabo.

Vescovo di Tunisi dal 1992 e capo di una comunità cattolica di 22mila fedeli (su una popolazione di 9 milioni) nella sua Lettera ha scritto: “Oggi l’Islam è un mondo in crisi che crede, a volte, di trovare forza e garanzia nel fanatismo”.

“Dobbiamo curarlo non con la guerra, ma dandogli amore e speranza, dentro una situazione mondiale che non aiuta e non giova”, ha spiegato il prelato.

In merito ai problemi culturali e di identità generati dall’immigrazione dal Terzo Mondo, compresi i Paesi islamici, Twal ha affermato che: “Occorre affermare l’identità cristiana con coraggio, senza complessi, senza alcun timore reverenziale: il ‘basso profilo’ non serve ed è denigrato dai musulmani stessi”.

Circa il dialogo tra cristiani e musulmani il Vescovo di Tunisi ha precisato che “non basta il risvolto intellettuale, occorre la maturazione del singolo, cristiano e musulmano, nel quotidiano”.

“La cultura del dialogo deve iniziare anche nelle scuole, nelle chiese e nelle moschee! Devono essere incoraggiati gli incontri nazionali e internazionali su questo tema”.

“Per dialogare occorre prima di tutto una solida conoscenza della fede cristiana cattolica, una adesione decisa al Magistero della Chiesa, che è la garanzia della sequela di Cristo”, ha sottolineato Twal.

“L’immigrazione può essere una ricchezza e l’Italia deve essere orgogliosa di essere stata scelta quale meta; tuttavia, - ha continuato il prelato - per renderla meno selvaggia, occorre intensificare gli aiuti a quei governi che si impegnano a diffondere l’istruzione e aumentare la possibilità di lavoro in loco e, sul piano culturale, intensificare gli scambi a livello accademico e scientifico per favorire quelle componenti del mondo musulmano che vogliono un rapporto aperto con la modernità”.

Il Vescovo di Tunisi ha precisato che “occorrono patti chiari con i Paesi di provenienza e regole da far rispettare con fermezza. Nella nostra esperienza si dimostra che la testimonianza cristiana e la carità ‘sfondano’ sempre, anche l’universo musulmano”.

Twal conclude la Lettera con una lode alla Carità: “Il dialogo di amicizia, di aiuto, di servizio, è fattibile, entra, penetra. La carità rimane sempre il linguaggio più bello. E tutti possono fare qualcosa secondo le proprie possibilità”.