La Caritas critica le parole di Alfano sui "vu cumprà"

Secondo il responsabile dell'Ufficio immigrazione della Caritas, non è colpendo gli ambulanti che si ostacola l'abusivismo

Roma, (Zenit.org) Redazione | 338 hits

Le parole con cui il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha presentato ieri la direttiva Spiagge Sicure, con cui chiede a prefetti e questori di rafforzare i controlli contro l’abusivismo sulle spiagge, continuano a destare polemiche.

“Gli italiani - ha detto il ministro - sono stanchi di essere insolentiti da orde di vu cumprà, dobbiamo radere al suolo la contraffazione”. La direttiva degli Interni vuole così tutelare i cittadini da un lato, “liberandoli dall’assillo dei venditori ambulanti, insistendo sulla pericolosità dei prodotti falsi e senza che scattino pene e sanzioni per chi acquista le merci” e colpire l’intero meccanismo della contraffazione dall’altro. “Questa operazione parte con le spiagge, proseguirà per tutto l’anno a tutela del made in Italy”, ha proseguito Alfano. 

“Purtroppo, abbiamo sentito nuovamente termini che pensavamo ormai passati”, afferma Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione della Caritas, intervistato dalla Radio Vaticana. “Certamente, l’abusivismo è un problema”, ma “non bisogna essere esperti del settore per sapere che il tema del lavoro irregolare, soprattutto dell’abusivismo legato all’imprenditoria ‘etnica’, fa parte di un contesto molto più complesso, e le responsabilità vanno oltre il semplice venditore”.

Forti sottolinea inoltre che “il lavoro dei cittadini stranieri ambulanti è un lavoro che permette loro di sopravvivere ma, soprattutto, di inviare risorse alle famiglie nei Paesi lontani. Quindi, creare anche un po’ quell’economia di sviluppo di cui spesso si parla dicendo che bisognerebbe aiutarli a casa loro”. Secondo il rappresentante della Caritas, quindi, “questo è un modo per aiutare queste famiglie nei loro Paesi e forse - non certo nell’immediato – anche per disincentivare quei flussi di cui tanto si parla e alla cui origine c’è spesso tanta povertà e disperazione”.