La Caritas di Roma celebra i 15 anni di incontri del “Forum per l’Intercultura”

Si punta sul settore scuola per preparare le nuove generazioni alla convivenza nella società

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ROMA, domenica, 12 novembre 2006 (ZENIT.org).- La Caritas diocesana di Roma ha ricordato questo sabato i quindici anni del “Forum per l’Intercultura” con il Convegno “15 anni di incontri”, presentando la prima indagine sull’intercultura svolta tra i docenti delle scuole romane e i mediatori interculturali.



Il primo dato emerso è che la scuola risulta essere l’agenzia fondamentale per favorire il processo di integrazione degli immigrati in Italia.

L’indagine mostra come, nonostante Roma sia sempre più una città multiculturale, in cui il 67% degli insegnanti ha contatti con cittadini provenienti da altri Paesi (amici, colleghi, commercianti), è in realtà insoddisfacente il giudizio che il corpo docente dà dei servizi per l’integrazione: solo il 45% pensa che le politiche e i fondi economici per attuarle siano sufficienti mentre oltre il 20% pensa decisamente che l’importanza dell’intercultura sia sottovalutata e poco avvertita.

Stando ad alcuni dati diffusi dalla Caritas e aggiornati al 2005 Roma risulta essere la prima provincia e il primo comune per numero di immigrati: i due terzi dei 365.000 immigrati di 195 nazionalità risiederebbero nella Capitale.

Soddisfacente è, invece, il quadro del sistema scolastico della Capitale tracciato dagli insegnanti: in tre quarti degli istituti è presente un referente per l’intercultura (in 86% delle scuole primarie e in 79% delle superiori); in particolare, in circa la metà delle scuole sono state recepite le circolari sull’intercultura e anche applicate con cura, mentre nel 46% degli istituti, per attuare percorsi formativi interculturali vengono utilizzati i fondi dell’autonomia scolastica, purtroppo sempre più esigui.

La manifestazione, organizzata in collaborazione con l’Assessore alle Politiche sociali della Provincia di Roma, e che ha visto la partecipazione del Sottosegretario all’Istruzione, Letizia De Torre, e di rappresentanti del Comune di Roma e della Regione Lazio, è stata introdotta da monsignor Guerino Di Tora, Direttore della Caritas romana.

“In una società con cittadini di diverse culture la mediazione culturale è un raccordo necessario – ha detto monsignor Guerino Di Tora –. Seppure nel rispetto delle norme fondamentali della società, siamo chiamati tutti a valorizzare le differenze e ad evitare gli scontri culturali, societari e religiosi”.

“In questi 15 anni di attività, il Forum per l’intercultura ha considerato gli immigrati una componente strutturale della nostra città e ha operato insieme a loro per favorire il superamento di pregiudizi e stereotipi, favorendo l’incontro, la conoscenza e il dialogo”, ha quindi aggiunto.

“Questa preziosa funzione pedagogica è stato il segreto del dinamismo del Forum, che oggi si presenta più vivace che mai”, ha quindi rivelato.

Il Forum per l’Intercultura è stato costituito dalla Caritas di Roma nel 1991, subito dopo la legge Martelli, quando gli immigrati nella città di Roma e in Provincia erano circa 150.000, meno della metà rispetto agli attuali.

Lo scopo di questa iniziativa era quello di affiancare alle tradizionali opere di accoglienza e di assistenza verso gli immigrati un’azione culturale volta a favorire l’inserimento dei “nuovi cittadini” nella società romana con percorsi di formazione e conoscenza che hanno coinvolto innanzitutto il mondo della scuola, ma anche gli agenti di polizia ed i vigili urbani, i sacerdoti e le religiose, i circoli culturali, i sindacati, i giornalisti e il mondo del volontariato.

Attualmente sono circa 60 i mediatori culturali, che annualmente si fanno carico di molteplici iniziative. La collaborazione è stata intrattenuta anche con le strutture pubbliche, sia a livello locale con i Municipi, il Comune e la Provincia di Roma e la Regione, che con i Ministeri della Pubblica Istruzione e della Solidarietà Sociale.

Fra le linee di lavoro da seguire, il Direttore della Caritas ha poi sottolineato che: “La scuola rimarrà il settore a cui dedicare la maggiore attenzione per preparare le nuove generazioni alla convivenza nella società di domani, senza trascurare programmi che sviluppino la mediazione culturale in tutti gli ambiti della società, dal settore pubblico, al territorio e alle stesse parrocchie”.