La catechesi che Giovanni Paolo II non ha mai pronunciato

Nel 30° anniversario dell'attentato in piazza San Pietro

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ROMA, venerdì, 13 maggio 2011 (ZENIT.org).- Esattamente 30 anni fa, in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II veniva ferito dal giovane terrorista turco Alí Agca mentre compieva sulla campagnola bianca il consueto giro per rispondere al caloroso saluto dei fedeli e dei pellegrini giunti per l’Udienza generale. 

Nel corso dell’Udienza il Santo Padre intendeva riflettere sul tema del lavoro e dei lavoratori in occasione del 90° anniversario della pubblicazione della “Rerum Novarum”, l'enciclica di Leone XIII.



Pubblichiamo qui di seguito per i lettori di ZENIT il testo del discorso che Giovanni Paolo avrebbe rivolto ai fedeli.




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1. Nelle settimane scorse, durante i nostri incontri nelle udienze generali del mercoledì ho svolto un ciclo di catechesi basata sulle parole di Cristo nel Discorso della Montagna.

Oggi, diletti fratelli e sorelle in Cristo, desidero iniziare una serie di riflessioni su un altro tema per sottolineare degnamente una data che merita di essere scritta a caratteri d’oro nella storia della Chiesa moderna: il 15 maggio 1891. Si compiono infatti novant’anni da quanto il mio predecessore Leone XIII pubblicava la fondamentale enciclica sociale Rerum Novarum, che non solo è stata una vigorosa ed accorata condanna della “immeritata miseria” in cui giacevano i lavoratori di allora, dopo il primo periodo dell’applicazione della macchina industriale al campo dell’impresa, ma ha posto soprattutto le fondamenta per una giusta soluzione di quei gravi problemi della convivenza umana che vanno sotto il nome di “questione sociale”.

2. Perché dopo tanti anni la Chiesa ricorda ancora l’enciclica Rerum Novarum?

Molte sono le ragioni. Innanzitutto la Rerum Novarum costituisce ed è “la magna charta dell’operosità sociale cristiana”, come l’ha definita Pio XII (Pio XII, Radiomessaggio per il 50° della Rerum Novarum: Discorsi e Radiomessaggi, III [1942] 911); e Paolo VI ha aggiunto che il suo “messaggio continua ad ispirare l’azione per la giustizia” (Paolo VI Octogesima Adveniens, 1) nella Chiesa e nel mondo contemporaneo; essa è altresì dimostrazione irrefutabile della trepida e solerte attenzione della Chiesa per il mondo del lavoro.

La voce di Leone XIII si levò coraggiosa in difesa degli oppressi, dei poveri, degli umili, degli sfruttati, e non fu che l’eco della voce di Colui che aveva proclamato beati i poveri e gli affamati di giustizia. Il Papa, seguendo l’impulso e l’invito “della coscienza del suo Apostolico Ministero” (cf. Leone XIII, Rerum Novarum, 1), parlò: non solo ne aveva il diritto, ma anche e soprattutto il dovere. Ciò che infatti giustifica l’intervento della Chiesa e del suo Supremo Pastore nelle questioni sociali, è sempre la missione ricevuta da Cristo di salvare l’uomo nella sua integrale dignità.

3. La Chiesa è per vocazione chiamata ad essere ovunque la tutrice fedele della dignità umana, la madre degli oppressi e degli emarginati, la Chiesa dei deboli e dei poveri. Essa vuole vivere tutta la verità contenuta nelle Beatitudini evangeliche, soprattutto la prima, “Beati i poveri di spirito”; la vuole insegnare e praticare così come fece il suo Divin Fondatore che venne a fare e ad insegnare (cf. At 1,1).

Come osservavo lo scorso anno nel mio discorso agli operai di san Paolo in Brasile, “la Chiesa quando proclama il Vangelo, senza peraltro abbandonare il suo compito specifico di evangelizzazione, cerca di ottenere che tutti gli aspetti della vita sociale in cui si manifesta l’ingiustizia subiscano una trasformazione verso la giustizia” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad operarios in urbe Sao Paulo, 3; 3 luglio 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/2 [1980] 83). La Chiesa è cosciente di questa sua alta missione: per questo essa si inserisce nella storia dei popoli, nelle loro istituzioni, nella loro cultura, nei loro problemi, nelle loro necessità. Vuole essere solidale con i suoi figli e con tutta l’umanità, condividendo difficoltà ed angustie, e facendo proprie le legittime richieste di chi soffre o è vittima dell’ingiustizia. Forte delle eterne parole del Vangelo, essa denuncia tutto ciò che offende l’uomo nella sua dignità di “immagine di Dio” (Gen 1,27) e nei suoi diritti fondamentali, universali, inviolabili, inalienabili; tutto ciò che ostacola la crescita secondo il piano di Dio. Ciò fa parte del suo servizio profetico.

4. Ben a ragione Pio XI ha affermato che la Rerum Novarum ha presentato all’umanità un magnifico ideale sociale, attingendolo dalle fonti sempre vive e vitali del Vangelo! (cf. Pio XI, Quadragesimo Anno, 16.)

Sulle orme del basilare documento leoniano i miei venerati predecessori non hanno mancato, in numerose circostanze, di riaffermare questo diritto e questo dovere della Chiesa di dare direttive morali in un campo, come quello socio-economico, che ha diretti legami con il fine religioso e soprannaturale della sua stessa missione. Il Concilio Vaticano II ha ripreso tale insegnamento sottolineando che “è compito di tutta la Chiesa aiutare gli uomini affinché siano resi capaci di ben costruire tutto l’ordine temporale e di ordinarlo a Dio per mezzo di Cristo” (Apostolicam Actuositatem, 7).

Emerge così il primo grande insegnamento della celebrazione di questo novantesimo anniversario: quello di riaffermare il diritto e la competenza della Chiesa di “esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e della salvezza delle anime” (Gaudium et Spes, 76): quello di rendere sempre più coscienti le Chiese locali, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i laici del loro diritto-dovere di prodigarsi per il bene di ogni uomo, e di essere in ogni momento i difensori e gli artefici dell’autentica giustizia nel mondo.

5. Guardando con occhio sereno gli eventi storico-sociali che si sono susseguiti nel mondo del lavoro da quel lontano maggio 1891, dobbiamo riconoscere con soddisfazione che grandi passi sono stati fatti e grandi trasformazioni si sono realizzate al fine di rendere la vita delle classi operaie più consona alla loro dignità.

La Rerum Novarum fu lievito e fermento di tali feconde trasformazioni. Per mezzo di essa il Romano Pontefice infuse nell’anima operaia il sentimento e la consapevolezza della sua dignità umana, civile e cristiana; favorì il sorgere di associazioni sindacali operaie nei vari Paesi ammonì i governanti e le Nazioni sui loro doveri verso i deboli e i poveri, invitando gli Stati alla creazione di una politica sociale, umana e intelligente che approdò nel riconoscimento nella formulazione e nel rispetto del diritto di lavoro e al lavoro per tutti i cittadini.

6. La Rerum Novarum riveste poi per la Chiesa una particolare importanza perché costituisce un punto di riferimento dinamico della sua dottrina e della sua azione sociale nel mondo contemporaneo.

Durante i secoli dalle sue origini fino ad oggi, la Chiesa si è sempre incontrata e confrontata con il mondo e i suoi problemi, illuminandoli alla luce della fede e della morale di Cristo. Ciò ha favorito l’enuclearsi e il sorgere, lungo l’arco della storia, di un corpo di principi di morale sociale cristiana, conosciuto oggi come Dottrina Sociale della Chiesa. È merito di Papa Leone XIII l’aver cercato per primo di darle un carattere organico e sintetico. Comincio così da parte del Magistero il nuovo e delicato compito, che è pure un grande impegno di rielaborare per un mondo in continuo cambiamento un insegnamento capace di rispondere alle moderne esigenze nonché alle rapide e continue trasformazioni della società industriale, e allo stesso tempo atto a tutelare i diritti sia della persona umana sia delle giovani Nazioni che entrano a far parte della comunità internazionale.

7. Tale insegnamento sociale – come ho rilevato a Puebla – “nasce alla luce della Parola di Dio e del Magistero autentico, dalla presenza dei cristiani in seno alle situazioni mutevoli del mondo, a contatto con le sfide che da esse provengono” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad Episcopos Americae Latinae, III Coetu Generali ineunte, III, 7, 28 gennaio 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 208). Il suo oggetto è e rimane sempre la dignità sacra dell’uomo immagine di Dio, e la tutela dei suoi diritti inalienabili; la sua finalità, la realizzazione della giustizia intesa come promozione e liberazione integrale della persona umana nella sua dimensione terrena e trascendente, il suo fondamento, la verità sulla stessa natura umana, verità appresa dalla ragione e illuminata dalla Rivelazione; la sua forza propulsiva, l’amore come precetto evangelico e norma di azione. Forgiatrice di una concezione sempre attuale e feconda del vivere sociale, la Chiesa, nello sviluppare in questo ultimo secolo, con la collaborazione di sacerdoti e di laici illuminati, il suo insegnamento sociale, di natura religiosa e morale, non si limita ad offrire principi di riflessione, orientamenti, direttive, constatazioni o richiami, ma presenta anche norme di giudizio e direttive per l’azione che ogni cattolico è chiamato a porre alla base della sua saggia esperienza per tradurle poi nella realtà in categorie operative di collaborazione e di impegno (cf. Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 38).

Dinamica e vitale, la Dottrina Sociale, come ogni realtà vivente, si compone di elementi duraturi e supremi, e di elementi contingenti che ne permettono l’evoluzione e lo sviluppo in sintonia con le urgenze dei problemi impellenti, senza diminuirne la stabilità e la certezza nei principi e nelle norme fondamentali.

8. Ricordando il 90° anniversario dell’enciclica leoniana, sulla scia e in consonanza con il Magistero dei miei predecessori, desidero pertanto riaffermare l’importanza dell’insegnamento sociale come parte integrante della concezione cristiana della vita.

Su questo argomento non ho mancato nei frequenti incontri con i miei fratelli nell’episcopato di raccomandare alla loro pastorale sollecitudine la necessità e l’urgenza di sensibilizzare i loro fedeli sul pensiero sociale cristiano, affinché tutti i figli della Chiesa siano non solo istruiti nella dottrina, ma anche educati all’azione sociale.

Fratelli e sorelle! Torneremo ancora più a lungo sui vari temi e problemi che l’anniversario dell’enciclica, Rerum Novarum evoca. Per concludere questa mia riflessione odierna voglio rispondere all’interrogativo posto all’inizio. Sì, l’enciclica Rerum Novarum ha ancora oggi la sua vitalità e validità stimolante e operante per il Popolo di Dio, anche se apparsa nel lontano 1891. Il tempo non l’ha esaurita, ma collaudata; tanto che i cristiani la sentono così feconda da derivarne coraggio e azione per i nuovi sviluppi dell’ordine sociale cui il mondo del lavoro è interessato. Continuiamo dunque a viverne lo spirito con slancio e generosità, approfondendo con amore operoso le vie tracciate dall’attuale Magistero sociale e interpretando con genialità creativa le esperienze dei nuovi tempi.

Saluti:

Giovanni Paolo II aveva in animo di rivolgere nel corso dell’udienza generale alcuni particolari saluti a diversi gruppi di fedeli e di pellegrini. Diamo qui di seguito il testo di queste particolari espressioni.

Il saluto ai diversi gruppi

Porgo i miei saluti agli addetti degli impianti idrici in vari paesi dell'Africa, dell'America e dell'Asia che stanno prendendo parte a un corso speciale a Roma. Auspico che la vostra partecipazione al corso e il vostro soggiorno qui possano produrre benefici per l'importante lavoro che svolgete per l'umanità e benedizioni per i vostri paesi e per voi stessi.

Possa Dio guidarvi e assistervi.

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Saluto infine calorosamente anche i numerosi partecipanti all'edizione di quest'anno del pellegrinaggio a Roma della "Confraternita mariana della città di Treviri". Già con il vostro nome professate la vostra speciale venerazione e amore per la Vergire Maria. Cari fratelli e sorelle, impegnatevi attraverso il vostro esempio personale e una convinta vita religiosa comunitaria nel contribuire affinché la venerazione per Maria venga nuovamente animata e promossa anche nelle vostre famiglie e nei vostri ambienti - proprio ora a Maggio che è il mese di Maria. Maria è la nostra via più sicura a Cristo, mentre teniamo a cuore il suo ammonimento materno: "Fate quello che vi dirà".

Invoco su di voi la luce e il sostegno di Dio e impartisco di cuore su di voi e su tutti i pellegrini presenti la mia benedizione apostolica.


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Come sempre, un particolare pensiero, pieno di affetto e di fiducia, rivolgo a voi, giovani, presenti a questa Udienza, nel corrente mese di maggio, ricco di fiori, di gioia e di speranze. Anche voi siete il maggio della Chiesa e della Società.

Fra voi c’è oggi il Gruppo degli studenti delle Scuole di Arpino “ Tullianum ” e “ Marco Tullio Cicerone ”, accompagnati dai loro Insegnanti. Io li saluto con gioia e con infinita riconoscenza: non solo per la loro visita, che ci è cara, ma soprattutto per il dono che la loro terra ha fatto alla nostra civiltà Latina e cristiana: Marco Tullio Cicerone: forse il più grande oratore di tutti i tempi, certo uno dei più rari, che questa terra d’Italia, ricca di genio, ha prodotto.

A voi tutti giovani auspico di vivere intensamente questi anni tanto importanti della vostra giovinezza, approfondendo la vostra fede e arricchendo la vostra intelligenza ed il vostro cuore, così da prepararvi con serietà e impegno alle responsabilità che vi attendono.

Vi accompagni la mia Benedizione.

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Cari fratelli e figli ammalati, nel salutarvi con tanto affetto vi addito la Vergine Maria, Madre di Cristo, a cui, nella pietà e nell'anima dei fedeli, è sacro queste mese di maggio. Nella sua esistenza, Essa conobbe la gioia più intima e profonda congiunta alla tristezza e alla prova più terribile. Così succede ad ognuno di noi; e la gioia si alterna al dolore, mescolando nella nostra vita alle rose le spine. Ci dia la Vergine Santissima, che è fiore delle convalli e Madre addolorata, di saper trasformare in motivo di merito quella sorte che spesso ci trae, con lei, sotto la Croce.

Сari sposi novelli, la Madonna « Vergine Madre » e « Figlia del suo Figlio » (Dante Alighieri, La Divina Commedia, « Paradiso », XXXIII, 1) fu anche la Sposa affettuosa, mite e fedele di Giuseppe, il falegname di Nazareth. E con lui condivise il tenue ricordo dell'antica grandezza di discendenti di David, ma anche e soprattutto l'umiltà del presente, il peso della sorte, e la dura realtà d'ogni giorno. La Vergine condivise con Giuseppe il viaggio a Betlemme, la fuga in Egitto, la povertà. La moglie, che col marito divide le prove della vita, sarà il più valido sostegno e il più alto coefficiente della sua felicità. E così il marito. Siate felici, cari sposi novelli. E Dio sia con voi.

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Nel corso dell’udienza generale il Santo Padre avrebbe annunciato due novità assai importanti riguardanti nuovi mezzi di studio e di orientamento pastorale riguardo ai problemi della famiglia:

Desidero ora annunziarvi che, allo scopo di venire incontro nella maniera più adeguata alle attese circa i problemi riguardanti la famiglia espresse dall’episcopato del mondo intero, soprattutto in occasione dell’ultimo Sinodo dei Vescovi, ho ritenuto opportuno istituire il Pontificio Consiglio per la Famiglia, il quale sostituirà il Comitato per la Famiglia, che, come è noto, faceva capo al Pontificio Consiglio per i Laici.

A tale nuovo Organismo – che sarà presieduto da un Cardinale, coadiuvato da un Consiglio di Presidenza composto da Vescovi delle varie parti del mondo – spetterà la promozione della cura pastorale delle famiglie e dell’apostolato specifico in campo familiare, in applicazione degli insegnamenti e degli orientamenti manifestati dalle competenti istanze del Magistero ecclesiastico, in modo che le famiglie cristiane siano aiutate a compiere la missione educativa, evangelizzatrice ed apostolica, a cui sono chiamate.

Ho deciso inoltre di fondare presso la Pontificia Università Lateranense, che è l’Università della diocesi del Papa, un Istituto internazionale di studi su matrimonio e famiglia, il quale inizierà la sua attività accademica col prossimo ottobre. Esso intende offrire a tutta la Chiesa quel contributo di riflessione teologica e pastorale, senza la quale la missione evangelizzatrice della Chiesa verrebbe a mancare di un ausilio essenziale. Esso sarà il luogo nel quale si approfondirà la conoscenza della verità sul matrimonio e sulla famiglia, alla luce della fede, con l’aiuto anche delle varie scienze umane.

Chiedo a tutti di accompagnare con le proprie preghiere queste due iniziative, che vogliono essere un nuovo segno della sollecitudine e della stima della Chiesa nei confronti dell’istituzione matrimoniale e familiare, e della importanza che Ella le attribuisce sia in ordine alla propria vita che a quella della società.

 

[© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana]