La CEI chiede alle parrocchie di tornare alla missione

In una Nota pastorale

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ROMA, giovedì, 10 giugno 2004 (ZENIT.org).- Di fronte alle sfide di un epoca di forti cambiamenti, in una società sempre più scristianizzata la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha elaborato uno specifico piano di azione che parte dalle parrocchie per rinnovare la missione cristiana.



A questo proposito, il 7 giungo scorso, è stata pubblicata la Nota pastorale “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” approvata dai Vescovi italiani nel corso della 53ma Assemblea Generale (17-21 maggio 2004).

La Nota pastorale è il frutto maturo di un confronto che ha impegnato i vescovi italiani per più di due anni. Diverse sessioni del Consiglio Episcopale Permanente e tre Assemblee Generali dell’Episcopato sono state finalizzate alla realizzazione di questo documento, che “intende delineare il volto missionario delle parrocchie”.

Il tema della parrocchia che torna in missione è stato individuato come “prioritario negli orientamenti pastorali di questo decennio”.

I Vescovi affermano che il fine della Nota è quello di “far assumere a tutta la pastorale una connotazione missionaria per la comunicazione del Vangelo”.

La Nota indica come inizio “il primo annuncio del Vangelo” seguito da “un itinerario di iniziazione cristiana, soprattutto per fanciulli e Adulti”.

Al vertice del cammino di iniziazione i Vescovi indicano “l’esperienza eucaristica della parrocchia nel giorno del Signore”.

“La parrocchia, - si legge nel documento della Conferenza Episcopale Italiana - deve ritrovare unità attorno all’Eucaristia” e “la domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell’uomo, sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita parrocchiale”.

Per fare della parrocchia una casa che sia immagine della “dimora di Dio tra gli uomini” la Nota invoca “un particolare impegno per
le famiglie, sostenendole nella preparazione al matrimonio, nell’attesa dei figli, nella responsabilità educativa, nei momenti di sofferenza”.

I Vescovi chiedono alle parrocchie di “continuare ad assicurare la dimensione popolare della Chiesa, rinnovandone il legame con il territorio nelle sue concrete e molteplici dimensioni sociali e culturali”.

Per questo c’è bisogno di “parrocchie che siano case aperte a tutti, si prendano cura dei poveri, collaborino con altri soggetti sociali e con le istituzioni” e “promuovano cultura in questo tempo della comunicazione”.

Per realizzare un tale progetto i Vescovi affermano che “Le parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una pastorale integrata in cui, nell’unità della diocesi, abbandonando ogni pretesa di autosufficienza, le parrocchie si collegano tra loro, con forme diverse a seconda delle situazioni valorizzando la vita consacrata e i nuovi movimenti”.

La Nota ammette che “L’impegno non è facile, ma è esaltante” e conclude con le parole di san Paolo: “Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere… perché io ho un popolo numeroso in questa città” (At 18,9-10).