"La centralità del lavoratore della terra"

Messaggio di Benedetto XVI al presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) | 855 hits

Riprendiamo di seguito il testo del Messaggio che papa Benedetto XVI ha inviato al presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, Kanayo F. Nwanzein occasione dell’apertura della 36a sessione annuale del Consiglio dei Governatori dell’organismo, che si svolge oggi e domani a Roma. Il tema della sessione è: “La forza dei partenariati: stabilire alleanze per un’agricoltura familiare sostenibile”.

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Al Signor
Kanayo F. Nwanze
Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD)

Sono lieto di rivolgere un cordiale saluto a Lei, Signor Presidente, alle Autorità, ai Rappresentanti degli Stati membri e ai partecipanti alla 36a sessione del Consiglio dei Governatori. Detta riunione si apre lo stesso giorno in cui comincia la Quaresima, periodo durante il quale la Chiesa cattolica - secondo l’insegnamento di Cristo: "tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25, 40) - rinnova, tra l’altro, l’invito alla condivisione dei beni con le persone più indigenti. In questa prospettiva, la vostra Organizzazione può sempre contare sul sostegno e l’incoraggiamento della Santa Sede.

1. L’azione del Fondo testimonia che la cooperazione, pur legata a diversi contesti sociali e ambientali, come pure al rispetto delle leggi proprie della tecnica e dell’economia, è più efficace se diretta dai principi etici fondativi della convivenza umana. Si tratta di quei valori essenziali che per il loro carattere universale possono animare tutte le attività politiche, economiche e istituzionali, comprese le forme di collaborazione multilaterale. Al riguardo, mi riferisco in primo luogo alla metodologia seguita dall’IFAD, che antepone lo sviluppo continuativo alla sola assistenza, affianca la dimensione del gruppo a quella esclusivamente individuale, fino a prevedere forme di donazioni e prestiti senza interessi, scegliendo spesso, quali primi beneficiari, i "più poveri tra i poveri". Tale azione mostra che una logica ispirata dal principio di gratuità e dalla cultura del dono può "trovare posto entro la normale attività economica" (Enc. Caritas in veritate, 36). L’approccio seguito dal Fondo, infatti, unisce l’eliminazione della povertà non solo alla lotta contro la fame e alla garanzia della sicurezza alimentare, ma alla creazione di opportunità di lavoro e di strutture istituzionali e decisionali. È risaputo che, quando questi fattori sono carenti, si restringe la partecipazione dei lavoratori rurali alle scelte che li riguardano e, di conseguenza, si accentua in loro la convinzione di essere limitati nelle proprie capacità e nella propria dignità.

In questo ambito si possono apprezzare due specifici orientamenti attuati dall’Organizzazione. Il primo è la costante attenzione rivolta all’Africa, dove, sostenendo progetti di "credito rurale", l’IFAD mira a dotare di mezzi finanziari, esigui ma essenziali, i piccoli agricoltori, e a renderli protagonisti anche nella fase decisionale e gestionale. Il secondo orientamento è il sostegno alle comunità indigene, che hanno una particolare cura a favore della conservazione delle biodiversità, riconosciute quali beni preziosi posti dal Creatore a disposizione dell’intera famiglia umana. La salvaguardia dell’identità di questi popoli va proseguita, riconoscendo ad essi il ruolo insostituibile nella conoscenza del sapere tradizionale.

Questa particolare ricerca di solidarietà e di condivisione si ritrova anche nel tipo di finanziamento che l’IFAD assicura in relazione alle necessità effettive dei Paesi beneficiari e nell’interesse della loro economia agricola, evitando condizionamenti e oneri non sostenibili. Un approccio, questo, che riconosce il settore agricolo come una componente primaria della crescita economica e del progresso sociale, e ridà all’agricoltura e alla gente dei campi il posto che loro compete. A tale proposito, sembra importante che la scelta di costituire partenariati con le forme di Organizzazioni della società civile faccia emergere quell’idea di sussidiarietà assai utile per individuare le necessità delle popolazioni e i metodi adeguati per soddisfarle.

2. La Chiesa cattolica nel suo insegnamento e nelle sue opere ha sempre sostenuto la centralità del lavoratore della terra, auspicando concretezza nell’azione politica ed economica che lo riguarda. E’ una posizione di cui mi piace segnalare la sintonia con quanto messo in atto dal Fondo per qualificare gli agricoltori, come individui o piccoli gruppi, rendendoli così protagonisti dello sviluppo delle loro comunità e Paesi. L’attenzione alla persona, nella dimensione individuale e sociale, sarà maggiormente efficace se realizzata attraverso forme di associazione, cooperative e piccole imprese familiari che siano messe in grado di produrre un reddito sufficiente per un dignitoso tenore di vita.

In questo ordine di idee il pensiero va al prossimo Anno internazionale che le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare alla famiglia rurale, a motivo di una radicata e sana concezione dello sviluppo agricolo e della lotta alla povertà, imperniati su questa cellula fondamentale della società (cf. A/RES/66/222). L’IFAD, per esperienza, sa bene che il cuore dell’ordine sociale è la famiglia, la cui vita è regolata, ancor prima che dalle leggi di uno Stato, o da norme internazionali, da principi morali inseriti nel patrimonio naturale di valori che sono immediatamente riconoscibili anche nel mondo rurale. Tali principi ispirano la condotta dei singoli, il rapporto tra i coniugi e tra generazioni, il senso della condivisione. Disconoscere o trascurare questa realtà equivale a minare le fondamenta, non solo della famiglia, ma dell’intera comunità rurale, con conseguenze di cui non è difficile prevedere la gravità.

Nell’attuale contesto, è indispensabile offrire agli agricoltori solida formazione, costante aggiornamento ed assistenza tecnica nella loro attività, come pure appoggio ad iniziative associative e cooperativistiche in grado di proporre modelli di produzione efficaci. Già il Concilio Vaticano II, cinquant’anni or sono, indicava come "alcuni Popoli potrebbero migliorare le loro condizioni di vita se, debitamente istruiti, passassero dai vecchi metodi in agricoltura ai nuovi procedimenti tecnici di produzione, applicandoli con prudenza alla situazione propria, instaurando pure un migliore ordine sociale e attuando una più giusta distribuzione di possesso delle terre" (Cost. Gaudium et spes, 87). Non avremo così solo un aumento della produzione - i cui benefici rischiano di non essere percepiti dai più poveri, come spesso avviene oggi - ma un’efficace spinta verso legittime riforme agrarie per garantire la coltivazione dei terreni, quando questi non sono adeguatamente utilizzati da coloro che ne hanno la proprietà e, talora, impediscono l’accesso del contadino alla terra. Inoltre, anche l’assistenza internazionale potrebbe più utilmente rispondere ai bisogni degli effettivi beneficiari, così da offrire vantaggi certi a quanti vivono nel mondo rurale.

In questo momento restano assai modeste le risorse di cui ha invece evidente bisogno la cooperazione internazionale e i Paesi più avanzati motivano il calo del loro apporto in ragione di una ridotta disponibilità. Ma, a ben vedere, interrompere lo sforzo di solidarietà a motivo della crisi può nascondere una certa chiusura verso le necessità altrui.

3. La Santa Sede ha guardato fin dall’inizio e tuttora guarda con stima all’IFAD, come Istituzione intergovernativa capace di affiancare ai principi di un giusto ordine internazionale un’efficiente solidarietà. Solo l’amore, e non certo lo spirito di antagonismo, può definire sempre meglio i metodi da adottare per il sostegno effettivo dei poveri, risvegliando in tutti un vero senso di fratellanza e di operosa generosità. Si tratta di riconoscere l’uguale dignità conferita da Dio Creatore ad ogni essere umano.

Per questo formulo l’auspicio che l’IFAD continui ad operare sempre più alacremente per lo sviluppo rurale e migliori l’attuazione delle menzionate espressioni di solidarietà. In questo modo potrà dimostrare non soltanto conoscenza tecnica e capacità professionale, ma anche l’impegno di contribuire per dare al mondo una dimensione più umana, che sola consente di guardare al futuro con rinnovate fiducia e speranza (cfr Enc. Spe salvi, 35).

Su tutti voi che a diverso titolo condividete le responsabilità di indirizzo e di gestione del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo invoco dall’Onnipotente i doni della saggezza, per proseguire sulla strada della solidarietà che avete intrapreso, e del coraggio, per percorrerla fino a lasciarvi alle spalle povertà e fame, avanzando sempre verso nuovi orizzonti di giustizia e di pace.

Dal Vaticano, 13 febbraio 2013

BENEDICTUS PP XVI

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