La Chiesa caldea tenta di mediare la liberazione dei prigionieri italiani

Lo rivela il vescovo ausiliare di Baghdad

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 21 aprile 2004 (ZENIT.org).- Nella concitazione degli avvenimenti che si susseguono in Iraq, la Chiesa caldea sta facendo tutto il possibile per mediare la liberazione dei tre prigionieri italiani, secondo quanto rivelato dal vescovo ausiliare di Baghdad, monsignor Shlemon Warduni.



”Certamente il patriarca, il patriarcato ed io stesso stiamo cercando di fare qualcosa per salvare gli ostaggi, che non hanno niente a che fare con il dramma della guerra”, ha affermato il prelato, questo mercoledì, in alcune dichiarazioni rilasciate alla “Radio Vaticana”.

“Ma le cose vanno molto lentamente”, ha avvertito monsignor Wartuni, il quale ha poi aggiunto di non poter e non voler dire nulla, poichè, altrimenti, ciò “sarebbe, forse, anche a danno della situazione”.

Allo stato attuale delle cose “non c’è niente di nuovo – ha rivelato il vescovo -. C’è, però, una persona che sta cercando di fare qualcosa. Finora, però, non è ancora tornata e quindi noi stiamo aspettando e sperando che le cose vadano bene”.

Fabrizio Quattrocchi, uno dei quattro italiani che originariamente erano stati catturati dai sequestratori, è stato assassinato a sangue freddo la scorsa settimana, sotto la telecamera impietosa dei rapitori. Per il momento, non esistono informazioni chiare sull’identità del gruppo che ha sequestrato i quattro civili che lavoravano per una società di sicurezza statunitense.

Venerdì scorso, il cardinale Renato R. Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, aveva affermato che la Santa Sede si è detta disposta a farsi mediatrice della liberazione di tutti i sequestrati in Iraq, nel caso in cui le parti coinvolte lo richiedessero.

Il 70 % dei cristiani che si trovano in Iraq – circa 800.000 persone – formano parte della Chiesa caldea, la cui lingua ufficiale è l’aramaico (la lingua parlata da Gesù). In America, Europa e Oceania si trovano importanti comunità caldee della diaspora.