“La Chiesa cattolica riformata è un gruppo scismatico”

Lo afferma l’Arcivescovo di San José de Costa Rica

| 508 hits

SAN JOSÉ, giovedì, 1° settembre 2005 (ZENIT.org).- In Costa Rica opera dal 2000 la “Chiesa cattolica riformata”, che, al di fuori della Chiesa cattolica, vuole apparire in comunione con il successore di Pietro.



Di fronte alla presunta ordinazione al diaconato di una donna, avvenuta recentemente in questo Paese, monsignor Hugo Barrantes Ureña, Arcivescovo di San José, risponde in questa intervista alle dichiarazioni dei membri della Chiesa in questione.

Cos’è la Chiesa cattolica riformata?

Monsignor Barrantes: Una delle responsabilità dei Vescovi è quella di allontanare il proprio gregge dagli errori che lo minacciano. Vorrei dunque riferirmi alla pubblicazione che allude alla presunta ordinazione di un diacono donna in Costa Rica da parte della Chiesa cattolica riformata.

Da alcuni anni è nota nel nostro Paese l’esistenza di questa Chiesa che si definisce cattolica riformata.

Essa accetta sacerdoti in situazione irregolare e fedeli cattolici che non vogliono sottomettersi alla disciplina ecclesiastica. Si tratta, quindi, di un gruppo scismatico, un gruppo separato dalla Chiesa cattolica.

La Chiesa cattolica riformata non è in comunione con il Santo Padre. I suoi Vescovi non figurano infatti nell’Annuario Pontificio e non effettuano la visita “ad limina” al Pontefice. Questi Vescovi, quindi, non sono in comunione con il Papa né con alcun Vescovo che sia in comunione con Pietro.

Come ho già fatto il 2 agosto scorso, metto in guardia i veri cattolici e ripeto ciò che ho scritto in un comunicato su questo tema il 21 maggio 2003: “Chiamo tutti i fedeli cattolici dell’Arcidiocesi – e ora aggiungo di altre diocesi – a lasciarsi guidare solo dai parroci e dagli altri sacerdoti legittimamente designati. Non devono accettare né assistere alle celebrazioni del suddetto gruppo, perché, non essendo in comunione con la Chiesa, con la sua attività ferisce profondamente la vera comunione ecclesiale”.

Cosa vuole questa Chiesa, definendosi cattolica?

Monsignor Barrantes: La questione del termine “cattolica” non è altro che un inganno per dare un’immagine di continuità. Manipolano ciò che è cattolico come “cortine di fumo” per distogliere dalla verità.

In una nota giornalistica si afferma che la Chiesa cattolica riformata ha aspettato otto secoli prima di ordinare una diaconessa. E’ vero?

Monsignor Barrantes: Secondo il Programma Latinoamericano di Studi Socio-religiosi, si sa che la fondazione della Chiesa è avvenuta in Florida nel 1998. E’ dunque un’esperienza religiosa relativamente nuova.

Monsignore, secondo quanto afferma questo gruppo la Chiesa cattolica ha emarginato le donne. E’ un’affermazione plausibile?

Monsignor Barrantes: Assolutamente no. La presenza e il ruolo della donna nella vita e nella missione della Chiesa, anche se non sono legati al sacerdozio ministeriale, sono necessari ed insostituibili. In questo senso la Chiesa auspica che le donne cristiane prendano piena coscienza della grandezza della loro missione: il loro ruolo è fondamentale al giorno d’oggi, sia per il rinnovamento e l’umanizzazione della società che per la riscoperta, da parte dei credenti, del vero volto della Chiesa.

Il Nuovo Testamento e tutta la storia della Chiesa, d’altronde, mostrano ampiamente la presenza di donne nella Chiesa, vere discepole e testimoni di Cristo nella famiglia e nella professione civile, così come la consacrazione totale al servizio di Dio e del Vangelo.

La Chiesa, infatti, difendendo la dignità della donna e la sua vocazione ha mostrato considerazione e gratitudine per coloro che – fedeli al Vangelo – hanno partecipato in ogni tempo alla missione apostolica del Popolo di Dio. Si tratta di sante martiri, vergini, madri di famiglia, professioniste ed intellettuali che hanno testimoniato coraggiosamente la loro fede, e che educando i propri figli nello spirito del Vangelo hanno trasmesso la fede e la tradizione della Chiesa.

La Chiesa cattolica riformata vuole una piena partecipazione delle donne nella Chiesa e la possibilità che queste vengano ordinate sacerdotesse. La Chiesa può cambiare la pratica di ordinare esclusivamente uomini?

Monsignor Barrantes: Ricordiamo le parole di Giovanni Paolo II: “Al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli (cfr. Lc 22,32), dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”.

[Traduzione a cura di ZENIT del testo distribuito dalla Conferenza Episcopale del Costa Rica]