La Chiesa deve essere come la Luna che riflette il Sole

Padre Pietro Messa, racconta le virtù di san Francesco e cerca di spiegare la continuità tra Benedetto XVI e Papa Francesco

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 1046 hits

Perché il gesuita Jorge Mario Bergoglio ha scelto il nome di Francesco? Quali sono i tratti spirituali di San Francesco che il Pontefice vuole ripercorrere? In che modo le maniere francescane del papa cambieranno la Chiesa? Dove emerge la formazione dei gesuiti? Per sipondere a queste ed altre domande, ZENIT ha intervistato padre Pietro Messa, Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma.

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In che modo San Francesco rispose alla chiamata del Signore di riparare la Chiesa?Quali erano i problemi più seri da risolvere ai tempi di San Francesco e quali quelli di oggi?

Padre Messa: Gli agiografi narrano che mentre un giorno san Francesco stava nella chiesa di San Damiano cadente l’immagine di Gesù crocifisso lo chiamò a riparare la chiesa che andava in rovina. Tuttavia se noi leggiamo i suoi scritti non appare mai il tema della riforma della Chiesa. Centrale invece è vivere secondo la forma del santo Vangelo, seguendo le orme del Signore Gesù Cristo mediante un’osservanza spiritualmente letterale della Scrittura. Questo fu la scelta sua e dei frati Minori; vivendo in questo modo possiamo dire, forse in modo un poco grossolano, che come effetto collaterale avvenne la riforma della Chiesa. Benedetto XVI parlava di un bisogno di essenzializzazione, ossia andare all’essenza e questo lo esplicitò con i suoi tre libri su Gesù; egli ebbe a dire che una Chiesa che parla sempre di sé non interessa a nessuno. Papa Francesco richiama un’immagine cara anche al suo Predecessore, ossia il mistero della Chiesa luna per cui come la luna fa brillare nella notte la luce riflessa del sole, così la Chiesa è chiamata a far riflettere nella storia la luce di Cristo.

Che cosa intendeva san Francesco per una Chiesa povera e che cosa intende Papa Francesco, quando chiede una Chiesa povera aperta ai poveri? C’è affinità o sono due richieste differenti?

Padre Messa: Francesco d’Assisi non parla mai di una Chiesa povera e neppure che debba essere aperta ai poveri; nella sua essenzialità per lui la Chiesa è il luogo della Parola e dell’Eucaristia. Mentre per se e per i frati chiede di vivere secondo la forma del Vangelo, ai sacerdoti chiede di celebrare secondo la forma della Chiesa! Piccole cose, ma che mostrano una grande chiarezza. Circa papa Francesco non saprei rispondere perché gli elementi a mia conoscenza sono ancora pochi, ma certamente sarebbe interessante conoscere come l’elemento francescano è entrato a far parte del suo pensiero e spiritualità, quali letture ha fatto in merito, che immagine ha del Santo d’Assisi.

Che differenza c’è tra la pratica dell’umiltà e della carità tra Gesuiti e  Francescani?

Padre Messa: Gesuiti e Francescani sono termini talmente generici che possono andare bene per motivi scolastici: infatti tra gli stessi membri di ciascun ordine vi sono differenze a seconda dei tempi e dei territori! Si può dire che attualmente entrambi, dopo aver vissuto l’invito del concilio Vaticano II a riscoprire il carisma dei fondatori, hanno approfondito la vicenda delle rispettive origini cogliendone la forte connotazione evangelica e di conseguenza non meraviglia vedere frati Minori frequentare ritiri ignaziani oppure Gesuiti affascinati da Francesco d’Assisi.

Sembra che la conversione di Sant’Ignazio sia nata leggendo la storia dei santi. Il Fondatore dei Gesuiti sembra che rimase particolarmente colpito dalla storia di San Francesco. Che affinità ci sono tra Sant’Ignazio e San Francesco?

Padre Messa: Ogni santo è una sintesi tra il Vangelo e il contesto storico in cui si è trovato; così i tempi in cui vissero Francesco d’Assisi e Ignazio di Loyola sono diversi e hanno di conseguenza tentato sintesi differenti. Certamente in entrambi vi è l’anelito a guardare all’essenza della fede cristiana, ossia l’affezione a Gesù. Così si comprende come entrambi si diressero verso l’Oriente, la Terra di Gesù, cercarono di sollecitare la meditazione dell’umanità di Gesù, di trovare mezzi per fare memoria della sua presenza nella storia.

Non è paradossale che fu un Papa dei Frati Minori conventuali Clemente XIV a decidere lo scioglimento dell’Ordine dei Gesuiti? Cosa si può dire a proposito?

Padre Messa: La storia è complessa e anche contraddittoria, tanto che a volte risulta assurda. Si comprende il bisogno umano di semplificazione, ma se questo significa una menomazione della realtà non è proprio un gran risultato! I tempi di Clemente XIV videro un confronto/scontro continuo tra la Chiesa e poteri civili con esiti diversi tra cui anche lo scioglimento dei Gesuiti.

Il popolo è entusiasta del nuovo Papa, mentre in alcuni ambienti ecclesiastici si notano timori circa un’attenzione esagerata all’aspetto umano che andrebbe a scapito della parte sacrale. Qual è il suo parere in merito?

Padre Messa: Che esistano timori è comprensibile; la tentazione di assolutizzare un aspetto della realtà è sempre presente, e non solo ora. Dei gesti o parole di una determinata persona si tende sempre a prendere ciò che più aggrada: molti ricordano le beatitudini evangeliche, ma vi sono anche le esortazioni a non peccare più e una serie di “guai a voi”! Similmente vi sono in papa Francesco le sue parole cordiali, ma anche il richiamo rivolto al corpo diplomatico al pericolo della “dittatura del relativismo” e l’affermazione secondo cui non vi è vera pace senza verità! Spesso avviene che ad un estremo per reazione si risponde enfatizzando l’aspetto opposto! ‘Tali assolutizzazioni del particolare conducono all’integralismo e il migliore antidoto ad esso è una fede integrale’ in cui veramente in Gesù umanità e divinità, terra e cielo, preghiera e carità, si incontrano.

Perché finora nessun Pontefice aveva scelto di chiamarsi Francesco? E quali sono i tratti francescani che Lei coglie nel nuovo Pontefice?

Padre Messa: Realmente Francesco è un nome pontificale nuovo: lo stesso Giovanni Paolo, usato per la prima volta dal cardinal Albino Luciani nel 1978, è in realtà la somma dei nomi dei pontefici precedenti, Giovanni XXIII e Paolo VI. Era dal 913, con papa Landone, che nessuno assumeva un nome nuovo e questo non meraviglia perché la consuetudine è quella di riprendere nomi precedenti indicando un modello di esercizio del ministero petrino. Circa papa Francesco c’è un richiamo alla solidarietà, sobrietà, letizia ma aggiungerei la capacità di coniugare, per usare le parole di san Francesco, “fede diritta, speranza certa e carità perfetta”.  Ma sarà la storia a parlare. Ora è da augurarsi che il comprensibile grande coinvolgimento emotivo diventi desiderio di una maggior conoscenza di Francesco d’Assisi: sarebbe proprio un cattivo servizio se il santo d’Assisi diventasse un secondo Santa Claus/Babbo Natale! A questo proposito per un approfondimento, prima di affrontare direttamente la raccolta di testi delle Fonti Francescane e delle Fonti Clariane, è consigliabile la lettura di una introduzione quale: Paolo Martinelli, “Dammi fede diritta. Con Francesco d’Assisi per ricominciare a credere” (Assisi 2012).