La Chiesa è "un partner chiave dello Stato nella fornitura di servizi sanitari"

Intervento di mons. Zygmunt Zimowski alla 65° Assemblea Mondiale della Salute a Ginevra

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GINEVRA, mercoledì, 23 maggio 2012 (ZENIT.org) - Pubblichiamo di seguito l'intervento di mons. Zygmunt Zimowski, capo della Delegazione della Santa Sede, alla 65° Assemblea Mondiale della Salute, che si svolge a Ginevra (Svizzera), fino al 26 maggio prossimo.

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Signora Presidente,

1. La nostra delegazione, insieme alle delegazioni di altri Paesi, vuole confermare la Risoluzione riguardante le Strutture sostenibili per il finanziamento della salute e la copertura universale di assistenza sanitaria e servizi (WHA64.9), che, tra le altre cose, incoraggia gli Stati membri ad assicurare una copertura universale e l’accesso ai servizi sanitari, a tutti i cittadini, sulla base dei principi di equità e solidarietà. Come sottolineato Papa Benedetto XVI, infatti, “anche nel campo della salute, parte integrante dell’esistenza di ciascuno e del bene comune, è importante instaurare una vera giustizia distributiva che garantisca a tutti, sulla base dei bisogni oggettivi, cure adeguate. Di conseguenza, il mondo della salute non può sottrarsi alle regole morali che devono governarlo affinché non diventi disumano” (1).

L’obiettivo della comunità internazionale è quello di permettere ad ogni persona di fruire dei servizi sanitari senza correre il rischio, per questo, di incorrere in difficoltà economiche (WHA58.33). Nonostante i progressi compiuti in alcuni Paesi, molta strada ci separa ancora da questo traguardo. È necessario pertanto un maggiore impegno a tutti i livelli per assicurare che il diritto alla salute sia reso effettivo promuovendo l’accesso alle cure sanitarie di base. A questo scopo, la delegazione della Santa Sede da me guidata, sostiene l’inserimento della questione della copertura universale negli incontri ad alto livello riguardanti lo sviluppo sanitario e/o sociale, come pure la sua inclusione come priorità nell’agenda di sviluppo globale.

Al recente Forum sulla Copertura Sanitaria Universale, svoltosi a Città del Messico il 2 aprile 2012, è stato osservato che un maggior numero di Paesi, in particolare quelli con economie emergenti, si sta muovendo verso una copertura globale dei bisogni sanitari e ciò è molto incoraggiante. I risultati ottenuti in tali Stati non sono semplicemente il frutto di risorse finanziarie, ma nei quali, come è stato rilevato, una salute migliore per un numero maggiore di loro cittadini è stata garantita da buone politiche promuoventi l’equità. La nostra delegazione, pertanto, è profondamente convinta che, nello sforzo di promuovere la copertura universale, valori fondamentali quali equità, diritti umani e giustizia sociale debbano diventare obiettivi espliciti da perseguire.

2. In secondo luogo, Signora Presidente, i Paesi a basso e medio reddito hanno dimostrato che il progresso nell’ambito della copertura universale non è prerogativa degli Stati ad alto reddito.

Nondimeno, la maggior parte dei Paesi a basso reddito hanno bisogno del sostegno della comunità internazionale, dei Paesi industrializzati e di altri partner per lo sviluppo per poter superare la mancanza dei fondi necessari. La delegazione della Santa Sede reitera pertanto in questa occasione l’appello a maggiori solidarietà ed impegno nell’aiuto allo sviluppo globale della salute. È infatti “in questa prospettiva” come sottolineato dal Santo Padre, che “gli Stati economicamente più sviluppati faranno il possibile per destinare maggiori quote del loro prodotto interno lordo per gli aiuti allo sviluppo, rispettando gli impegni che su questo punto sono stati presi a livello di comunità internazionale” (2).

3. Sul piano nazionale, quindi, il progresso verso la copertura universale non può essere unicamente uno sforzo dell’apparato statale. Esso richiede il sostegno della società civile e delle diverse realtà aggregative e comunitarie, il cui contributo alla fornitura dei servizi sanitari è fondamentale. Al contempo gli Stati devono, “generosamente riconoscere e sostenere, nella linea del principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali e uniscono spontaneità e vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto” (3). Le organizzazioni basate sulla fede e gli istituti sanitari della Chiesa, ispirati dalla carità, fanno parte a pieno titolo di queste forze vive che operano nell’ambito della salute.

Con oltre 120.000 istituzioni sociali e sanitarie presenti nel mondo, (4) la Chiesa cattolica costituisce, in molti Paesi economicamente svantaggiati, un partner chiave dello Stato nella fornitura di servizi sanitari. Opera infatti anche in aree remote e in favore delle fasce più povere della popolazione, permettendo loro così di accedere a quelle prestazioni che altrimenti sarebbero fuori della loro portata. Riteniamo che il grande impegno che consente a tali organizzazioni e istituzioni di contribuire all’accesso universale alle cure, meriti il riconoscimento e il sostegno tanto dei governi quanto della comunità internazionale; ciò senza volerle obbligare alla partecipazione in azioni moralmente inaccettabili. È perciò che concludiamo ricordando come Papa Benedetto XVI abbia chiesto “alle agenzie internazionali” di riconoscerle ed aiutarle “nel rispetto” della loro “specificità e in spirito di collaborazione” (5).

Grazie, Signora Presidente.

Il Signore benedica tutti voi.

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1) Benedetto XVI, Messaggio ai partecipanti alla XXV Conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per gli Operatori pastorali, 15 Novembre 2010, Città del Vaticano.

2) Benedetto XVI, Lettera enciclica Caritas in veritate, n. 60.

3) Benedetto XVI, Lettera enciclica Deus Caritas est, n. 28b.

4) Secretaria Status, Statistical Year Book of the Church 2009, Libreria Editrice Vaticana, Vatican City 2009, pp. 355-365.

5) Benedict XVI, Post-Synodal Apostolic Exhortation Africae Munus, n. 73.