"La Chiesa esiste per accostare l'uomo alle fonti della misericordia del Salvatore"

Omelia del cardinale Caffarra nella messa di ringraziamento per l'elezione di papa Francesco

Bologna, (Zenit.org) | 778 hits

Riprendiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, nella messa di ringraziamento per l’elezione del Sommo Pontefice Sua Santità Francesco, celebrata questo pomeriggio nella Cattedrale di San Pietro. 

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L’evento invisibile accaduto fra noi, cari fedeli, nei giorni scorsi diventa questa sera visibile. Lo Spirito Santo nei giorni scorsi ci ha ispirato desideri e preghiere perché la Chiesa non fosse lasciata a lungo senza il successore di Pietro; aveva creato una comunità orante. Oggi questa misteriosa comunione, in questa Cattedrale, diventa visibile e, nella gioia che lo Spirito produce nei nostri cuori, ringrazia il Signore per il dono ricevuto nella persona del Santo Padre Francesco. 

La parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta in modo mirabile a vivere questo momento, dentro al nostro cammino verso la Pasqua ormai vicina. 

1. Cari amici, parto da una domanda semplice: che cosa è veramente accaduto in questo mondo, dentro le confuse vicende umane, colla presenza di Cristo?  La risposta la troviamo nella pagina evangelica.

La narrazione è molto semplice. Una donna è stata colta in flagrante adulterio. La legge mosaica era al riguardo chiara nel suo dispositivo: deve essere lapidata. Viene portata a Gesù, e richiesto che cosa ne pensa di questa disposizione giuridica, e quindi del comportamento da tenere nei confronti dell’adultera.

Gesù è posto dai suoi nemici dentro una drammatico dilemma: o affermi la giustizia della legge e uccidi la persona; o salvi la persona e relativizzi la norma. In due parole: o la legge o la persona.

E in verità la sapienza umana non è mai riuscita a risolvere in maniera soddisfacente questo dilemma. O ha imboccato la via di ridurre la distinzione fra bene e male a mera convenzione sociale: ha distrutto la tragica realtà del male. Oppure ha imboccato la via di una semplice e rigorosa applicazione della norma. Insomma, l’uomo o ha sbattuto contro la Scilla del relativismo morale o contro la Cariddi del giustizialismo insensato.

Che cosa è veramente accaduto in questo mondo colla presenza di Cristo? Ci siamo chiesti. La pagina del Vangelo risponde: è accaduto il miracolo del perdono da parte di Dio del peccatore. Dio ha rivelato in Cristo di essere un Dio che perdona. Nelle orecchie di quell’adultera è risuonata una parola insperabile: «neppure io ti condanno». Il perdono di Dio è il grande evento che ha cambiato il mondo, perché cambia l’uomo. Lo aveva già preannunciato il profeta, come abbiamo sentito nella prima lettura: «non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco faccio una cosa nuova». Lo ha sperimentato San Paolo, come abbiamo sentito nella seconda lettura. L’incontro con Cristo ha completamente cambiato la sua vita.

Ma, cari amici, dobbiamo comprendere bene che cosa significa “Dio perdona”. Non significa: “Dio si comportacome setu non avessi compiuto ciò che è male”. Dio prende sul serio – tremendamente sul serio – il male morale dell’uomo, poiché esso è una vera e propria distruzione della nostra umanità; è il tentativo di distruggere l’ordine divino della creazione.

Siccome il male morale distrugge la nostra umanità, il perdono di Dio consiste nella ricostruzione della nostra persona. E’ un atto che ri-crea la nostra persona. Un atto più grande dell’atto creativo.

Che cosa grandiosa, cari fedeli, oggi ci narra il Vangelo! Chi è così cieco da non vedere la potenza immane del male? E allora dobbiamo essere così pieni di tristezza da pensare che alla fine, essendo il male sempre vincente, possiamo solo venire a compromessi? No, cari fedeli! Esiste nel mondo una potenza capace di vincere il male: il perdono di Dio in Cristo. Esiste una via per essere rigenerati da questa potenza: accostarsi a Cristo mediante la fede, confessando i propri peccati.

2. Cari fedeli, la Chiesa esiste per accostare l’uomo alle fonti della misericordia del Salvatore, di cui essa è depositaria e dispensatrice.

Santa Caterina da Siena in una lettera al Papa Gregorio XI scrive: «portinaio voi siete della cantina di Dio, cioè del sangue dell’Unigenito suo Figlio, la cui vece rappresentate in terra» [Lettere, Paoline, Milano 1987, pag. 104].

Nel discorso fatto ieri a tutti i cardinali elettori e non, il Santo Padre Francesco ha detto: «ci sforzeremo di rispondere fedelmente alla missione di sempre: portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo Via, Verità e Vita, realmente presente nella Chiesa e contemporaneo a ogni uomo. Tale incontro porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia».

La Chiesa esiste per questo: avvicinare fino a farli toccare Cristo e la miseria umana. Se questa non tocca Cristo, diventa disperazione; se Cristo non la incontra, Egli diventa irrilevante.

Allora, cari fratelli e sorelle, capite il perché della scelta del nome Francesco. Essa indica la volontà e il desiderio del Santo Padre di essere nel mondo il segno vivente del Cristo che si fa compagno dell’uomo, specialmente dei più poveri; che condivide la sua condizione nell’umiltà e nel dono totale di se stesso, per condurre ogni uomo all’incontro con Cristo.

Nella Cappella Sistina, nella prima omelia del pontificato durante l’Eucarestia celebrata con noi elettori, Francesco ha detto: «noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va». Ecco, cari fedeli: questa è la colonna che porta la Chiesa, la fede nel Signore Gesù crocifisso e risorto. Francesco d’Assisi non ha voluto altro che seguire Cristo; Ignazio di Loyola ha fatto della scelta di porsi al servizio di Cristo nella Chiesa, la chiave di volta della sua spiritualità. Il Santo Padre, figlio spirituale di Ignazio, ha scelto di chiamarsi Francesco, unendo così in sé le due grandi cifre cristiane.

Fratelli e sorelle, concludo. Vi faccio due piccole confidenze. Mai come durante il Conclave ho sentito con tanta certezza che è Cristo che guida la Chiesa. E quando, assieme ad altri fratelli Cardinali, mi sono affacciato su Piazza San Pietro per ascoltare il primo saluto del Santo Padre, ho “sentito” il mistero della Chiesa, vedendo quelle migliaia di fedeli.

Sì, fratelli e sorelle: amate la Chiesa, perché in essa è possibile essere rigenerati nella nostra umanità dal perdono di Dio.