La Chiesa ha bisogno di una "rivoluzione della tenerezza" (Prima parte)

Nell'Esortazione Apostolica "Evangelii Gaudium", Papa Francesco auspica una "conversione del papato" perché sia più fedele al messaggio di Cristo e un rinnovato dinamismo dei battezzati perché siano in uno "stato permanente di missione"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 679 hits

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”: con queste parole esordisce Evangelii Gaudium, la prima Esortazione Apostolica del pontificato di papa Francesco, che sviluppa i temi trattati durante il Sinodo dei Vescovi sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede (Città del Vaticano, 7-28 ottobre 2012), indetto dal papa emerito Benedetto XVI.

Il Santo Padre esorta in primo luogo i battezzati perché “con nuovo fervore e dinamismo portino agli altri l’amore di Gesù in uno “stato permanente di missione”, superando “il grande rischio del mondo attuale”, ovvero quello di cadere in una “tristezza individualista”.

Servono “nuove strade” e “metodi creativi” per “recuperare la freschezza originale del Vangelo” e non imprigionare Cristo in “schemi noiosi”, spiega il Papa.

Non solo occorre una “riforma delle strutture” ecclesiali perché diventino “più missionarie” ma è necessaria anche una “conversione del papato” perché sia “più fedele al significato che Gesù  Cristo intese dargli e  alle necessità attuali dell’evangelizzazione”.

Ulteriore punto su cui lavorare è la concretizzazione di quel “senso di collegialità” e per la “salutare decentralizzazione” delle Conferenze Episcopali che finora “non si è pienamente realizzato”.

Ovunque devono esserci “chiese con le porte aperte”, scrive poi papa Francesco, in particolare per “quanti sono in ricerca”. Discorso analogo vale per i Sacramenti: l’Eucaristia, ad esempio, “non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”.

Il Pontefice, quindi, riprendendo uno capisaldi del suo pontificato, sottolinea di preferire una Chiesa “ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa... preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e  procedimenti”. Una cosa che deve “santamente inquietarci”, ha aggiunto, è la presenza di “tanti nostri fratelli” privi dell’amicizia di Gesù.

Ci sono tentazioni che colpiscono frequentemente gli operatori pastorali come l’individualismo, la crisi d’identità, il calo del fervore ma soprattutto il “grigio pragmatismo” della vita quotidiana di molte realtà ecclesiali.

Il “pessimismo sterile” va sconfitto attraverso la “rivoluzione della tenerezza”, afferma papa Francesco che, ancora una volta, mette in guardia dalla “spiritualità del benessere” e dalla “mondanità spirituale”, ovvero la tentazione di cercare la “gloria umana”, piuttosto che la “gloria del Signore”.

Ci sono cattolici, scrive il Santo Padre, che si sentono “superiori agli altri” e che, “irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato”, invece di evangelizzare “classificano gli altri”.

Altri ancora hanno una “cura ostentata della  liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa”, mentre trascurano “il reale inserimento del Vangelo” nella società d’oggi.

Tali atteggiamenti sono il segno di una “tremenda corruzione con apparenza di bene”, afferma il Papa, aggiungendo poi: “Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!”.

Francesco stigmatizza anche le “guerre” interne al Popolo di Dio e domanda: “chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?”.

Il Santo Padre incoraggia la crescita di responsabilità da parte dei laici, spesso marginalizzati da un “eccessivo clericalismo”, auspicando anche “una presenza femminile più incisiva nella Chiesa” e un “maggiore protagonismo” dei giovani.

Affrontando il problema della scarsità di vocazioni in molte diocesi del mondo, il Papa afferma che “non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione”.

L’inculturazione cristiana, prosegue il Papa, deve tenere conto della natura “pluriforme” della Chiesa, pertanto non si può evangelizzare soltanto in base alle “modalità adottate dai popoli europei in un determinato momento della storia”.

Vanno incoraggiate anche la “forza evangelizzatrice della pietà popolare”, così come deve avere “finalità evangelizzatrice” anche la ricerca teologica, abbandonando qualunque autoreferenzialità.

Un’ulteriore attenzione papa Francesco la dedica all’omelia che, lungi dal sembrare “una conferenza o una lezione” o una “predicazione puramente moralista o indottrinante”, deve, in un breve tempo, comunicare un messaggio che faccia “ardere i cuori”, contenendo “un’idea, un sentimento, un’immagine” che offra “sempre speranza” e non lasci “prigionieri della negatività”.

(continua)