La Chiesa madre dei credenti

Lettera pastorale di mons. Bruno Forte sulla Chiesa, comunità educante, per l'anno 2013-2014

Roma, (Zenit.org) | 746 hits

Riprendiamo di seguito il testo integrale della lettera pastorale di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, sulla Chiesa, comunità educante, per l'anno 2013-2014.

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La Chiesa madre dei credenti

La comunità che educa alla bellezza di Dio

Lettera pastorale per l’anno 2013-2014

            1. Amo la Chiesa! Nella Lettera Enciclica Lumen fidei Papa Francesco scrive: “La trasmissione della fede… passa attraverso l’asse del tempo, di generazione in generazione. Poiché la fede nasce da un incontro che accade nella storia e illumina il nostro cammino nel tempo, essa si deve trasmettere lungo i secoli. È attraverso una catena ininterrotta di testimonianze che arriva a noi il volto di Gesù… Il passato della fede, quell’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una nuova vita, ci arriva nella memoria di altri, dei testimoni, conservato vivo in quel soggetto unico di memoria che è la Chiesa. La Chiesa è una Madre che ci insegna a parlare il linguaggio della fede” (n. 38). La fede non si riceve né si vive da navigatori solitari, ma nella barca di Pietro, nella comunità che annuncia la Parola della salvezza, celebra i sacramenti e agisce nella storia come segno e strumento della carità divina. Nell’educazione alla fede ha perciò un ruolo centrale la Chiesa, madre che genera figli per Dio nell’acqua del battesimo e li aiuta a crescere nella vita secondo lo Spirito. È allora importante comprendere che cos’è la Chiesa e come essa può educarci a credere in Dio e a vivere nell’alleanza con Lui. È nel desiderio di farla conoscere e amare che scrivo questa lettera sulla Chiesa, non da spettatore distaccato, ma da testimone che da essa ha ricevuto il dono più grande, la fede. Parlo della Chiesa come un figlio parla della madre, che gli ha dato la vita e gliela ha fatta amare. Sì: amo la Chiesa! La amo di un amore filiale, la trovo bella e degna d’amore, anche quando qualche ruga copre il suo volto. Se penso al dono che la Chiesa mi ha fatto generandomi alla vita divina col battesimo, o all’aiuto che mi ha dato per crescere nella fede alla scuola della Parola di Dio, se rifletto su come mi ha nutrito e mi nutre col Pane di vita, o ricordo tutte le volte che ha perdonato i miei peccati col sacramento della riconciliazione, se medito sulla grazia della mia vocazione e missione, sento la gratitudine riempirmi il cuore. Per me la Chiesa è stata ed è grembo materno, e come tale vorrei proporla a tutti. Vorrei che essa potesse essere per tutti madre amorevole! Vorrei che quanti l’hanno potuta conoscere e amare testimoniassero in maniera credibile questo suo volto accogliente! Provo, allora, a chiedere a te che leggi: hai fatto esperienza di questa Chiesa, “madre” nella fede? Vorresti farla? Sei pronto a vivere la tua fede non da navigatore solitario, ma come chi sa di doverla condividere con altri?

            2. Credo la Chiesa! È mia convinzione profonda che la Chiesa è madre non perché nasca da interessi umani o dallo slancio di qualche cuore generoso, ma perché è dono dall’alto, frutto dell’iniziativa divina. È Dio Trinità ad avercela donata ed è la Chiesa a farci incontrare il Dio che è amore. Con gli occhi della fede contemplo questo popolo di Dio come voluto da sempre nel disegno del Padre, lo riconosco preparato attraverso l’alleanza con il popolo eletto, Israele, affinché, compiutisi i tempi, fosse donato agli uomini come la casa e la scuola della comunione, grazie alla missione del Figlio e all’effusione dello Spirito Santo. È così che posso dire con fiducia, come insegna il Simbolo della fede, credo la Chiesa! Credo che essa è opera di Dio e non dell’uomo, inaccessibile nella sua natura più profonda a uno sguardo puramente umano. Credo che la Chiesa è “mistero”, tenda di Dio fra gli uomini, frammento di carne e di tempo in cui lo Spirito dell’Eterno ha preso dimora. E perciò so che la Chiesa non s’inventa né si produce, ma si riceve: è dono che va accolto con l’invocazione e il rendimento di grazie, in uno stile di vita contemplativo ed eucaristico. Allo sguardo della fede la Chiesa si offre come “icona della Trinità”, immagine vivente della comunione del Dio che è amore, popolo generato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Perciò, prego per la Chiesa e chiedo a Dio di farcela amare come Suo dono prezioso, volto della Sua tenerezza e abbraccio del Suo amore che accoglie e rigenera. E tu? Riconosci nella Chiesa il Mistero della presenza di Dio? o la vedi come una semplice rete di amicizie o di interessi umani?

            3. La Chiesa comunione. Con gli occhi della fede riconosco nella varietà dei doni e dei servizi, presenti nella Chiesa, non un’invenzione umana, né il frutto di giochi di potere o di ambizioni terrene, ma un’opera di Dio. Nella Chiesa ogni dono viene dall’alto, ogni vocazione è chiamata, rivolta da Dio a ciascuno per il bene di tutti. Proprio così, la varietà dei carismi e dei ministeri ecclesiali non compromette, ma esprime la profonda unità del popolo di Dio. In questa luce, riconosco quali segni e strumenti del dono divino dell’unità i pastori, dal Papa, vescovo della Chiesa di Roma che presiede nell’amore, ai vescovi in comunione con Lui, ai sacerdoti che in ogni comunità sono inviati dal vescovo, ai diaconi, collaboratori del vescovo. È così che nell’amore al Papa e al Vescovo, nella docilità alla loro guida, quanti hanno accolto i doni dall’alto possono entrare in dialogo fra loro e crescere nella comunione. È la comunione di un popolo di credenti adulti e responsabili, capaci di pronunciare con la vita tre grandi “no”etre grandi “sì”. Il primo “no” è al disimpegno, cui nessuno ha diritto, perché i doni di Dio vanno vissuti nel servizio degli altri: a questo “no” deve corrispondere il “sì” alla corresponsabilità, per cui ognuno si faccia carico per la propria parte del bene comune da realizzare secondo il disegno di Dio. Il secondo “no” è alla divisione, cui nessuno può sentirsi autorizzato, perché i carismi vengono dall’unico Signore e sono orientati alla costruzione dell’unico Corpo, che è la Chiesa: il “sì”che ne consegue è quello al dialogo fraterno, rispettoso della diversità e volto alla costante ricerca della volontà divina per ciascuno e per tutti. Il terzo “no” è alla stasi e alla nostalgia del passato, cui nessuno deve acconsentire, perché lo Spirito è sempre vivo e operante nella storia: ad esso corrisponde il “sì” alla continua riforma, per la quale ognuno possa realizzare sempre più fedelmente la chiamata di Dio e la Chiesa tutta possa celebrarne la gloria. Attraverso questo triplice “no” e questo triplice “sì”, la Chiesa si costruisce come icona della Trinità, comunione di uomini e donne, adulti e responsabili nella loro diversità, uniti fra loro nell’amore e testimoni del dono di Dio a tutto l’uomo, a ogni uomo. Ti chiedo, allora, di verificare la tua vita alla luce del triplice “sì” e del triplice “no”, provando a capire quale dei tre è più urgente per te.

            4. Una comunione necessaria per vivere! Quanto bisogno c’è di questa comunione! Di fronte all’arcipelago, che è spesso la società in cui viviamo, la comunione della Chiesa rappresenta una buona novella contro la solitudine. È così che vorrei si offrisse a tutti la nostra Chiesa, suscitando e coltivando relazioni di rispetto e di amore, che siano un’immagine eloquente della comunione trinitaria e accendano in chi è lontano il desiderio di Dio e dell’esperienza del Suo amore, offerta nella Chiesa. Queste relazioni vanno vissute anzitutto nella vita quotidiana, a cominciare da quella vissuta in famiglia, “piccola Chiesa”, luogo fondamentale e originario dell’educazione a credere. I genitori sono chiamati a essere per i figli i primi testimoni della fede. In questo consiste, peraltro, la missione affidata a ciascun battezzato: essere luce delle genti, attrarre gli uomini a Dio con vincoli di amore, mostrando a tutti la bellezza dell’incontro con Gesù, vissuto nella Chiesa. Il Signore ci aiuti a essere una Chiesa ospitale e ognuno di noi s’impegni nell’esercizio della carità che tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. In questa prospettiva, faccio mie le riflessioni che tanti (a cominciare dall’Azione Cattolica diocesana) mi hanno inviato, in risposta alla mia richiesta di descrivere la Chiesa che vorremmo. Eccone i tratti fondamentali. La Chiesa che amiamo sia una comunità che sa spendersi per gli altri, annunciando e vivendo la Parola di Gesù: una Chiesa viva non è mai autoreferenziale, perché la fede adulta si dona senza misura. Chi si sa amato dal Signore non esita ad agire tra le piaghe della storia, per mediare con generosità tra le attese degli uomini e la luce del Vangelo. Si coglie qui la grande responsabilità dei laici, chiamati in prima persona a rendere presente il Dio vivente fra gli uomini, aiutando ciascuno a mettersi in gioco in ciò che il Signore gli affida. La Chiesa che amiamo sia una comunità che promuove la giustizia, vivendo l’alleanza con Dio: se vogliamo essere annunciatori credibili del Regno che verrà, dobbiamo impegnarci a far risorgere le esistenze lacerate, le prossimità dilaniate, le fragilità abbrutenti, con la forza dell’amore che viene dall’alto. È così che la comunità ecclesiale si offre come testimone umile ed eloquente della misericordia di Dio per tutte le miserie umane. La Chiesa che amiamo sia una comunità capace di porsi domande vere per leggere la realtà cui si rivolge e offrire risposte credibili: come viviamo il dialogo con il mondo circostante, presupposto e via maestra per qualsiasi evangelizzazione? Per rispondere a questi interrogativi, occorre coniugare l’impegno nella fede con lo slancio generoso sulle frontiere della vita professionale, del dibattito culturale, della promozione del bene comune e della responsabilità civile. Ponendosi così, la Chiesa che amiamo sia una comunità profetica,che alla scuola della Parola di Dio, ascoltata e proclamata, sappia rinnovarele modalità del suo annuncio e dell’educazione alla fede, ricercando un rapporto sempre nuovo con la gente, per essere strumento di un cristianesimo credibile e incisivo nella storia. Le comunità parrocchiali non siano ripiegate nella sola gestione dell’esistente, ma pronte a raggiungere tutti: i lontani, gli indifferenti, quelli fuori dal “giro” o ai margini della società, coloro che vivono in situazioni di degrado sociale e ambientale senza vedere via di uscita, quanti hanno abbandonato la fede per le più disparate motivazioni o non hanno più ragioni per continuare a vivere e sperare. Vuoi contribuire anche tu a costruire una Chiesa che sia comunità profetica attraverso l’ascolto attento della Parola di Dio e dei bisogni degli altri, spendendoti per la giustizia, annunciando con fiducia il Vangelo, cercando di raggiungere con simpatia i lontani?

            5. Una comunità che educa evangelizzando. Da quanto detto si capisce come l’azione educativa della Chiesa sia tutt’uno con il suo servizio al Vangelo e non possa prescindere dall’ambiente e dal momento storico in cui si compie. Mondo e Vangelo, umanità e salvezza in Gesù Cristo, sono i riferimenti dell’agire educativo della comunità ecclesiale, avvertito come impegno primario e irrinunciabile. Annunciare Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’umanità, unendo fedeltà alla storia e fedeltà all’Eterno. L’educazione è l’identità stessa della Chiesa, che Cristo ha voluto con il preciso scopo di prolungare la sua azione salvifica, dando concretezza nel tempo al compito da Lui affidato: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). La missione che ci attende è quella di favorire l’incontro dell’uomo d’oggi con il Dio che è Amore, in un fecondo rapporto tra fede e ragione, così che i credenti possano mostrare a tutti come la proposta cristiana sia via di vera umanizzazione e ben corrisponda all’anelito di verità, di libertà, di giustizia e di pace, presente nel cuore dell’uomo. La responsabilità educativa investe, dunque, direttamente la comunità cristiana, chiamata a ripensare sempre di nuovo il suo stile di evangelizzazione, affinché la fede in Cristo s’incarni nell’attualità e diventi fonte di speranza per tutti. In quest’impegno convinto di educazione a vivere della bellezza di Dio, la Chiesa dovrà testimoniare di essere una comunità felice, ricca della gioia che nasce dalla fede. Felice perché sperimenta e annuncia la tenerezza del Signore e vive la speranza, che non conosce rassegnazione, indifferenza, divisione. Felice perché vive del comandamento dell’amore e del programma di vita del Vangelo, che riconosce nelle beatitudini il manifesto della relazione vera e vivificante con gli altri, per assaporare in profondità l’esistenza umana e gustare l’intimità con Gesù. Riflettiamo, allora, sullo stile delle nostre comunità cristiane: sanno trasmettere la gioia e la bellezza di Cristo? O vivono di una “routine” più o meno stanca e ripetitiva? Come rinnovarle secondo il Vangelo?

            6. La Chiesa del dialogo e della missione. È così che vorrei la Chiesa che amo: sempre più missionaria, non in uno spirito di conquista, che sappia di potere umano, ma in una passione d’amore, in uno slancio di servizio e di dono, che dica a tutti quanto è bello essere discepoli di Gesù! Certo, la Chiesa è e resta un popolo in cammino, pellegrino verso la patria del cielo. Ogni presunzione di essere arrivati va considerata una tentazione: non dobbiamo dimenticare i nostri peccati, le nostre fragilità e paure. Fiduciosi nella tenerezza di Dio, non rinunciamo però a sognare la Chiesa impegnata nella sua continua purificazione e riforma, inappagata da qualsiasi conquista umana, solidale con il povero e con l’oppresso, povera e sobria nel suo stile di vita, amica degli uomini e accogliente per tutti, vigile e critica verso tutte le miopi realizzazioni mondane. Beninteso, questo non significherà disimpegno o annuncio a buon mercato: la vigilanza che ci è chiesta è costosa ed esigente. Si tratta di assumere le speranze umane e di verificarle al vaglio della risurrezione di Cristo, che da una parte sostiene ogni impegno autentico di liberazione dell’uomo, dall’altra contesta ogni assolutizzazione di mete terrene. La patria, che ci fa stranieri e pellegrini in questo mondo, non è sogno che alieni dal reale, ma stimolo all’impegno per la giustizia e per la pace nell’oggi del mondo. Sogno che la Chiesa - nutrita dal pane eucaristico - sia sempre più testimone della gioia e della speranza che non delude, libera e generosa nel suo servizio alla giustizia, promotrice del dialogo e della pace fra gli uomini. Sogno che questa Chiesa dell’amore, una, santa, cattolica e apostolica, sia non di meno aperta al riconoscimento di tutto il patrimonio di grazia e di santità che lo Spirito rende presente nelle tradizioni cristiane, che non sono in piena comunione con lei e con cui deve dialogare, offrendo loro i doni di cui è portatrice e ricevendo da esse la testimonianza del bene, che il Signore opera in loro, in vista del comune annuncio del Vangelo agli uomini. Sogno che questa Chiesa, fedele alla propria origine, avverta l’esigenza del dialogo con Israele, con cui sa di avere un rapporto privilegiato ed esclusivo, perché la fede del popolo eletto è la “santa radice”, su cui l’olivo del cristianesimo è innestato (cf. Rm 11,16‑24), e il popolo della prima alleanza resta avvolto dalla grazia dell’elezione divina. Sogno una Chiesa attiva nel dialogo, tesa a realizzare il progetto divino di unità e di pace per tutti. Se condividi il sogno di questa Chiesa dell’amore, chiediti con me quali scelte e azioni concrete potremmo compiere perché questo sogno diventi realtà.

            7. La Chiesa dell’amore. Infine, nell’epoca del “villaggio globale”, sogno un nuovo incontro fra i credenti delle diverse religioni, con cui la Chiesa si riconosce chiamata al comune servizio all’uomo a favore della giustizia e della pace e alla testimonianza del divino nella storia. Le grandi religioni sono accomunate da una sorta di dovere dell’ascolto, che implica l’apertura radicale del cuore all’Eterno, nella disponibilità a lasciarsi gestire la vita da Lui. Il cristiano non rinuncerà mai ad annunciare con dolcezza e rispetto che Dio si è coinvolto nella storia con l’incarnazione del Verbo e la missione dello Spirito: è questo un annuncio d’amore, che dovrà coniugare la proclamazione del Vangelo, cui tutti hanno diritto, con l’autenticità del dialogo, per far avanzare l’intera famiglia umana verso la pienezza del tempo in cui “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28) e il mondo intero sarà la Sua patria. Questa Chiesa del dialogo e della missione non potrà mai escludere chi non crede e chiunque sia alla ricerca del Volto di Dio: verso costoro avrà anzi un atteggiamento di attenzione e rispetto, mostrando anche così di essere la Chiesa per cui Gesù ha pregato: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). È la Chiesa dell’amore, di cui sono chiamati a essere segno umile e profetico i consacrati, dono prezioso per tutta la comunità. È la Chiesa che vedo realizzata in Maria, Vergine Madre del Figlio, che accoglie il dono di Dio e lo dona, pronta sempre a intercedere per noi. È la Chiesa che vorrei costruire insieme a ciascuno di voi con l’aiuto del Signore, cui vi invito a rivolgervi con me nella fiducia dell’intercessione di Gesù, Sommo ed eterno Sacerdote: Dio, Padre nostro, da Te viene la Chiesa, popolo che hai suscitato nel tempo per rendere gli uomini partecipi della vita divina, chiamandoli a celebrare senza fine la lode della Tua gloria. In Te vive la Chiesa, icona dell’eterno amore, comunione nel dialogo e nel servizio della carità, a immagine e somiglianza della Trinità santa. Verso di Te tende la Chiesa, pellegrina della speranza, segno e strumento dell’opera di riconciliazione e di pace del tuo Figlio incarnato, nella forza dello Spirito Santo. Donaci di amare questa Chiesa come Madre nostra nella fede e di volerla Sposa bella del Tuo Cristo, senza macchia né ruga, partecipe e trasparente della vita dell’eterno Amore, per essere luce di salvezza per tutte le genti. Amen!

+ Bruno Forte

Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto