La Chiesa non parla di questioni “astratte” quando si riferisce alla famiglia o alla vita

Due articoli della rivista italiana “Civiltà Cattolica” approfondiscono la questione

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 5 aprile 2006 (ZENIT.org).- L’editoriale e un articolo dell’ultimo numero della rivista “Civiltà Cattolica” spiegano le ragioni per le quali la Chiesa si pronuncia pubblicamente su temi come il divorzio, la famiglia o la procreazione artificiale.



L’editoriale della rivista dei Gesuiti italiani del 1° aprile 2006 (numero 3739) riflette concretamente sul rapporto tra democrazia e Chiesa e ribatte alle accuse di un giurista italiano che ritiene che la Chiesa parli di “verità astratte” e dimentichi il messaggio di Gesù che consiste nella carità.

Le critiche di Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Constituzionale, alla Chiesa sono state pubblicate sulla rivista MicroMega 2006, nel numero 2, e hanno motivato la reazione della rivista dei Gesuiti, le cui bozze sono sempre approvate dalla Segreteria di Stato vaticana prima di essere pubblicate.

Nell’editoriale si rifiuta l’idea che quando la Chiesa parla dei “problemi della famiglia, dell’aborto e dell’eutanasia” siano “dottrine gelide e astratte”. Al contrario, scrivono i Gesuiti, si tratta di situazioni “drammatiche ed estremamente concrete, che riguardano la vita e la felicità delle persone”.

Secondo l’avvocato Zagrebelsky, la gerarchia cattolica “vuole imporre la propria verità come La Verità”.

Nell’editoriale “La democrazia e la Chiesa”, la rivista esprime la sua opinione di fronte ad “un fatto abbastanza strano: mentre si accusa la Chiesa di voler imporre la sua verità, anche a quelli che la rifiutano, con le sue continue e pesanti ingerenze nella vita politica, in realtà sono i cattolici a dover accettare leggi (aborto e divorzio) che contrastano con la loro coscienza”.

Secondo la rivista, quando la Chiesa si pronuncia non lo fa per interferire, ma perché si tratta di questioni “razionali” e non “religiose”: “Gli argomenti che i cattolici portano contro la legalizzazione delle pratiche suddette, prima che essere di ordine religioso, sono di ordine razionale, e possono dunque essere presi in considerazione – e non respinti a priori – anche da chi non è credente”.

Un secondo articolo dello stesso numero si sofferma su “Laicità, Chiesa e Cattolici” ed è firmato da Giandomenico Mucci S.I.. Il testo parte da un recente intervento del Papa sull’estromissione di Dio dalla sfera pubblica e sul suo confinamento nel privato.

Dopo aver presentato due posizioni laiche sull’argomento (Gian Enrico Rusconi e Giuliano Amato), discute il diffuso pregiudizio sulla presenza della Chiesa nella vita pubblica, attribuendolo all’ignoranza della distinzione tra gerarchia e laici cattolici, che permette due diversi tipi di presenza della Chiesa nella società.

Secondo l’autore, “il mondo laico non può perdonare alla Chiesa il suo non volersi piegare a una deriva che sta interessando la modernità avanzata (…) che porta all’indebolimento dell’idea di verità, al relativismo o al vuoto etico, alla secolarizzazione delle coscienze”.