La Chiesa non va "privatizzata": dobbiamo pregare per la sua unità

Durante l'Udienza Generale, papa Francesco invita a superare le divisioni tra le comunità cristiane

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 568 hits

La Chiesa Cattolica è veramente una sola. Su questo concetto, espresso dal Credo e dal Catechismo, papa Francesco ha articolato la sua catechesi in occasione dell’Udienza Generale di stamattina in piazza San Pietro.

Sebbene la Chiesa sia composta di 3000 diocesi sparse per il mondo, quindi di “tante lingue” e “tante culture”, la sua unità è un grande certezza. Facendo riferimento al Catechismo (n°161), il Santo Padre ha ricordato che “unità nella fede, nella speranza, nella carità, unità nei Sacramenti, nel Ministero sono come pilastri che sorreggono e tengono insieme l’unico grande edificio della Chiesa”.

Perfino “nella più piccola parrocchia, nell’angolo più sperduto di questa terra, c’è l’unica Chiesa” ed essa è “una sola per tutti”. La Chiesa è paragonabile a una famiglia, i cui membri possono essere “sparsi per il mondo” ma con “legami profondi” che li uniscono e che li mantengono “saldi qualunque sia la distanza”.

Un esempio di tali legami universali è stata la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro: “in quella sterminata folla di giovani sulla spiaggia di Copacabana, si sentivano parlare tante lingue, si vedevano tratti del volto molto diversi tra loro, si incontravano culture diverse, eppure c’era una profonda unità”, ha rammentato il Papa.

Di fronte a una realtà del genere il cattolico può vivere fino in fondo questa unità, oppure esservi indifferente, rimanendo chiuso in se stesso o nel suo “piccolo gruppo”: è l’atteggiamento di coloro che “privatizzano” la Chiesa per il proprio gruppo o per i “propri amici”.

Quando nel mondo vi sono cristiani che soffrono, si può anche rimanere indifferenti, tuttavia “è come se soffrisse uno di famiglia”. È dunque importante pregare “gli uni per gli altri”, “guardare fuori dal proprio recinto, sentirsi Chiesa, unica famiglia di Dio”.

Purtroppo anche all’interno della famiglia ecclesiale sorgono “incomprensioni, conflitti, tensioni, divisioni, che la feriscono, e allora la Chiesa non ha il volto che vorremmo, non manifesta la carità, quello che vuole Dio”, ha osservato il Pontefice.

Le “lacerazioni” all’interno della Chiesa sono sempre opera dell’uomo e si sostanziano, ad esempio, nelle divisioni in “cattolici, protestanti, ortodossi”.

Tali incomprensioni vanno superate perché “Dio ci dona l’unità”, sebbene noi “spesso facciamo fatica a viverla”. È essenziale vivere l’unità della Chiesa nella comunione “incominciando dalla famiglia, dalle realtà ecclesiali, nel dialogo ecumenico”, ha suggerito il Papa.

A tal proposito il Santo Padre ha citato San Paolo: “un solo corpo, quello di Cristo che riceviamo nell’Eucaristia; un solo Spirito, lo Spirito Santo che anima e continuamente ricrea la Chiesa; una sola speranza, la vita eterna; una sola fede, un solo Battesimo, un solo Dio, Padre di tutti” (cfr Ef 4-6).

Ogni cristiano deve chiedersi: “Faccio crescere l’unità in famiglia, in parrocchia, in comunità, o sono [...] motivo di divisione, di disagio? [...] Ho l’umiltà di ricucire con pazienza, con sacrificio, le ferite alla comunione?”.

Il vero “motore” dell’unità della Chiesa è tuttavia lo Spirito Santo. “La nostra unità non è primariamente frutto del nostro consenso”, né del “nostro sforzo di andare d’accordo, ma viene da Lui che fa l’unità nella diversità, perché lo Spirito Santo è armonia”.

Papa Francesco ha quindi concluso la catechesi, raccomandando i fedeli di essere “uomini e donne di comunione” e di “unità” nella preghiera. Ha infine levato al Cielo la seguente preghiera: “Chiediamo al Signore: donaci di essere sempre più uniti, di non essere mai strumenti di divisione; fa’ che ci impegniamo, come dice una bella preghiera francescana, a portare l’amore dove c’è odio, a portare il perdono dove c’è offesa, a portare l’unione dove c’è discordia”.