La Chiesa si fa strada in Mongolia con l’arrivo della democrazia

Riconosce il Vescovo del Paese

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KÖNIGSTEIN, mercoledì, 22 marzo 2006 (ZENIT.org).- L’unico Vescovo cattolico della Mongolia riconosce che la maggiore apertura del Paese verso la democrazia sta concedendo nuovi spazi alla Chiesa.



“Quando i primi missionari cattolici, un belga e due filippini, sono arrivati in Mongolia nel 1992, praticamente nessuno aveva mai sentito parlare di Gesù in questo Paese”, ha spiegato monsignor Wenceslao Padilla, della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, in alcune dichiarazioni concesse visitando la sede di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS).

Il Vescovo, che guida la Chiesa cattolica in Mongolia, ha proseguito spiegando: “Nel frattempo, abbiamo fondato 3 parrocchie per i 300 cattolici mongoli battezzati. Ora che il Governo sta compiendo passi verso la democrazia, inoltre, ci sono molto speranze per la Chiesa cattolica di questo vasto Paese. Quest’anno prevediamo di celebrare tra 80 e 100 nuovi Battesimi”.

Il Vescovo Padilla, un evangelizzatore filippino, ha segnalato che nonostante la “forte influenza che esercitano le Nazioni industrializzate come il Giappone e la Corea del Sud”, il livello di vita medio “continua ad essere molto basso, e praticamente tutte le famiglie mongole hanno un membro che lavora all’estero”.

“Il Governo – ha aggiunto – permette l’educazione cattolica e ci ha anche chiesto aiuto nei settori educativo e sociale. Nell’evangelizzazione, tuttavia, serve molta pazienza”.

“Attualmente lavorano in Mongolia 56 missionari di 14 Paesi africani, asiatici, europei e latinoamericani. Questo presuppone una grande forza per l’evangelizzazione”, ha riconosciuto il presule, chiedendo il sostegno di istituzioni come “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.