La Chiesa sostiene la cura con le staminali adulte

Mentre boccia i tentativi di utilizzare gli embrioni

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di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 13 novembre 2011 (ZENIT.org).- La Chiesa auspica, sostiene e promuove le ricerche e le cure con le cellule staminali adulte, ma boccia ogni tentativo di utilizzare cellule ricavate da embrioni prodotti per meri scopi utilitaristici.

Questo è quanto ha detto, il Papa Benedetto XVI, sabato 12 novembre, ricevendo in Udienza i partecipanti al Convegno Internazionale promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, sul tema: "Adult Stem Cells: Science and the Future of Man and Culture".

Secondo il Papa “La ricerca scientifica offre un'opportunità unica per esplorare la meraviglia dell'universo, la complessità della natura e la bellezza distintiva della vita, compresa la vita umana”. 

“Ma – ha precisato - dal momento che gli esseri umani sono dotati di anima immortale e sono creati ad immagine e somiglianza di Dio, ci sono dimensioni dell'esistenza umana che si trovano oltre i limiti di ciò che le scienze naturali sono competenti a determinare”. 

A questo proposito il Vescovo di Roma ha spiegato che “se tali limiti vengono trasgrediti o superati, c'è il serio rischio che la dignità unica e inviolabilità della vita umana può essere subordinata a considerazioni meramente utilitaristiche”. 

Al contrario – ha aggiunto “se invece questi limiti vengono debitamente rispettati, la scienza può dare un contributo davvero notevole alla promozione e alla salvaguardia della dignità dell'uomo”.

Circa la ricerca e l’utilizzo di cellule staminali il Pontefice ha sottolineato che “i potenziali benefici della ricerca sulle cellule staminali adulte sono molto considerevoli” perchè “il miglioramento che tale terapie promettono costituirebbe un significativo passo avanti nella scienza medica, portando nuova speranza ai malati e alle loro famiglie”. 

Il Papa è invece preoccupato della mentalità pragmatica che sembra pronta a produrre e distrugger embrioni pur di raggiungere il fine desiderato.

“La distruzione di anche una sola vita umana – ha sostenuto Benedetto XVI - non può mai essere giustificata in termini di beneficio che un giorno potrebbe portare ad un altro”. 

A questo proposito il Pontefice ha citato il punto 32 della Istruzione Dignitas Personae, della Congregazione per la Dottrina della Fede che recita: “Non sorgono problemi etici quando le cellule staminali vengono prelevate dai tessuti di un organismo adulto, dal sangue del cordone ombelicale al momento della nascita, o da tessuti di feti morti di morte naturale”.

Una volta chiarito quali sono i limiti etici della ricerca, il Papa ha spiegato che “nel richiamare l'attenzione ai bisogni degli indifesi, la Chiesa pensa non solo del nascituro, ma anche a coloro che non hanno facile accesso alle costose cure mediche” perchè “la malattia non fa eccezione di persone e chiede giustizia per mettere i frutti della ricerca scientifica a disposizione di tutti coloro che possano trarne beneficio, indipendentemente dai loro mezzi”. 

Per garantire che i progressi della scienza medica vadano di pari passo con la disposizione giusta ed equa dei servizi sanitari, il Papa ha rilevato come la Chiesa sia in grado di offrire assistenza concreta attraverso la sua vasta pastorale sanitaria, in tanti paesi in tutto il mondo e con particolare sollecitudine ai bisogni dei poveri del mondo.

In conclusione il Pontefice ha assicurato una speciale preghiera per tutti coloro che “lavorano così duramente per portare salvezza e speranza a chi soffre” ed in particolare ha affidato all'intercessione di Maria, Salus Infirmorum, “tutti i pazienti che possono trarre beneficio” dalle ricerche e dalle cure delle cellule staminali adulte.