"La Chiesa va avanti tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni del Signore"

Papa Francesco celebra la festa liturgica di San Giorgio, suo onomastico, ricordando il fervore missionario dei primi martiri

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 537 hits

Nel giorno del suo onomastico, papa Francesco ha ribadito l’essenza cristocentrica della Chiesa Cattolica Romana. Stamattina, in occasione della festa liturgica di San Giorgio Martire, il Pontefice ha presieduto la Santa Messa nella Cappella Paolina in Vaticano, alla presenza dei cardinali residenti a Roma.

“Grazie, perché io mi sento bene accolto da voi”, è stato l’omaggio iniziale del Papa ai porporati. Di seguito, durante l’omelia, il Santo Padre si è soffermato sulla natura profonda della Chiesa e sul significato del martirio.

In primo luogo, Francesco ha spiegato che “l’identità cristiana non è una carta d’identità” ma si riscontra nella “appartenenza alla Chiesa Madre”. Inoltre, ha aggiunto, “trovare Gesù fuori dalla Chiesa non è possibile”. Citando Paolo VI, il Papa ha detto: “È una dicotomia assurda voler vivere con Gesù senza la Chiesa, seguire Gesù fuori della Chiesa, amare Gesù senza la Chiesa”.

Commentando la Prima Lettura (At 11,19-26), il Santo Padre ha affermato che “proprio nel momento in cui scoppia la persecuzione, scoppia la missionarietà della Chiesa”, la quale va avanti “fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni del Signore”, sempre a metà strada “tra la Croce e la Resurrezione”.

Chi segue questo cammino “non sbaglia”, ha aggiunto il Pontefice. È una strada, tuttavia, che non ha nulla a che vedere con la “strada della mondanità”, che si percorre “negoziando con il mondo”, da cui l’unica consolazione che si può trarre è puramente “umana” e comunque “superficiale”.

La Chiesa, dunque, imprime ai propri figli, “l’identità della fede” ma se non siamo “pecore di Gesù”, la fede non attecchisce o, al massimo rimane una fede “all’acqua di rose” e “senza sostanza”.

Un ultimo aspetto messo in luce dal Papa ha riguardato l’evangelizzazione. Nella prima lettura, San Barnaba esprime la “dolce e consolante allegria di evangelizzare”, che si accompagnava al coraggio di un po’ tutti i primi cristiani, capaci di andare ad “annunciare Gesù ai Greci, cosa in quel tempo scandalosa”.

Allo stesso modo anche noi dobbiamo chiedere al Signore un “fervore apostolico che ci spinga ad andare avanti”, portando il nome di Gesù “nel seno della Santa Madre Chiesa, come diceva Sant’Ignazio, ‘gerarchica e cattolica’”, ha poi concluso il Santo Padre.

All’inizio della messa, nel suo indirizzo di saluto, il cardinale decano Angelo Sodano ha rivolto gli auguri di buon onomastico a papa Francesco chiedendo per il Pontefice e per i porporati presenti “quel dono della fortezza cristiana, che lo Spirito Santo infuse nei martiri di ogni tempo”.

Sodano ha poi sinteticamente tracciato il profilo del santo del giorno: lasciando la corazza militare, San Giorgio “indossò così la corazza della fede e della carità” e donò i suoi beni ai poveri, testimoniando la sua fede fino al martirio.

“Con lei, Padre Santo - ha proseguito - imploreremo anche il dono della fortezza cristiana per coloro che ancor oggi soffrono per la fede, come ai tempi di San Giorgio. In realtà, solo pochi giorni fa ella ci ha ricordato che non è finito il tempo dei martiri!”, ha aggiunto il cardinale decano, anticipando le parole della Colletta: “O Signore, per intercessione di S. Giorgio sostieni la nostra debolezza e fa risplendere su di noi la tua potenza”.