La conferenza episcopale aiuta, non sostituisce il vescovo, afferma il Papa

Ricevendo i vescovi della provincia ecclesiastica di New York

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 10 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Incontrando questo venerdì i prelati della provincia ecclesiastica di New York, Giovanni Paolo II ha spiegato che le conferenze episcopali devono aiutare i vescovi nel loro ministero, non sostituirli.



Nel discorso in inglese rivolto ai vescovi durante l’incontro, svoltosi nel contesto della loro visita quinquennale a Roma, il Pontefice si è concentrato sulla responsabilità personale del vescovo e sui rapporti di collegialità che questi deve intrattenere con il vescovo di Roma ed il resto dei vescovi.

Le conferenze episcopali, ha affermato, non possono diventare una struttura tra la Santa Sede ed ogni singolo vescovo.

“Il titolo di vescovo è di servizio, non d’onore”, ha iniziato a spiegare citando il Rito dell’Ordinazione di un Vescovo del Pontificale Romano.

“Il ‘potere di governo’ – ha spiegato – è qualcosa di più di una semplice ‘amministrazione’ o dell’esercizio di capacità organizzative: è un modo per edificare il Regno di Dio”.

“La vostra sacra responsabilità di insegnare, santificare e governare non può arrendersi davanti a nessun altro: è la vostra vocazione personale”, ha detto loro.

Il vescovo svolge questa missione grazie alla “comunione gerarchica che unisce il Papa a tutti i membri del collegio episcopale”.

Sicuramente, ha proseguito sottolineando la necessità della “collegialità”, “al giorno d’oggi i vescovi possono compiere bene il loro compito solo quando lavorano a stretto contatto e in armonia con i loro fratelli nell’episcopato”.

“Come leader ecclesiastici, comprenderete che non ci può essere unità nella pratica senza sottolineare il consenso, e questo può essere raggiunto solo attraverso un dialogo franco e discussioni con cognizione di causa, basate su solidi principi teologici e pastorali”.

“Le soluzioni per le questioni difficili sorgono quando queste vengono esaminate a fondo ed onestamente, sotto la guida dello Spirito Santo”, ha sottolineato.

“Non lesinate alcuno sforzo per assicurare che la Conferenza di Vescovi Cattolici degli Stati Uniti offra in modo più efficace i mezzi per rafforzare la vostra comunione ecclesiale e per assistervi nella guida pastorale dei vostri fratelli e delle vostre sorelle in Cristo”, ha continuato.

“Senza pregiudizio per l’autorità data da Dio al vescovo diocesano sulla sua Chiesa particolare, la Conferenza Episcopale dovrebbe assisterlo per affrontare la sua missione in armonia con i suoi fratelli vescovi”, ha aggiunto Giovanni Paolo II.

“Le strutture ed i procedimenti di una Conferenza non dovrebbero mai essere indebitamente rigidi; al contrario, dovrebbero adattarsi, attraverso una costante revisione, in virtù delle mutevoli necessità dei vescovi”.

“Affinché la conferenza episcopale compia le proprie funzioni, bisognerebbe assicurare che le commissioni o gli uffici che compongono una conferenza siano di aiuto ai vescovi e non li sostituiscano, o, peggio ancora, creino una struttura intermedia tra la Santa Sede Apostolica e i singoli vescovi”, ha avvertito infine il Santo Padre.

In nome dei vescovi presenti, ha salutato il Papa il cardinal Edward Egan, arcivescovo di New York, che ha affermato che le grandi sfide della Chiesa in quella provincia ecclesiastica “vanno dal secolarismo radicale ad un radicato antagonismo, sotto molti aspetti, nei confronti dei principi fondamentali della fede cristiana”.