La Conferenza Episcopale Colombiana condanna l’assassinio di 34 contadini

Il crimine viene attribuito alle “Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia”

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BOGOTÁ, venerdì, 18 giugno 2004 (ZENIT.org).- “Profondamente commossa”, la Conferenza Episcopale Colombiana ha condannato “l’atto di barbarie” perpetrato presumibilmente dalla guerriglia ribelle delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) nella zona di La Gabarra, a Nord di Santander, vicino alla frontiera con il Venezuela, dove martedì scorso sono stati assassinati 34 contadini.



Secondo quanto riportato da “El Catolicismo”, dell’arcidiocesi di Bogotá, l’episcopato eleva una preghiera al Signore per gli scomparsi e per le loro famiglie e “rivolge un appello a coloro che hanno preso le armi affinché rinuncino alla violenza, dato che queste azioni si oppongono agli sforzi che si stanno compiendo a favore della pace”.

Allo stesso modo, “prega il Signore di far sì che l’alto prezzo di sangue e di sofferenza pagato dal popolo colombiano riesca a condurre alla pace”.

34 raccoglitori di foglie di coca sono stati uccisi a sangue freddo da un gruppo di uomini armati nella zona di La Gabarra. Le autorità calcolano che nella regione ci siano 10.000 ettari coltivati a coca, i cui profitti generano forti conflitti tra i paramilitari delle AUC (Autodifese Unite della Colombia) e le FARC.

L’attacco è stato opera di una trentina di uomini armati che all’alba hanno fatto irruzione nella proprietà “La Duquesa”. Hanno svegliato, picchiandoli, i raccoglitori di coca, li hanno legati e gettati a terra e poi hanno aperto il fuoco contro di loro. Delle 34 vittime, due erano minorenni. I feriti sono stati sette. Altri si sono salvati perché sono fuggiti o hanno finto di essere morti.

Secondo quanto afferma “El Clarín”, uno dei contadini, in alcune dichiarazioni rilasciate alla radio colombiana, ha raccontato che gli assalitori hanno interrogato i raccoglitori sulla loro presenza nella proprietà: “Abbiamo risposto che lavoriamo per mantenere la famiglia, ma ci hanno detto che era proibito lavorare in quella zona per il conflitto che è in corso”. “Non hanno sentito ragioni, sono venuti apposta per commettere questo massacro”, ha aggiunto.

Il comandante della polizia regionale di Catatumbo, Oscar Lozano, ha attribuito il massacro agli uomini di Manuel “Tirofijo” Marulanda, che hanno attaccato i raccoglitori di coca, accusati di lavorare per i paramilitari con cui la guerriglia lotta da molto tempo per il controllo del territorio, in cui proliferano le piantagioni illegali.

L’Ufficio colombiano dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha condannato “energicamente” il massacro e in un comunicato ha definito l’azione “come un crimine di guerra”, chiedendo una pronunciamento sull’accaduto al “segretariato” del principale gruppo guerrigliero colombiano.

“Che tristezza, come hanno trucidato i nostri contadini! Che cos’è questo? E’ la vecchia guerriglia ideologica? E’ la vecchia guerriglia idealista? E’ la guerriglia che ha voluto essere considerata organizzazione politica? No, questo è puro e meschino terrorismo”, ha affermato mercoledì il Presidente colombiano Álvaro Uribe a Bogotá.

Fonti militari citate da “Misna” sostengono che a Catatumbo operano il Fronte 33 delle FARC – circa 300 uomini – e il Blocco Nord delle AUC – circa 900. Gli scontri per il controllo delle coltivazioni di coca hanno provocato nella regione più di 4.000 morti negli ultimi tre anni; solo nel 2003, gli “sfollati” arrivati ai centri di Cúcuta e Ocaña sono stati almeno 20.000.