La convivenza umana si basa sul riconoscimento del diritto alla vita, afferma il Papa

Rivolgendosi al congresso organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita

| 1188 hits

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 26 febbraio 2007 (ZENIT.org).- La convivenza umana si basa sul riconoscimento del diritto alla vita, ha affermato Benedetto XVI.



Lo ha constatato questo sabato ricevendo in udienza i partecipanti al congresso organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita sul tema “La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita”.

Il diritto alla vita “è un diritto che esige di essere sostenuto da tutti, perché è il diritto fondamentale in ordine agli altri diritti umani”, ha spiegato il Papa.

“Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine”, ha osservato.

“Sul riconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica”, ha aggiunto citando l’enciclica di Giovanni Paolo II “Evangelium vitae” (n. 2), a cui il Cardinale Joseph Ratzinger ha offerto un contributo decisivo.

Il Pontefice ha constatato che “questo diritto devono in modo particolare difendere e promuovere i credenti in Cristo”, consapevoli che “con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo”.

In questo evento di salvezza, infatti, si rivela all’umanità non solo l’amore sconfinato di Dio, che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito” (Gv 3,16), ma anche il valore incomparabile di ogni persona umana.

“Continuamente, perciò, il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far fronte ai molteplici attacchi a cui è esposto il diritto alla vita”, ha proseguito.

In particolare, ha detto, “sono sempre più forti le pressioni per la legalizzazione dell’aborto nei Paesi dell’America Latina e nei Paesi in via di sviluppo”.

“Si incrementano le politiche del controllo demografico, nonostante che siano ormai riconosciute come perniciose anche sul piano economico e sociale”, ha aggiunto.

Nello stesso tempo, nei Paesi più sviluppati “cresce l’interesse per la ricerca biotecnologica più raffinata, per instaurare sottili ed estese metodiche di eugenismo fino alla ricerca ossessiva del ‘figlio perfetto’, con la diffusione della procreazione artificiale e di varie forme di diagnosi tendenti ad assicurarne la selezione”.

“Una nuova ondata di eugenetica discriminatoria trova consensi in nome del presunto benessere degli individui e, specie nel mondo economicamente progredito, si promuovono leggi per legalizzare l’eutanasia”.

“Tutto questo avviene mentre, su un altro versante, si moltiplicano le spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al matrimonio e chiuse alla procreazione naturale”, ha concluso.