La corruzione mina le democrazie e rende i poveri sempre più poveri

Conferenza Internazionale in Vaticano sulla “lotta alla corruzione” (2-3 giugno 2006)

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 2 giugno 2006 (ZENIT.org).- Aprendo questo venerdì in Vaticano i lavori della Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sulla “lotta alla corruzione”, il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente di questo Dicastero, ha messo in luce i danni arrecati dalla corruzione allo sviluppo economico e sociale dei popoli.



Di fronte a 80 esponenti di autorevoli istituzioni, studiosi ed esperti di livello internazionale, il Cardinale ha spiegato che “la corruzione mina lo sviluppo politico e sociale di persone e popoli, affliggendo egualmente nazioni ricche e povere, Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, Stati totalitari o autoritari e democrazie”.

“Distorcendo alla radice il ruolo delle istituzioni democratiche, essa induce inesorabilmente ad una cultura dell’illegalità, con tragici effetti sulla vita specialmente dei poveri”, ha commentato.

Secondo il porporato, “la corruzione oggi incide sempre di più sul vivere individuale e collettivo delle persone e delle nazioni, privandole di quel bene importantissimo e necessario per far funzionare i sistemi economici e politici che è il bene della legalità”.

Precedentemente il Cardinal Martino aveva dato lettura del telegramma inviato dal Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, a nome del Santo Padre, a tutti i partecipanti alla Conferenza, in cui il Pontefice esprimeva l’auspicio “che questo significativo incontro contribuisca a suscitare rinnovato impegno per la promozione della cultura della legalità”.

A questo proposito, il Presidente del Dicastero per la Giustizia e la Pace, ha ricordato che “la forza del diritto non è riposta solo nel timore della sanzione, ma soprattutto nell’intima adesione delle coscienze alle regole poste dalle leggi”.

“Di qui la necessità di una quotidiana opera di educazione alla legalità, per poter guardare fiduciosi al futuro di un’umanità in cammino verso la liberazione dalla corruzione”, ha quindi affermato.

Nel prendere la parola, il signor Antonio Maria Costa, Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite e Direttore Esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), ha poi sottolineato come questa piaga sociale colpisca tutti indifferentemente e come sia “compito di ognuno” combatterla.

“La corruzione va combattuta sempre, anche quando potrebbe sembrare uno strumento per trasformare buone intenzioni in azioni concrete”, ha spiegato il funzionario delle Nazioni Unite.

Per questo motivo, Costa ha ribadito la necessità di realizzare nuovi accordi internazionali, al fine di mettere insieme forze ed energie che sappiano dire “basta” alla corruzione.

Il funzionario delle Nazioni Unite ha poi illustrato brevemente la situazione mondiale della corruzione. Solo in Africa, ha detto, il costo della corruzione ha raggiunto i 150 miliardi di dollari per anno, equivalente ad un quarto del Prodotto Nazionale Lordo (PNL) dell’intero continente.

“In più di un paese, ed in più occasioni, leader cleptomani hanno rubato l’intera ricchezza nazionale, lasciando povere nazioni ancor più povere”, ha continuato.

In molti paesi ex comunisti, la rete dei funzionari di partito insieme all’elite politica ha causato delusione e disillusione in merito al piano di riforme. Così molte coalizioni post-comuniste sono tornate a fare compromessi con i precedenti totalitarismi.

In molti paesi dell’America Centrale, invece, circa metà del ricavato dalle attività commerciale finisce in bustarelle, incrementando notevolmente i costi di produzione delle merci.

In America Latina la corruzione colpisce le compagnie che estraggono le materie prime, il traffico di droga è facilitato da personale di polizia corrotto, ed in generale molti legislatori accettano bustarelle in cambio di appoggi governativi.

Per quanto riguarda la situazione dell’Asia, la corruzione è una pratica diffusa, fino al punto che alcuni governi accettano la corruzione fino ad un massimo del 25% sul valore delle transazioni, ha continuato Costa.

Il Direttore dell’UNODC ha spiegato che la corruzione colpisce ogni settore della società e delle istituzioni, tanto che anche il Comitato Olimpico e le stesse Nazioni Unite sono state coinvolte.

Costa è però convinto che “la creazione di un sistema globale anticorruzione è possibile” attraverso “la messa in atto della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC)”. Si tratta di una Convenzione adottata nella riunione svoltasi in Messico a Merida nel dicembre del 2003 e diventata operativa nel dicembre del 2005.

In conclusione il Direttore dell’UNODC ha sottolineato che “democrazia significa per i cittadini e gli investitori avere fiducia nelle istituzione pubbliche e private. Se questa fiducia viene meno l’intero sistema democratico fallisce. E questo è il prezzo di una certa compiacenza con la corruzione”.