La Corte europea cerca di capovolgere il significato della legge 40

Interrogazione del senatore Stefano De Lillo affinchè il Governo ricorra contro la sentenza di primo grado della Corte europea dei diritti dell'uomo riguardante la legge 40

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ROMA, venerdì, 23 novembre 2012 (ZENIT.org) - Con l'atto n. 3-03169, il senatore Stefano De Lillo ha presentato in Commissione Sanità un'interrogazione urgente al ministro Renato Balduzzi, affinché chiarisca in Senato sull'eventuale decisione del governo di ricorrere entro il 27 settembre contro la sentenza di primo grado della Corte europea dei diritti dell'uomo riguardante la legge 40.

Il senatore De Lillo è convinto che si tratti di un atto dovuto da parte del governo, per sostenere una legge votata da un referendum e che soprattutto è riuscita a mettere ordine in un settore che altrimenti sarebbe stato abbandonato a se stesso ed a una pericolosa autonomia.

Secondo il senatore è bene ricordare che la legge 40 “pone al centro la tutela della vita fin dal concepimento e la sentenza della Corte europea ha compiuto una vera e propria forzatura, capovolgendone il significato”.

Per De Lillo a rendere ancora più debole la sentenza ci sono almeno due elementi: da un lato il fatto che il ricorso sia stato presentato da due coppie non sterili e dall'altro che la sentenza ha decretato una divergenza tra la stessa legge 40 e quella 194 riguardante l'aborto. Una divergenza che nei fatti non esiste.

Per questo motivo ha sostenuto il senatore “è essenziale un intervento del governo, affinché si ponga un freno a possibili derive eugenetiche, che porterebbero all'aberrazione di selezionare ed uccidere gli embrioni". L’interrogazione del Senatore De Lillo è stata pubblicata  il 21 novembre 2012, nella seduta n. 838.