La "cortesia" di amarsi per sempre

Bergoglio incontra 30.000 fidanzati dall'Italia e dal mondo per la festa di San Valentino, e rivela i segreti per rendere un matrimonio solido e duraturo. A cominciare dallo stile della celebrazione...

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1485 hits

Se in tutti questi anni le coppie di fidanzati usavano scambiarsi per San Valentino frasi d’amore tratte dai film o trovate nei bigliettini dei Baci Perugina, d’ora in poi avranno un altro ricco repertorio a cui attingere: le parole di Papa Francesco. Nell’udienza di stamane, in una piazza San Pietro baciata dal sole e animata da canti e testimonianze, davanti a quasi 30.000 fidanzati provenienti da circa 30 paesi del mondo, Bergoglio ha offerto spunti su qualsiasi tema sia oggi a cuore delle giovani coppie prossime a suggellare il loro “sì”: dal precariato alla paura del “per sempre”, dallo “stile” delle vita matrimoniale e – perché no? – quello della celebrazione in Chiesa.

In particolare, sono state tre le domande poste da altrettante coppie al Santo Padre, che con la solita ironia ha rivelato: “Le ho ricevute in anticipo e ho avuto modo di riflettere”. Nella prima il Papa ha risposto a due giovani fidanzati che chiedevano una parola sulla difficile impresa di “promettersi fedeltà per tutta la vita”. “È importante chiedersi se è possibile amarsi ‘per sempre’” ha sottolineato Francesco, considerando che oggi "tante persone hanno paura di fare scelte definitive” e “tutto cambia rapidamente”.

È una mentalità, questa, che “porta tanti che si preparano al matrimonio a dire: ‘Stiamo insieme finché dura l’amore’”, come se fosse tutto “un sentimento, uno stato psicofisico”, e “non si può costruirci sopra qualcosa di solido”. L’amore, invece, “è una realtà che cresce” e che "si costruisce come una casa”, ha osservato il Pontefice. E la casa “si costruisce assieme, non da soli!”. Attenzione, quindi, a non lasciarsi “vincere dalla ‘cultura del provvisorio’”: questa “casa”, ha esortato Bergoglio, non va fondata “sulla sabbia dei sentimenti che vanno e vengono, ma sulla roccia dell’amore vero, l’amore che viene da Dio”. Da questo “progetto d’amore” nasce poi la famiglia come “luogo di affetto, di aiuto, di speranza, di sostegno”. 

Dunque "la paura del per sempre" si cura "giorno per giorno affidandosi al Signore Gesù in una vita che diventa un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi piccoli di crescita comune, fatto di impegno a diventare donne e uomini maturi nella fede”, ha rimarcato il Papa. “Perché, cari fidanzati, il ‘per sempre’ non è solo una questione di durata!”, ha precisato: “Un matrimonio non è riuscito solo se dura, ma è importante la sua qualità".

"Stare insieme e sapersi amare per sempre è la sfida degli sposi cristiani”. Ed è anche una grazia che i giovani coniugi devono chiedere continuamente a Dio. Come per la moltiplicazione i pani, ha esclamato il Pontefice, "anche per voi, il Signore può moltiplicare il vostro amore e donarvelo fresco e buono ogni giorno. Ne ha una riserva infinita!”. In questo cammino, è importante anzi “necessaria” la preghiera. “Chiedete a Gesù di moltiplicare il vostro amore”, ha detto il Vescovo di Roma, anche a costo di ‘stravolgere’ il Padre Nostro recitando: “Signore, dacci oggi il nostro amore quotidiano”.

Interrogato poi sullo “stile” con cui condurre la vita matrimoniale, il Papa argentino ha ribadito le tre ‘parole magiche’ - già espresse nell’incontro con le famiglie - per far funzionare il cammino di ogni giorno: “Posso, grazie e scusa”. “Vivere insieme è un’arte – ha chiosato il Pontefice - un cammino paziente, bello e affascinante”, che però “non finisce quando vi siete conquistati l’un l’altro…”. Anzi, “è proprio allora che inizia!”.

Queste tre “regole” possono essere allora un aiuto fondamentale. Posso, nel senso di chiedere il “permesso”, quindi “la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto e attenzione”, non utilizzando quelle “maniere un po’ pesanti, come certi scarponi da montagna!”. “Bisogna imparare a chiedere: posso fare questo? Ti piace che facciamo così? Che prendiamo questa iniziativa, che educhiamo così i figli? Vuoi che questa sera usciamo?”, ha suggerito il Santo Padre. Perché “l’amore vero non si impone con durezza e aggressività”, ma con quella “cortesia” che pure san Francesco predicava nei Fioretti. E oggi, ha rilevato il Pontefice, nelle nostre famiglie, nel nostro mondo, spesso violento e arrogante, c’è bisogno di molta più cortesia”. 

Poi c'è il Grazie, una parola apparentemente facile da pronunciare, che“insegniamo ai bambini, ma poi la dimentichiamo”. La gratitudine “è un sentimento importante”, specie in una relazione o un matrimonio, dove – ha rimarcato Francesco - è fondamentale "tenere viva la coscienza che l’altra persona è un dono di Dio”. Grazie non è dunque “una parola gentile da usare con gli estranei, per essere educati”, ma l’espressione di “un atteggiamento interiore”.

Infine Scusa: la parola più semplice ma forse più difficile da usare. “Forse non c’è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio” ha osservato Bergoglio, ma in genere “ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro e a giustificare se stesso”, seguendo “un istinto che sta all’origine di tanti disastri”. Invece - ha esortato - “impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa”: “Scusa se ho alzato la voce; scusa se sono passato senza salutare; scusa se ho fatto tardi, se ho parlato troppo senza ascoltare mai” e via dicendo.… “Così cresce una famiglia cristiana”, ha assicurato il Papa, non nell’illusione di trovare “il marito perfetto, o la moglie perfetta” (e "non parliamo della suocera perfetta!"), che “sappiamo tutti che non esiste”. Al massimo, “esistiamo noi, peccatori”, ha aggiunto, e Gesù “che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni nella nostra casa, nella nostra famiglia”, anche se poco prima ci si era tirati i piatti addosso. 

Un’ultimo suggerimento di ‘lunga vita matrimoniale’, il Papa l’ha rivolto poi ad una giovane coppia che, presa dai tanti preparativi per le prossime nozze, chiedeva qualche consiglio su come “celebrare bene” il matrimonio. “Fate in modo che sia una vera festa”, è stata la risposta pronta del Pontefice, ricordando però che si tratta di “una festa cristiana, non una festa mondana”. Perché, come dimostrano le nozze di Cana del Vangelo di Giovanni, “ciò che renderà pieno e profondamente vero il vostro matrimonio sarà la presenza del Signore che si rivela e dona la sua grazia”. Oltre al ‘contenuto’, però, c’è anche una ‘forma’ da tener presente: “È bene – ha spiegato Bergoglio - che il vostro matrimonio sia sobrio e faccia risaltare ciò che è veramente importante. Alcuni sono più preoccupati dei segni esteriori, del banchetto, delle fotografie, dei vestiti e dei fiori... Sono cose importanti in una festa, ma solo se sono capaci di indicare il vero motivo della vostra gioia: la benedizione del Signore sul vostro amore”.

Prima di concludere, il pensiero del Vescovo di Roma è andato a tutti i giovani che hanno frequentato o stanno ancora frequentando i percorsi di preparazione al matrimonio: a loro l'incoraggiamento a vivere il prossimo matrimonio come un “lavoro artigianale" di tutti i giorni, in modo da crescere "insieme", "anche in umanità, come uomo e come donna”. "E i figli - ha soggiunto il Santo Padre - avranno questa eredità di aver avuto un papà e una mamma che sono cresciuti insieme, facendosi, l’uno all’altro, più uomo e più donna!". Al termine del suo discorso, il Papa si è unito alla piazza gremita nella recita di una "Preghiera dei fidanzati", appositamente composta per l'evento. E' stato poi proiettato un video sull’emergenza in Siria, per cui sono direttamente impegnati con programmi di solidarietà il Pontificio Consiglio per la Famiglia (organizzatore della udienza di oggi) e Caritas Italiana. In conclusione, mons. Vincenzo Paglia, presidente del Dicastero, ha ringraziato Francesco per il suo dono a ciascuna coppia: un cuscinetto portafedi che il presule ha ben definito come “la carezza del Papa” a tutti i fidanzati.