La coscienza cristiana contro il relativismo morale

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ROMA, mercoledì, 28 febbraio 2007 (ZENIT.org).- Il 23 e il 24 febbraio si è tenuta a Roma la 13° Assemblea generale della Pontificia Accademia Pro Vita (PAV) sul tema "La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita".



Per analizzare e fare una sintesi dei risultati dei lavori, ZENIT ha intervistato uno dei partecipanti, il prof. Carlo Valerio Bellieni, neonatologo docente di Terapia Neonatale alla Scuola di Specializzazione in Pediatria dell'Universitá di Siena. È membro della European Society of Pediatric Research, del Direttivo Nazionale del gruppo di Studio sul Dolore della Società Italiana di Neonatologia e del Comité Scientifique des Journées Francophones de Récherche en Néonatologie.

Secondo il professore senese “molte indicazioni preziosissime sono emerse sul diritto-dovere di esercitare obiezione di coscienza di fronte a leggi che attentino alla sacralità della vita: è stato ben spiegato come in varie parti del mondo questo diritto venga messo in dubbio”.

Il prof. Bellieni ha sostenuto che “il primo contributo che ha fornito il convegno è stato ribadire cosa in realtà è la coscienza. Infatti, è troppo semplicistico pensare che essa possa essere identificata con un ‘sentire’ immediato, che invece tante volte è frutto o di uno stato d’animo particolare o di una pressione dei mezzi di comunicazione”.

La coscienza, invece, è legata non all’istinto, ma alla ragione, come ha ribadito il Santo Padre nel saluto ai partecipanti al convegno: “[essa] è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto (…). Da questa definizione emerge che la coscienza morale, per essere in grado di guidare rettamente la condotta umana, deve anzitutto basarsi sul solido fondamento della verità, deve cioè essere illuminata per riconoscere il vero valore delle azioni e la consistenza dei criteri di valutazione, così da sapere distinguere il bene dal male, anche laddove l’ambiente sociale, il pluralismo culturale e gli interessi sovrapposti non aiutino a ciò”.

Per il professore senese “la Chiesa, dunque, è il luogo dove la capacità di ascoltare la coscienza in modo non adulterato viene favorita, secondo quanto espresso dal Cardinale Javier Lozano Barragán, e in cui si impara ad apprenderne il linguaggio”.

A questo proposito il Cardinale Barragán ha citato l’allora Cardinale Joseph Ratzinger secondo cui “il concetto moderno di coscienza è la canonizzazione del soggettivismo relativista, al di sopra della quale non ci può essere nessuna istanza superiore. E’ impossibile che ci siano norme morali e religiose comuni. Mentre per Paolo e la tradizione cristiana la coscienza è la garanzia per l’unità dell’uomo e per la conoscibilità di Dio e l’obbligo comune allo stesso e unico bene”.

Il prof. Bellieni ha spiegato a ZENIT che in questo modo l’allora Cardinale Ratzinger “metteva in guardia contro una errata idea di ‘coscienza’ che porta a pensare che ognuno la possa interpretare a modo proprio e che non vi sia una legge comune e condivisa, una grammatica morale, come la chiamò sempre pochi giorni or sono il Papa”.

Nel saluto ai partecipanti, Benedetto XVI ha sottolineato come, “a fronte di un lavoro per risvegliare la reale coscienza personale, esistano impedimenti in molte istanze moderne” e ha spiegato che serve un vero e proprio lavoro di educazione nell’ascolto della coscienza.

“Occorre rieducare al desiderio della conoscenza della verità autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa e alle lusinghe della propaganda, per nutrire la passione della bellezza morale e della chiarezza della coscienza. Questo è compito delicato dei genitori e degli educatori che li affiancano; ed è compito della comunità cristiana nei confronti dei suoi fedeli”, ha detto il Santo Padre.

E’ parere del prof. Bellieni, dunque, che dall’Assemblea della Pontificia Accademia sia emerso “un duplice messaggio in favore della libertà dell’uomo: la prima connotazione è la libertà di dissentire dalla mentalità dominante e da pratiche ritenute illecite, che sembra essere messa a dura prova nella società della tolleranza”.

In merito alla tolleranza, monsignor Jean Laffitte, vicepresidente della PAV, ha parlato del paradosso secondo cui “una società ideologicamente tollerante, nel senso contemporaneo del termine, non è disposta a sopportare, non può tollerare l’obiezione di coscienza, poiché questa in qualche maniera sfugge al suo controllo: infatti non tollera l’idea che ci sia una verità da cercarsi, che una tale verità possa avere un carattere universale”.

“La seconda connotazione è la certezza che senza l’uso della ragione non esiste coscienza”, ha sottolineato il professore senese citando padre Brian V. Johnstone, il quale ha ribadito che “la coscienza è un giudizio della ragione”.

“Questo implica un’educazione continua all’ascolto e alla ‘lettura’ della coscienza, che trova nella Chiesa non un ostacolo, ma il culmine della ‘didattica’ nell’interpretazione di questo linguaggio”, ha aggiunto il prof. Bellieni.

Sullo stesso tema monsignor Antony Fisher, Vescovo ausiliare di Sydney, ha precisato che “la coscienza dovrebbe essere un antidoto anziché una scusa per il soggettivismo e il relativismo. Ma la coscienza deve essere sia ben-informata che ben-formata”.

In conclusione il prof. Bellieni ha affermato che “questo può essere un monito a chi crede di poter legiferare od operare in senso poco rispettoso verso la vita e la dignità della persona, con la giustificazione di farlo proprio ‘secondo coscienza’, che troppo spesso vuole dire farlo secondo la propria personale interpretazione o umore e senza risponderne a chicchessia”.