La creatività catechetica delle Suore Verdi (Seconda Parte)

L'itinerario "Catechesi con Arte" delle Missionarie della Divina Rivelazione a Roma

| 1457 hits

di Salvatore Cernuzio

ROMA, venerdì, 27 gennaio 2012 (ZENIT.org) – L’arte come strumento per la Nuova Evangelizzazione. È l’idea che anima le Missionarie della Divina Rivelazione, le cosiddette “Suore verdi”, presenti ormai in tutti i luoghi storici e artistici di Roma con il progetto “Catechesi con Arte”.

È questo un itinerario catechetico tracciato sulla “via della bellezza”, come il Santo Padre ha definito l’arte, che mira a far riaccendere il fuoco della fede ai visitatori, attraverso il mistero e l’armonia del patrimonio artistico della Capitale. Dopo aver raccontato a ZENIT la storia e la nascita di questo progetto, suor Rebecca Nazzaro, madre superiora, ne approfondisce i contenuti.

***

Come si svolgono le vostre Catechesi?

Suor Rebecca: Innanzitutto partiamo da uno studio approfondito dell’opera d’arte ricercando la committenza, che ci aiuta a capire il momento storico, cosa viveva la Chiesa in quell’epoca. In questo modo l’opera parla, esprime un linguaggio di verità e fede. Un artista che dipinge una pala d’altare, come ad esempio Raffaello nella sua Trasfigurazione, deve tener presente che c’è un nesso inseparabile tra ciò che avviene sull’altare e il dipinto. In questo caso, infatti, c’è una divisione della trasfigurazione sul monte Tabor in due scene che coinvolgono due spettatori: il sacerdote che celebra e il fedele. Lo stesso vale per la Pietà di Michelangelo: quel braccio così prolungato, proteso della Madonna, è un braccio che indica “mio figlio è morto per te, questa morte non è stata invano”. È proprio questo genere di connessioni che cerchiamo, oltre ad un’attenzione particolare ai dettagli, perché sono proprio quelli a rendere speciale un’opera.

Da quanto tempo va avanti l’iniziativa?

Suor Rebecca: Questo è l’ottavo anno che facciamo un calendario, soffermandoci sulle basiliche paleocristiane. Abbiamo maturato il pensiero, infatti, che siamo chiamati a riscoprire le radici cristiane della nostra fede, soprattutto quelle che affondano nella basilica di San Pietro, che non è solo una Chiesa ‘dedicata’ all’apostolo Pietro, come tante persone credono, ma il luogo contenente realmente il suo corpo, sepolto lì nella vecchia necropoli.

Più il mondo, la comunità europea, la mentalità relativista che ci circonda, come dice il Papa, insiste a toglierci in qualsiasi modo quello che sono le nostre fondamenta, più noi ci sentiamo portate a compiere questa missione evangelizzatrice.

La Chiesa sta puntando molto ai progetti dedicati al rapporto tra arte fede, basti pensare a “Una porta verso l’infinito” dell’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato. Come reagisce il pubblico?

Suor Rebecca: Con emozione, perché il Signore tocca in maniera straordinaria le corde del cuore. Si comprende che attraverso questo tipo di catechesi per immagini passa il messaggio evangelico. Siamo contente che si stiano sviluppando questo tipo di progetti perché ci sentiamo un po’ come le ‘pioniere’ visto che li portiamo avanti da anni. Noi diciamo sempre, inoltre, che questa non è scienza nostra, ma scienza della Chiesa, non abbiamo inventato nulla.

L’arte quindi può veramente richiamare alla fede coloro che l’hanno persa?

Suor Rebecca: Assolutamente! L’arte è uno strumento ‘privilegiato’ per l’evangelizzazione, l‘espressione più alta con la quale l’uomo esce dalla sua natura per toccare il trascendente. Quale mezzo più grande si può avere? Attraverso l’immagine, l’arte ci permette di toccare l’invisibile con il visibile, e questo provoca un’emozione non solo a livello epidermico, ma un’emozione che si aggancia alla razionalità del messaggio di verità contenuto nelle Sacre Scritture e nella tradizione della Chiesa. Dobbiamo e possiamo, attraverso l’arte, “dare ragione della nostra fede”, come esortava San Pietro, ed è il nostro obiettivo primario.

A chi si rivolge questo itinerario?

Suor Rebecca: A tutti, in particolare, però, stiamo cercando di diffonderlo nelle scuole. Ogni anno, infatti, vengono organizzate delle “uscite” con i ragazzi: il problema è che li portano alle moschee, alle sinagoghe; quando invece le insegnanti cattoliche propongono la visita a San Pietro non vengono neanche prese in considerazione. Stiamo incoraggiando molto, perciò, le scuole a portare i ragazzi alla basilica o ai Musei Vaticani - anche il cardinal Comaschi ci ha incoraggiato in questo con una lettera – perché siamo convinte che per riprendere la fede cristiana in Europa bisogna ripartire dai bambini. Essi, infatti, sono affascinati dal bello, dal vero, ma che società hanno davanti? Una società dell’immagine: dell’immagine sbagliata.

E voi come state operando in questo senso?

Suor Rebecca: Noi sfruttiamo il pensiero e la visione dell’immagine artistica e sacra anche per ricordare un po’ a chi osserva quanto profonda e chiara era la fede di un tempo, perché basata sulle Scritture, sul pensiero della Chiesa.

Gli stessi committenti o artisti hanno avuto vite travagliate, ma di fronte ad un soggetto biblico si ponevano in una relazione di ossequio, di rispetto, di venerazione, perché sapevano che entravano nel mistero, in qualcosa più grande di loro.

Purtroppo adesso si sta perdendo questo senso dell’arte…

Suor Rebecca. È vero, i soggetti sono diventati altri, non c’è più quella passione manuale, tutto è creato al computer. Per questo speriamo di portare avanti questo itinerario ed estenderlo anche fuori dal territorio di Roma, non per fare un passo indietro, ma per riprenderci ‘quello che eravamo e facevamo’ e migliorarci. Speriamo che con il passaparola tutto questo funzioni.

[La prima parte è stata pubblicata ieri: http://www.zenit.org/article-29367?l=italian]