La creazione, base per il dialogo tra credenti e non credenti

Secondo un teologo premiato dalle Accademie Pontificie

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 21 novembre 2005 (ZENIT.org).- La creazione può essere un buon punto di partenza per la comprensione tra credenti e non credenti, e tra credenti di religioni diverse.



E’ uno dei suggerimenti di Santiago Sanz, giovane sacerdote teologo spagnolo che ha ricevuto una menzione speciale del Premio delle Accademie Pontificie, consegnato il 16 novembre in Vaticano alla presenza di Benedetto XVI, per la sua tesi di dottorato su creazione e alleanza.

“Credo che la verità della creazione possa costituire un valido punto di partenza” per “mettersi d’accordo” su alcuni “valori etici fondamentali che siano in consonanza con la dignità della persona”, ha spiegato Sanz a ZENIT.

Santiago Sanz è nato a Talavera de la Reina (Spagna) nel 1972. È sacerdote secolare, incardinato nella Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. Attualmente insegna Teologia presso la Pontificia Università della Santa Croce, dove si è laureato ed è diventato Dottore in Teologia Dogmatica nel 2003.

Sanz, così come il dottor Massimiliano Marianelli, ha ricevuto una medaglia come riconoscimento del suo lavoro nel contesto del conferimento del Premio delle Accademie Pontificie, vinto dal dottor Giovanni Catapano. Il titolo della sua dissertazione è: “La relación creación y alianza en la teología contemporánea: status quaestionis y reflexiones filosófico-teológicas”.

Con il suo lavoro, il giovane sacerdote spagnolo ha voluto “contribuire a sottolineare l’importanza della verità della creazione nel contesto attuale, in cui la Chiesa si trova a dover affrontare sfide e problemi urgenti e a volte appassionanti”.

“Penso soprattutto al dialogo – ha spiegato –, non solo con i credenti delle varie religioni del mondo, ma anche con i non credenti”.

In una società “che naviga alla deriva del relativismo”, molti, “anche tra coloro che non condividono un credo religioso”, si stanno rendendo conto del fatto che è necessario “mettersi d’accordo su alcuni valori etici fondamentali che siano in consonanza con la dignità della persona”.

In questo senso, secondo Sanz, “la verità della creazione può costituire un valido punto di partenza, perché è condiviso da tante religioni e allo stesso tempo si muove nell’orizzonte della ricerca che la ragione umana compie in modo naturale interrogandosi sull’origine e sul senso della nostra esistenza e di tutta la realtà”.

Il dibattito su creazione e alleanza, ha proseguito Sanz spiegando la sua tesi di dottorato, “deve collegare due esigenze fondamentali: da un lato, il fatto che la creazione è in primo lugo un mistero della fede, per cui deve essere intesa in profonda connessione con l’alleanza che Dio ci offre in Gesù Cristo”.

Dall’altro lato, “il fatto che l’annuncio cristiano ha sempre considerato la verità della creazione come un punto di contatto con la ragione umana, perché si tratta di una verità che, fino ad un certo punto, può essere captata dall’intelligenza di chi ancora non crede”.

Questa esigenza, “sottolineata di nuovo recentemente, difende una certa autonomia dell’idea di creazione”.

Se si tiene conto di entrambe le realtà, secondo il sacerdote, “si può allora parlare, in linguaggio teologico, di una relazione di circolarità tra creazione e alleanza”.

Riferendosi all’emozione provata nel ricevere questa medaglia dalle mani di Benedetto XVI, Sanz ha confessato di essersi sentito “grato in modo speciale”, perché chi gli ha conferito il Premio “oltre ad essere Papa, che è la cosa più importante, è anche un teologo” le cui opere lo hanno “aiutato molto” nella maturazione del proprio pensiero speculativo.

Sanz ha voluto anche ricordare “lo splendido Papa che abbiamo avuto, Giovanni Paolo II” (che ha istituito il Premio), del quale tutti “ci sentiamo eredi di tante cose buone che ha fatto per la Chiesa e per l’umanità”.

“Se a questo aggiungiamo la coincidenza, senz’altro provvidenziale, che il giorno prima della consegna del Premio ricorreva il cinquantesimo anniversario di nozze dei miei genitori – ha concluso –, si potrà immaginare che ho solo motivi per essere molto contento e grato a Dio”.