La croce di Gesù è il "nuovo albero della vita"

Durante l'Udienza Generale, Benedetto XVI riflette sulla natura della creazione di Dio

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 1535 hits

Dio in quanto “Padre nella creazione”, è stato oggetto della Catechesi di papa Benedetto XVI, in occasione dell’Udienza Generale di stamattina. Il Credo, ha ricordato il Santo Padre, richiama innanzitutto alla Sacra Scrittura (cfr. Gen 1,1). Dio è quindi “l’origine di tutte le cose e nella bellezza della creazione si dispiega la sua onnipotenza di Padre che ama”.

“Egli, come un Padre buono e potente, si prende cura di ciò che ha creato con un amore e una fedeltà che non vengono mai meno”, ha proseguito il Papa.

Come sottolinea San Paolo (cfr. Eb 11,3), essendo stato il mondo creato da Dio, è dall’invisibile che trae forma il visibile, quindi la fede, ha commentato il Pontefice, implica “di saper riconoscere l’invisibile individuandone la traccia nel mondo visibile”.

È nella Bibbia che l’intelligenza umana può trovare, alla luce della fede, “la chiave di interpretazione per comprendere il mondo”. Infatti, i primi sei giorni dell’opera della creazione divina del mondo, vengono tutti scanditi dall’affermazione “Dio vide che era cosa buona” (Gen 1,4.10.12.18.21.25).

Al settimo giorno, momento della creazione dell’uomo, l’affermazione dell’autore biblico viene rafforzata: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1,31).

“Tutto ciò che Dio crea è bello e buono, intriso di sapienza e di amore; l’azione creatrice di Dio porta ordine, immette armonia, dona bellezza”, ha commentato a tal proposito il Papa.

Che senso ha, tuttavia, “nell’epoca della scienza e della tecnica, parlare ancora di creazione?”, si è interrogato Benedetto XVI. “La Bibbia - ha spiegato - non vuole essere un manuale di scienze naturali; vuole invece far comprendere la verità autentica e profonda delle cose”.

Dalla Genesi, quindi, si evince che “il mondo non è un insieme di forze tra loro contrastanti, ma ha la sua origine e la sua stabilità nel Logos, nella Ragione eterna di Dio, che continua a sorreggere l’universo”.

Credere che, alla base della creazione, ci sia l’intervento razionale di Dio “illumina ogni aspetto dell’esistenza e dà il coraggio di affrontare con fiducia e con speranza l’avventura della vita”, ha aggiunto il Santo Padre.

L’essere umano, a sua volta, nella sua piccolezza e limitatezza, è “capace di conoscere e di amare il suo Creatore” (Cost. past. Gaudium et spes, 12). La caducità umana, ha sottolineato il Papa, convive con “la grandezza di ciò che l’amore eterno di Dio ha voluto per noi”.

La Genesi afferma anche che l’uomo è stato creato da Dio per mezzo della “polvere della terra” (cfr. Gen 2,7), che accomuna tutti noi, senza distinzioni culturali o sociali. L’uomo, quindi, non è Dio, né si è creato da sé, ma ha origine “dalla terra buona, per opera del Creatore buono”.

Ogni uomo, poi, è creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 2,7), del quale portiamo “l’alito vitale”, godendo della sua protezione. “Questa è la ragione più profonda dell’inviolabilità della dignità umana contro ogni tentazione di valutare la persona secondo criteri utilitaristici e di potere”, ha sottolineato a tal proposito il Pontefice.

Dalla Genesi, ha proseguito Benedetto XVI, emergono due immagini significative. La prima è “l’albero della conoscenza del bene e del male” (cfr. Gen 2,15), ovvero il punto di riferimento in Dio da parte dell’uomo, che è tenuto a “riconoscere il mondo non come proprietà da saccheggiare e da sfruttare, ma come dono del Creatore”.

C’è poi l’immagine del serpente demoniaco (cfr. Gen 2,8-15) che insinua nell’uomo “il sospetto che l’alleanza con Dio sia come una catena che lega, che priva della libertà e delle cose più belle e preziose della vita”. Da qui nascono tutte le tentazioni, a partire dalla pretesa di “costruirsi da soli il mondo in cui vivere, di non accettare i limiti dell’essere creatura, i limiti del bene e del male, della moralità”.

Se l’uomo “falsa il rapporto con Dio con una menzogna, mettendosi al suo posto, tutti gli altri rapporti vengono alterati” e l’altro “diventa un rivale, una minaccia”, al punto che “l’invidia e l’odio verso l’altro entrano nel cuore dell’uomo” e Caino arriva a uccidere il proprio fratello Abele (cfr. Gen 4,39).

Cadendo nel peccato originale, l’uomo si mette non solo contro Dio ma “contro se stesso”: in tal modo hanno origine “tutti i peccati della storia”. Il peccato è innanzitutto la distruzione della “relazione con Dio”, che assieme alle relazioni umane, è il punto di partenza per l’uomo, per essere se stesso.

L’uomo non può “redimersi da solo” e soltanto Dio può ripristinare le “giuste relazioni”. Se Adamo si era illuso di mettersi al posto di Dio, Gesù Cristo ricostruisce la “relazione filiale perfetta con il Padre”, abbassandosi, diventando “servo” e percorrendo “la via dell’amore umiliandosi fino alla morte di croce”; quella stessa croce che diventa così “il nuovo albero della vita”.

Vivere di fede, ha poi concluso Benedetto XVI, vuol dire, quindi, “riconoscere la grandezza di Dio e accettare la nostra piccolezza, la nostra condizione di creature lasciando che il Signore la ricolmi del suo amore”.