La Croce non è un "ornamento" ma "il mistero dell'amore di Dio che umilia se stesso"

Durante l'omelia a Santa Marta, papa Francesco ricorda che "non c'è possibilità di uscire da soli dal nostro peccato"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 562 hits

“Non esiste un cristianesimo senza croce”. Papa Francesco lo affermò durante la sua prima omelia da pontefice e lo ha ribadito stamattina in occasione della messa alla Casa Santa Marta.

Traendo spunto dalle letture odierne, che parlano della morte e del peccato, il Papa ha menzionato Gesù, quando dice ai farisei: “Morirete nei vostri peccati” (Gv 8,21-30).

E ha aggiunto: “Non c’è possibilità di uscire da soli dal nostro peccato”. I “dottori della legge”, infatti, “non avevano un’idea chiara su questo. Credevano, sì, nel perdono di Dio, ma si sentivano forti, sufficienti, sapevano tutto”.

I farisei “avevano fatto della religione, dell’adorazione a Dio, una cultura con i valori, le riflessioni, certi comandamenti di condotta per essere educati, e pensavano, sì, che il Signore può perdonare”, tuttavia era “troppo lontano tutto questo”.

Nella prima lettura (Nm 21,4-9), invece, Mosè pone un serpente sopra un’asta, come monito del peccato che esso simboleggia: si tratta di un richiamo alla seduzione di Eva da parte del rettile demoniaco.

È come se fosse stato “innalzato il peccato”, mentre il Cristo innalzato sulla croce è “un peccato che cerca salvezza”. È lo stesso Gesù, infatti, a dire ai Giudei: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, adesso conoscerete che io sono”.

Il cristianesimo, ha ribadito il Santo Padre, “non è una dottrina filosofica, non è un programma di vita per sopravvivere, per essere educati, per fare la pace”, bensì “una persona innalzata sulla Croce, una persona che annientò se stessa per salvarci” e che “si è fatta peccato”. E al momento della crocifissione “tutti i nostri peccati erano lì”.

“Non si capisce il cristianesimo – ha proseguito - senza capire questa umiliazione profonda del Figlio di Dio, che umiliò se stesso facendosi servo fino alla morte e morte di Croce, per servire”.

Richiamandosi a San Paolo, il Pontefice ha ricordato che l’unica cosa di cui possiamo gloriarci sono “i nostri peccati” e “la nostra miseria”, tuttavia, “da parte della misericordia di Dio, noi ci gloriamo in Cristo crocifisso”.

È proprio per questo che non possono esistere “un cristianesimo senza Croce”, né una “Croce senza Gesù Cristo”. Inoltre “un cristiano che non sa gloriarsi in Cristo crocifisso non ha capito cosa significa essere cristiano”, ha sottolineato il Papa.

Le nostre piaghe sono guaribili solamente “con le piaghe di Dio fatto uomo, umiliato, annientato”: è in questo che risiede il “mistero della Croce”.

La Croce non è un “ornamento” da porre sull’altare, né un simbolo che ci distingue dagli altri”, bensì “il mistero dell’amore di Dio, che umilia se stesso, si fa ‘niente’, si fa peccato”.

Se ognuno di noi andasse a cercare il proprio peccato nelle “piaghe del Signore”, quel peccato “sarà perdonato”.

Quando Dio ci perdona non sta cancellando “un conto che noi abbiamo con lui” ma ci sta offrendo “le piaghe del suo Figlio sulla Croce, innalzato sulla Croce”.

Papa Francesco ha quindi concluso l’omelia con l’auspicio che “Lui ci attiri verso di Lui e che noi ci lasciamo guarire”.