La cultura della morte nei college cattolici degli Stati Uniti

Patrick Reilly sulla minaccia rappresentata dai sostenitori dell’aborto

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MANASSAS (Virginia), venerdì, 17 settembre 2004 (ZENIT.org).- La tendenza dei college cattolici ad accogliere i sostenitori dell’aborto è aumentata a tal punto che la Conferenza Episcopale Statunitense ha chiesto alle istituzioni legate alla Chiesa di evitare di concedere onorificenze a coloro i quali agiscono in maniera contraria agli insegnamenti ecclesiali.



Patrick Reilly, presidente della Cardinal Newman Society , è il coautore di uno studio di cinque anni con incursioni investigative di Erin Butcher compiute da sostenitori dell’aborto, della contraccezione, del sesso prematrimoniale e del suicidio assistito da medici sui campus dei college cattolici.

Reilly ha condiviso con ZENIT l’importanza della dichiarazione dei vescovi e il pericolo che le scuole cattoliche accolgano personaggi di rilievo che si oppongono pubblicamente ai fondamentali principi morali della Chiesa.

Nella recente dichiarazione "Catholics in Political Life”, la conferenza dei vescovi ha affermato: “La comunità cattolica e le istituzioni cattoliche non dovrebbero concedere onorificenze a coloro i quali agiscono in maniera contraria ai nostri principi morali fondamentali. Non dovrebbero essere concessi loro premi, onorificenze o palchi da cui parlare che potrebbero far pensare ad un sostegno alle loro azioni”. Qual è stato il significato dell’avvertimento dato dei vescovi alle scuole?

Reilly: La dichiarazione è lodevole e conferma formalmente la posizione a lungo sostenuta dalla “Cardinal Newman Society” contro le istituzioni cattoliche che onorano o invitano i sostenitori dell’aborto.

L’arcivescovo James Kelleher ha già adottato questa politica a Kansas City, ma la maggior parte delle altre politiche diocesane contro le onorificenze e la possibilità di parlare per i sostenitori dell’aborto si applicano solo alle parrocchie e alle strutture di proprietà della Chiesa, come se l’identità cattolica di queste proprietà avesse implicazioni diverse da quella di agenzie legalmente indipendenti.

La dichiarazione dei vescovi afferma che le prospettive e gli insegnamenti cattolici sono gli stessi non solo per tutti i Cattolici – senza eccezioni per i politici –, ma anche per tutte le istituzioni cattoliche. Speriamo che le politiche diocesane riflettano formalmente questa dichiarazione nazionale, che ha riscosso un’approvazione quasi unanime all’interno della conferenza episcopale.

Il bando di onorificenze e palchi da cui parlare è ad ampio raggio e si applica non solo ai politici cattolici a favore dell’aborto, ma a chiunque agisca “in maniera contraria ai nostri principi fondamentali”.

Il riferimento a “palchi da cui parlare che potrebbero far pensare ad un sostegno alle loro azioni” potrebbe includere, ad esempio, le letture nei campus, soprattutto da parte dei politici nel contesto delle loro campagne, non importa quale sia il tema del discorso – una sfida, questa, diretta alla nozione radicale prevalente di libertà accademica, che ignora le preoccupazioni cristiane sulla verità e il bene comune.

Qual è il pericolo per le scuole cattoliche che accolgono persone di rilievo che si oppongono pubblicamente agli insegnamenti della Chiesa?

Reilly: C’è sempre il pericolo che questi individui usino il palco di un’istituzione cattolica per attaccare o almeno erodere il sostegno agli insegnamenti cattolici, anche quando vengono invitati a parlare di argomenti apparentemente innocui.

Ci sono esempi recenti di persone che sputavano il loro veleno sui campus cattolici, ad esempio Kate Michelman del NARAL al Boston College, la presidentessa della National Organization for Women Kim Gandy alla Loyola University di New Orleans, il pornografo Larry Flynt alla Georgetown University, la femminista radicale Gloria Steinem alla Fairfield University e i ricercatori sulla clonazione umana e sulle cellule staminali embrionali all’Assumption College e al College of the Holy Cross.

Il più delle volte, gli oratori e i premiati non sfidano gli insegnamenti cattolici mentre si trovano nei campus. I college li selezionano in base alla loro esperienza e ai loro successi, che non sono legati alle loro attività più dannose. Un politico a favore dell’aborto non può tenere una lezione sulle tasse o sull’esercito? L’argomento avanzato da molti funzionari di college è che un evento simile non causa problemi perché nessuno sostiene esplicitamente l’immoralità.

Se si porta questa considerazione agli estremi, allora un college cattolico potrebbe invitare Hitler a parlare dei meriti della musica e dell’arte della Germania. E’ difficile che un qualsiasi college cattolico ospiti Louis Farrakhan o David Duke per le loro idee sulla razza, qualunque possa essere l’argomento principale del discorso.

Come sono arrivati i leader dei college cattolici a trascurare così facilmente il sostegno pubblico degli oratori all’aborto, all’attività o al ‘matrimonio’ omosessuali, alla sperimentazione sui feti, al suicidio assistito e a molti altri gravi problemi?

Un premio o una tribuna da cui parlare pone l’individuo in una posizione onorata e rispettata, indipendentemente da quello di cui si discute nel campus. I premiati e i lettori si differenziano dai professori solo per il grado: nonostante la brevità della loro presenza nel campus, condividono temporaneamente lo status speciale dei professori di educatori e di modelli per gli studenti. Il diritto canonico insiste giustamente sul fatto che le istituzioni cattoliche si aspettino dai professori “probità di vita” fuori dalle aule, e bisognerebbe aspettarsi lo stesso dai lettori e dai premiati.

La preoccupazione principale è lo scandalo. Una volta che una persona ha agito pubblicamente “in maniera contraria ai nostri principi morali fondamentali”, viene identificata con quell’azione indipendentemente dal motivo della sua visita al campus.

Quando una istituzione cattolica sceglie liberamente di invitare un individuo per una lettura o per ricevere delle onorificenze particolari, l’istituzione dichiara pubblicamente una mancanza di intensità nel suo impegno nei confronti degli insegnamenti cattolici, trascura coloro che sono stati feriti dalle azioni dell’individuo, mina gli sforzi per abbandonare ed osteggiare il comportamento dannoso dell’individuo e confonde gli studenti sulla responsabilità dei fedeli cattolici.

Quando mi si chiede “Perché no?”, non posso evitare di rispondere “Perché?”. L’argomento più semplice contro il fatto di ospitare premiati e lettori a favore della cultura della morte è che l’umanità non è caduta così in basso al punto di aver bisogno di inviti di questo tipo. E’ possibile trovare per qualsiasi argomento esperti che non facciano sollevare preoccupazioni del genere.

Quando si scelgono gli oratori e le persone da premiare, ci sono migliaia di buone opzioni. Finchè coloro che sono alla guida dei college tenderanno a considerare ogni restrizione alla loro libertà di scegliere oratori e persone da premiare come un campana a morte per la qualità dell’educazione, però, questo non sarà possibile.