La degradazione del corpo sociale

Una metafora attuale dalla Tarda Scolastica

Roma, (Zenit.org) Giovanni Patriarca | 815 hits

Nulla di nuovo sotto il sole! Negli ultimi tempi, forse fin troppo spesso, si è avuta la triste sensazione che non ci sia alcun rimedio allo sconforto nonostante la buona volontà e la laboriosità quotidiana della maggior parte dei cittadini stretti nella morsa delle difficoltà e della crisi.

Il filosofo e teologo medievale Nicola d’Oresme, celebre per i suoi notevoli contributi nelle scienze fisiche e matematiche, si trovò ad essere testimone di uno dei periodi più gravosi della storia europea e, nelle sue opere sociali, non ebbe alcun timore ad analizzare a fondo le cause e le tragiche conseguenze  usando un linguaggio tanto rigoroso quanto facilmente comprensibile.

La grave crisi del XIV secolo, caratterizzata da instabilità politica ed economica con alti tassi di inflazione, stagnazione e il restringimento dei mercati, ebbe, in primo luogo, origine da una serie di comportamenti immorali che andarono a delegittimare le consuetudini e le basilari regole di convivenza civile.

Nella veste di vescovo di Lisieux, Oresme ebbe un punto di osservazione preferenziale per comprendere la realtà e la devastazione della crisi economica e sociale. In un celebre passo, con una sublime metafora, descrive tale situazione intollerabile in questo modo: “Come avviene per un corpo in cattivo stato di salute, quando gli umori colano in eccesso da una delle membra, e spesso questa parte del corpo è gonfia e troppo grossa, mentre le restanti sono secche e troppo ridotte, e la proporzione necessaria è distrutta – un tale corpo non può vivere a lungo –, così è per la comunità e il regno, quando le ricchezze naturali sono tirate a sé oltre il normale da una delle parti. In effetti una comunità o un regno, in cui i dirigenti accrescono tanto le loro ricchezze, la loro potenza e il loro prestigio a discapito dei loro soggetti, è come un mostro, come un uomo la cui testa è così grande e grossa che non può più essere nutrita dal resto indebolito del corpo.” Alla fine di questo passo tanto significativo aggiunge, con una certa dose di cinico realismo, che “come un uomo in tali condizioni non può essere felice, così non potrà durare un regno di cui il principe tira a sé le ricchezze con eccesso.” 

Sebbene l’analisi sia diretta ad un preciso periodo storico, le parole di Oresme offrono uno spunto di riflessione e sono di perenne attualità. Il “corpo sociale” ha bisogno di una armonica relazione tra le parti in uno scambio necessario ed indispensabile alla stessa sua sopravvivenza.