La delusione ateistica

Critiche alla religione puntualmente confutate

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Di Padre John Flynn



ROMA, mercoledì, 4 aprile 2007 (ZENIT.org).- La recente ondata di attacchi contro Dio e la religione non è rimasta senza replica. Tra le risposte al libro dello scorso anno intitolato “The God Delusion”, del professore di Oxford Richard Dawkins, è stato di recente pubblicato il libro dal titolo “The Dawkins Delusion?” (ed. SPCK), scritto da Alister McGrath, professore di Teologia storica ad Oxford.

Nell’introduzione al libro, McGrath ammette che negli anni ’60 egli stesso era stato ateo come lo è ora Dawkins. Dawkins è esperto in biologia evolutiva e, similmente, McGrath aveva esordito nel settore delle scienze, ottenendo un dottorato in biofisica molecolare.

Tuttavia, egli è poi passato alla teologia e, come spiega: “Successivamente mi sono accorto che il Cristianesimo proponeva una visione del mondo molto più interessante e intellettualmente stimolante rispetto all’ateismo”.

McGrath si è detto deluso della capacità argomentativa del libro di Dawkins, che egli descrive come “l’equivalente ateista di una predica che minaccia le fiamme dell’inferno, in cui la retorica aggressiva e l’attenta manipolazione dei fatti si sostituisce al ragionamento basato sui fatti”. Ed aggiunge: “Dawkins si inserisce nel coro di odio contro Dio”, affidandosi a speculazioni pseudoscientifiche e aggregando opportunamente pseudofatti.

Delusione?

McGrath dedica un capitolo a spiegare perché Dio non è una delusione come ha sostenuto Dawkins. Egli osserva che le definizioni usate da Dawkins per descrivere la fede, secondo le quali sarebbe un “processo in assenza di ragionamento”, sono estranee ad un’impostazione cristiana della fede.

Dawkins ha ragione nel sostenere che dobbiamo esaminare le nostre convinzioni, riconosce McGrath. A tal fine i bambini devono ricevere un autentico e accurato insegnamento al Cristianesimo. Sarebbe molto più nocivo per loro, sostiene McGrath, avere un pensiero imbevuto delle erronee e superficiali argomentazioni proposte da Dawkins.

Molte cose che noi sosteniamo, sottolinea McGrath, sono convinzioni la cui veridicità non siamo in grado di dimostrare. Ciò nonostante si tratta di convinzioni del tutto ragionevoli, che proprio per questo si rendono legittime, pur non essendo dimostrabili in senso empirico. Questo avviene non solo nell’ambito della religione, ma anche in quello della scienza, in cui vi sono molte teorie che non hanno raggiunto il livello della dimostrazione definitiva.

McGrath cita anche ciò che alcuni eminenti scienziati, come Stephen Jay Gould, un biologo degli Stati Uniti e Sir Martin Rees, Presidente della British Royal Society, hanno detto sulla religione. Entrambi hanno ammesso i limiti della scienza e accettato che scienza e religione non sono, per loro natura, reciprocamente escludenti.

Inoltre, molte delle grandi questioni della vita, sottolinea McGrath, possono trovare spiegazione nell’ambito delle teorie, ma non vi è alcuna prova scientifica che le possa dimostrare. Vi sono alcune questioni che vanno oltre il raggio del metodo scientifico, come quella di capire se vi è un senso intrinseco nella natura.

Un altro eminente scienziato, Sir Peter Medawar, a cui nel 1960 è stato conferito il Premio Nobel per la medicina, per il suo lavoro sull’immunologia, ha trattato lo stesso argomento nel suo libro “The Limits of Science”. McGrath spiega che Medawar distingueva tra questioni trascendenti, che è meglio lasciare alla religione e alla metafisica, e questioni relative all’organizzazione e alla struttura dell’universo materiale.

Un’ulteriore dimostrazione del fatto che Dawkins non è rappresentativo del pensiero scientifico sta nel fatto che nel 2006, l’anno in cui è apparso “The God Delusion”, tre ricercatori illustri hanno pubblicato libri in cui ammettono la validità di uno spazio per il divino nell’universo. Essi sono: Owen Gingerich, “God’s Universe”; Francis Collins, “The Language of God”; e Paul Davies, “The Goldilocks Enigma”.

“Dawkins è costretto”, conclude McGrath, “a prendere atto del fatto estremamente significativo che il suo pensiero, secondo cui le scienze naturali sono una sorta di autostrada intellettuale per l’ateismo, viene rigettato dalla maggior parte degli scienziati, a prescindere dalle loro idee religiose”.

Religione e violenza

Un altro argomento utilizzato da Dawkins è che Dio e la religione sarebbero un male, essendo responsabili di ogni sorta di violenze e abusi nella storia dell’umanità. McGrath ammette subito che la violenza ispirata alla religione è chiaramente qualcosa che deve essere rifiutata.

McGrath, che è cresciuto nell’Irlanda del Nord, ha avuto un’esperienza notevole in quanto a violenza religiosa. Tuttavia, egli sostiene che è una proposizione totalmente diversa quella di ritenere che la violenza sia un elemento intrinseco alla religione stessa.

Dawkins sbaglia anche nel considerare l’ateismo come un’impostazione da cui derivi una influenza universalmente positiva. Basti ricordare la storia del XX secolo per trovare numerosi esempi di violenza motivata dalla politica, non da ultimo quella derivante dal regime ateistico dell’Unione Sovietica.

Evidentemente, le persone sono capaci sia di violenze inaudite, sia di una condotta morale irreprensibile, sottolinea McGrath. E entrambi gli estremi possono essere generati da visioni globali sia religiose che di altra natura. È vero che la religione può trasformare i conflitti umani in battaglie tra il bene e il male. Ma allo stesso tempo, una società che rifiuta Dio tende a porre come assoluto altre realtà o concetti. In questo senso, la Rivoluzione francese, al fine di sostituire il Cristianesimo con i suoi ideali e principi laici, si è resa responsabile di repressioni violente.

Lo stesso tema del rapporto tra violenza e religione è trattato in un altro libro del 2006, dal titolo “Is Religion Dangerous?” (ed. Lion Hudson), in cui l’autore, Keith Ward, professore di religione presso il Gresham College, replica alle critiche indirizzate alla religione, sostenendo che senza di essa il mondo si troverebbe in condizioni assai peggiori.

Ward ammette che esistono esempi di violenza ispirata alla religione, ma afferma che anche la mancanza di fede può portare ad azioni distruttive e al male. È vero che testi religiosi come quelli biblici possono essere utilizzati in modo non corretto per finalità sbagliate. Ma questo avviene solo quando i precetti essenziali, come quello dell’amore a Dio e al prossimo vengono ignorati e quando alcuni brani vengono estratti dal loro contesto.

Cercare il bene

Tutti gli esseri umani, sostiene Ward, sono esposti alla tentazione del male, sia le persone religiose, sia quelle che non lo sono. Come tutelarsi da questo fenomeno? Uno dei migliori modi, sostiene, è quello di adottare un insieme di credenze che insegnino a discernere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e che ci spronino al pentimento e alla ricerca del bene.

Piuttosto che muovere accuse generiche sulla “pericolosità della religione”, sarebbe meglio se ci chiedessimo se una particolare religione, in uno specifico contesto, possa essere pericolosa, sostiene Ward. La risposta a questa domanda può variare a seconda delle circostanze. In generale, prosegue, la religione ha dato prova di essere tra quelle forze in grado di generare stabilità sociale e dibattiti con riforme moralmente fondate.

Certamente la minaccia del terrorismo islamico ha generato molte preoccupazioni per le violenze ispirate alla religione. Ma questo è solo uno dei modi di interpretare l’Islam. Altri fattori sociali e politici, e non di natura religiosa, giocano un ruolo fondamentale nella creazione di questa violenza. E mentre i mezzi di comunicazione danno molto risalto alla violenza religiosa, buona parte dei conflitti nel mondo di oggi hanno poco a che fare con la religione.

Inoltre, nei casi in cui sia proprio la religione a promuovere la violenza, si tratta spesso di situazioni in cui è il potere politico che usa la religione in modo strumentale per giustificare l’uso della forza.

Non si possono dimenticare tutti i contributi positivi dati dalla religione, spiega Ward in un altro capitolo. L’esempio della carità che ci ha dato Gesù ha ispirato la gente nel corso dei secoli a seguire una vita di amore per gli altri. Il Cristianesimo è stato la fonte ispiratrice anche di innumerevoli istituzioni come ospedali, scuole e università, oltre a grandi opere d’arte, di letteratura e di musica.

La fede cristiana ha stimolato anche lo studio razionale del mondo materiale, che ha dato vita alla scienza moderna. L’importanza data dalla fede cristiana alla dignità della vita umana ha svolto un ruolo cruciale nell’evoluzione degli ideali dei diritti umani. La religione, conclude Ward, può costituire una delle forze più positive per il bene della vita umana.