La deriva demografica europea spiegata da uno scrittore cattolico

Intervista a Riccardo Cascioli

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ROMA, martedì, 26 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Nel momento in cui l’Unione Europea sembra raggiungere la più vasta estensione, i segnali che si avvertono sono quelli di una gravissima crisi demografica come di una accentuata secolarizzazione in atto.



Invece di favorire una politica di sostegno alle famiglie ed alla procreazione, l’Europa favorisce modelli di famiglia confusi e soprattutto finanzia progetti di riduzione e selezione delle nascite.

Di questa deriva ZENIT ne ha parlato con Riccardo Cascioli, giornalista e scrittore del quotidiano “Avvenire”, nonché direttore del Centro Europeo di Studi su Popolazione Ambiente e Sviluppo (Cespas).

Sull'ultimo numero di “Svipop”, pubblicazione on-line del Cespas, lei sostiene che l'Europa sta vivendo uno dei punti più bassi della sua decadenza. Soffre dell'inverno demografico eppure favorisce i matrimoni gay che non accrescono certo la procreazione. Ci spiega la situazione?

Riccardo Cascioli: Non c'è dubbio che i matrimoni gay indeboliscono la famiglia. Lo dimostrano anche gli studi fatti nei Paesi nord-europei che hanno da tempo approvato le unioni gay, dove è evidente la coincidenza tra queste unioni e l'aumento di divorzi che va di pari passo con la diminuzione dei matrimoni.

L'antropologo americano Stanley Kurtz, prendendo in esame vari studi in materia, conclude: "Invece di incoraggiare il ritorno al matrimonio le unioni gay hanno dato il messaggio che il matrimonio stesso è anacronistico e che virtualmente ogni forma di famiglia è accettabile, compresa la genitorialità fuori dal matrimonio".

Del resto è proprio questo il motivo per cui negli ultimi anni i movimenti femministi e omosessuali si sono "convertiti" alla richiesta del matrimonio gay: storicamente infatti questi sono movimenti che hanno sempre lottato per l'abolizione del matrimonio.

D'altra parte è evidente che l'indebolimento della famiglia è tra le cause della bassa fertilità in Europa: basta vedere il Rapporto dell'OCSE "sui recenti cambiamenti demografici in Europa" e si noterà che tra il 1970 e il 2000 la curva della fertilità (in diminuzione) coincide con quella dell'aumento dei divorzi.

Di recente si è diffusa la notizia che i Paesi dell'Unione Europea intendono destinare 75 milioni di dollari a progetti di controllo della popolazione, cioè contraccettivi, profilattici, aborto, sterilizzazioni ecc. Crede sia scandaloso oltreché discriminatorio nei confronti dei Paesi emergenti, vedere l'Europa che paga per incrementare le nascite nel Nord del mondo, e nello stesso tempo finanzia tutti i tipi di progetto per ridurre le nascite nel Sud povero.

Riccardo Cascioli: Il 14 ottobre si è svolta all'interno dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la giornata di celebrazione e riflessione sui 10 anni della Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo.

In questa occasione il rappresentante della UE alle Nazioni Unite, Hans Van Den Broek, ha annunciato che l'Unione Europea coprirà il bilancio del Fondo per gli strumenti di salute riproduttiva (75 milioni di dollari), che lo stesso Fondo chiarisce trattarsi di preservativi, kit per i test di gravidanza e materiale ostetrico (che sappiamo benissimo essere usato per aborti).

Quello della UE è un contributo straordinario e sarà ricavato evidentemente dagli aiuti allo sviluppo, una dimostrazione che sempre più l'Europa cerca di combattere la povertà eliminando fisicamente i poveri.

E non sorprende che contemporaneamente si cerchi di incrementare le nascite nel Nord del mondo, i cui tassi di fertilità (1,4 figli per donna in Europa) sono ben al di sotto del livello di sostituzione (2,1): è l'affermarsi del pensiero eugenetico, che tanti disastri ha già combinato nel XX secolo e che oggi conosce una primavera. In pratica debbono nascere solo i figli dei ricchi e dei sani, da scartare i poveri e i malati.

Lei ha appena pubblicato il libro "Le bugie degli ambientalisti" (ed. Piemme), ci spiega che cosa c'entrano gli ecologisti con la cultura anti-vita?

Riccardo Cascioli: Anche il movimento ambientalista nasce da una costola delle Società di Eugenetica britanniche e americane, che peraltro tanta parte hanno avuto nelle politiche naziste. E lo dimostra il fatto che tutte le battaglie e i miti ecologisti - dall'opposizione agli OGM allo spettro del riscaldamento globale, dalla demonizzazione degli automobilisti alla presuna sparizione delle foreste - hanno come comune denominatore il tentativo di dimostrare che sulla terra ci sono troppe persone, per cui in nome della natura e delle generazioni future si vuole limitare il diritto alla vita delle generazioni attuali.

Quali secondo lei le differenze tra la cultura dell'umanesimo cristiano e la cultura ecologista che ha dominato la scena negli ultimi trent'anni?

Riccardo Cascioli: Siamo agli antipodi: l'ecologismo pretende esso stesso di essere una religione in cui viene eliminata ogni differenza ontologica tra uomini e altri esseri viventi. La stessa natura diventa una divinità e non a caso si è rispolverato il nome di Gaia, la dea della Natura.

In questa concezione l'uomo diventa un "problema" per l'ambiente, come ha sintetizzato uno dei guru dell'ambientalismo, James Lovelock : “Gli umani sulla Terra si comportano per certi versi come un organismo patogeno, o come cellule di un tumore o di una neoplasia. Siamo cresciuti così tanto in termini di numeri e disturbi arrecati a Gaia che la nostra presenza è diventata sensibilmente molesta….la specie umana è oggi talmente numerosa da costituire una grave malattia planetaria.”.

Per il cristianesimo, l'uomo - fatto a immagine e somiglianza di Dio - è il fine, il custode responsabile dell'ambiente in cui è posto a vivere, che - come dice il Papa - gli è casa e risorsa. Lo sguardo del cristiano è pieno di gratitudine per i doni della natura: l'uomo in questo caso non è il problema, ma la soluzione, egli stesso è risorsa per usare al meglio dei doni.