La differenza tra i sessi, “essere per l’altro” (I)

Intervista alla teologa tedesca Jutta Burggraf

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PAMPLONA, venerdì, 24 settembre 2004 (ZENIT.org).- La differenza tra i sessi, uomo e donna, mostra che la pienezza umana risiede nel rapporto, nell’ “essere per l’altro”. “Esorta ad uscire da se stessi, a cercare l’altro e a gioire per la sua presenza”, afferma la teologa tedesca Jutta Burggraf.



Laica, professoressa di Teologia dogmatica e di Teologia ecumenica presso la Facoltà di Teologia dell’Università di Navarra, la Burggraf espone in questa intervista concessa a ZENIT alcune chiavi per interpretare la “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo”, pubblicata il 31 luglio scorso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Perché crede che la Lettera sulla collaborazione tra uomini e donne sia stata mal ricevuta da molti mezzi di comunicazione?

Burggraf: Perché siamo pericolosamente abituati ai fatti più drammatici e scandalosi che i mezzi di comunicazione ci presentano ogni giorno, costruiti abilmente per soddisfare la morbosità del grande pubblico: un uomo afferra un’arma e uccide sua moglie in un attacco d’ira; un altro getta la compagna dalla finestra; un altro ancora ferisce gravemente la sua donna con un coltello.

Scene di questo tipo possono verificarsi in qualsiasi città tranquilla e pacifica, in cui i vicini si riuniscono rapidamente per esprimere il loro grande stupore e il loro sconcerto. Dopo aver visto scene di disperazione più o meno eloquenti passiamo ad un’altra notizia, pensando che la società debba proteggere di più le donne…

In un contesto di questo tipo non sorprende che la Congregazione della Dottrina della Fede si sia riferita in una Lettera speciale sia agli uomini che alle donne. Non vuole difendere soltanto la dignità femminile e riprende ciò che ha fatto Papa Giovanni Paolo II, con grande sensibilità, 16 anni fa nella lettera apostolica “Mulieris dignitatem”, documento che ha suscitato ammirazione anche in alcuni dei circoli femministi più radicali.

Oggi, oltre a segnalare chiaramente i diritti legittimi della donna – ed impegnarsi perché vengano rispettati nei cinque continenti –, è necessario anche parlare dei doveri di entrambi i sessi.

Detto in altre parole, è giunta l’ora di ricordare alle persone la loro grande missione in questo mondo. Tutti sono stati creati per essere “aquile”, capaci di volare molto in alto, verso il sole, e non dovrebbero sminuirsi comportandosi come “galline” che non fanno altro che discutere continuamente per beccare i chicchi che trovano a terra.

Vede una continuità tra questa Lettera e la “Mulieris dignitatem”?

Burggraf: Sia la “Mulieris dignitatem” che la recente Lettera sulla collaborazione si richiamano ai testi della Genesi per segnalare il grande valore dell’essere umano.

“Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (Gn 1,26), ha detto Dio nel momento culminante della Sua opera creatrice. Il racconto della creazione testimonia una differenza originaria tra l’uomo e la donna: “Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: ‘questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa’”.

“La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta” (Gn 2. 21-23).

Alcuni hanno interpretato questo fatto come una presunta subordinazione della donna.

Burggraf: Da questo testo non si può dedurre, in alcun modo, che la donna sia subordinata all’uomo o che sia inferiore a lui (una semplice “costola”), dato che Adamo, prima del sonno, non rappresenta l’uomo, ma la persona umana in quanto tale .

L’autore della Genesi non parla della differenza sessuale (Adamo ha ancora la sua “costola”), ma sottolinea che l’uomo (uomo e donna insieme) è signore della creazione che lo circonda. In essa è anche presente la donna, che dà nomi agli animali e si trova sola, senza una compagnia adeguata.

Il sonno di Adamo rappresenta il mistero: è Dio stesso che agisce nella creazione dell’essere umano, e i Suoi piani sono molto al di sopra dei nostri. Nella Sacra Scrittura, il sonno è spesso un momento di rivelazione (basti ricordare il caso di Giacobbe o di Giuseppe).

E’ dopo il sonno che compare la differenza sessuale: Adamo ed Eva si riconoscono come uguali e complementari. Per questo si può dire che Dio abbia creato l’uomo e la donna in un unico atto misterioso. Non c’è destra senza sinistra, non c’è giù senza su e non esiste nemmeno l’uomo senza la donna.

In questo si vede con chiarezza che la differenza sessuale non è irrilevante né un “di più”, e non è nemmeno un prodotto sociale, ma deriva dell’intenzione del Creatore.

La lettera insiste sul ruolo della donna di accogliere l’altro. Lei sottolinea che anche l’uomo è un essere per l’altro. Può spiegare meglio questo concetto?

Burggraf: Creando l’uomo come maschio e femmina, Dio ha voluto che l’essere umano si esprimesse in due modi distinti e complementari, ugualmente belli e nobili.

Sicuramente Dio ama sia l’uomo che la donna. Ha dato ad entrambi la dignità di riflettere la Sua immagine e chiama entrambi alla pienezza.

Perché, però, li ha creati diversi? La procreazione non può essere l’unico motivo, perché questa sarebbe possibile anche in forma partenogenetica o asessuale, o con altri mezzi come quelli che si possono incontrare, in una grande varietà, nel regno animale. Queste forme alternative sono quantomeno immaginabili e testimonierebbero una certa autosufficienza.

La sessualità umana significa una chiara disposizione nei confronti dell’altro. Dimostra che la pienezza umana risiede proprio nel rapporto, nell’essere per l’altro. Esorta ad uscire da se stessi, cercare l’altro e gioire per la sua presenza. E’ come il sigillo dell’amore di Dio nella struttura stessa della natura umana.

Anche se ogni persona è amata da Dio “per se stessa” ed è chiamata ad una pienezza individuale, quest’ultima non può essere raggiunta se non in comunione con gli altri. E’ fatta per dare e ricevere amore. E’ di questo che ci parla la condizione sessuale, che ha un valore immenso in sé.

La sessualità parla allo stesso tempo di identità e di “alterità”. Uomo e donna hanno la stessa natura umana, ma in modo diverso, complementare.

La Lettera trova la sua matrice nella Genesi. A che punto è l’esegesi in queste questioni?

Burggraf: In base ad alcune interpretazioni antiche, Adamo va incontro ad Eva come Dio va incontro all’umanità. In base a questo, l’uomo, rappresentando Dio, sarebbe attivo; la donna invece, rappresentando l’umanità sarebbe passiva. Per superare questa argomentazione non è necessario ripetere le esagerate proteste femministe a questo proposito.

Per sottolineare come la donna non sia affatto passiva basta richiamarci alla nostra esperienza quotidiana. E’ ricettiva nella sua femminilità essendo immagine di Dio così come lo è l’uomo.

L’amore perfetto consiste nel dare e nel ricevere, anche nell’intimità divina. Anche il poter ricevere è un’esigenza dell’amore, che per noi può essere anche più difficile del dare, perché richiede umiltà. Tornando al rapporto tra i sessi, è evidente che non è solo l’uomo che dà e la donna che riceve.

L’amore al quale entrambi sono chiamati si esprime in una dedizione libera e reciproca. Questa, però, è possibile solo se è reciproca anche la disposizione a ricevere. La ricettività, insieme alla dedizione, appare quindi come un altro elemento costitutivo della comunione, che ha sicuramente effetti positivi in entrambe le direzioni, perché ricevendo si arricchisce, si rafforza e si rende felice anche l’altro, dal momento che la ricettività in sé è già uno dei doni più grandi che si possano offrire ad un’altra persona.

La ricettività richiede anche una attività, ma un’attività che accetta, interiorizza ed è al servizio dell’approfondimento delle azioni dell’altro.

Al di là di tutto questo, si può comprendere la ricettività solo riconoscendo in essa un tipo speciale di attività, di espressione e di creatività.

L’uomo tende per sua natura alla donna, e la donna all’uomo. Non cercano un’unità androgina, come suggerisce la mitica visione di Aristofane nel “Banchetto”, ma hanno bisogno l’uno dell’altro per sviluppare pienamente la loro umanità.

La moglie viene vista come “aiuto” dell’uomo, e viceversa, il che non equivale a “servo” né esprime alcun tipo di disprezzo. Anche il salmista dice a Dio: “Tu sei il mio aiuto”. Partendo dall’esperienza originale sappiamo che non si tratta necessariamente del rapporto tra un unico uomo ed un’unica donna.

La reciprocità si esprime in molteplici situazioni della vita, in una pluralità policroma di rapporti interpersonali, come la maternità, la paternità, la filiazione e la fraternità, la collegialità, l’amicizia e molti altri, che interessano contemporaneamente ogni persona. Alcuni sottolineano, quindi, come si tratti di una reciprocità asimmetrica.

[La seconda parte dell’intervista verrà pubblicata su ZENIT, domenica 26 settembre]