“La dignità dell’uomo non è né vegetale né animale”, ha detto il Pontefice

| 447 hits

CITTA’ DEL VATICANO, domenica 21 marzo 2004 (ZENIT.org).- La dimensione di malato in stato vegetativo non cancella la dignità umana, che rimane un valore intrinseco su cui si posa “lo sguardo amorevole di Dio Padre”.



Così Giovanni Paolo II in un discorso rivolto ai partecipanti al Congresso Internazionale su "I trattamenti di sostegno vitale e lo stato vegetativo. Progressi scientifici e dilemmi etici", ricevuti in Vaticano il 20 marzo scorso.

Il Papa ha spiegato come nonostante “siano ben documentati casi di recupero almeno parziale, anche a distanza di molti anni” di pazienti in stato vegetativo permanente “non manca chi giunge a mettere in dubbio il permanere” della stessa “qualità umana” del malato.

“Quasi come se l'aggettivo ‘vegetale’– ha poi di seguito aggiunto - (il cui uso è ormai consolidato), simbolicamente descrittivo di uno stato clinico, potesse o dovesse essere invece riferito al malato in quanto tale, degradandone di fatto il valore e la dignità personale”.

”In opposizione a simili tendenze di pensiero, - ha detto il Santo Padre - sento il dovere di riaffermare con vigore che il valore intrinseco e la personale dignità di ogni essere umano non mutano, qualunque siano le circostanze concrete della sua vita”.

”Un uomo, anche se gravemente malato od impedito nell'esercizio delle sue funzioni più alte, è e sarà sempre un uomo, mai diventerà un ‘vegetale’ o un ‘animale’”, ha precisato il Pontefice.

”Anche i nostri fratelli e sorelle che si trovano nella condizione clinica dello ‘stato vegetativo’ conservano tutta intera la loro dignità umana”.

“Lo sguardo amorevole di Dio Padre - ha concluso Giovanni Paolo II - continua a posarsi su di loro, riconoscendoli come figli suoi particolarmente bisognosi di assistenza”.