La dimensione religiosa della libertà umana

Convegno a Roma dell’Istituto Acton per il XV anniversario della Centesimus annus

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ROMA, venerdì, 16 marzo 2007 (ZENIT.org).- Il cammino verso la libertà religiosa continua a rivelarsi particolarmente accidentato, non solo nei Paesi comunisti o ex comunisti, ma anche nell'Europa occidentale.



E' quanto è emerso dal Convegno sul tema “The Religious Dimension of Human Freedom”, organizzato dall’Istituto Acton il 14 marzo presso la Pontificia Università Santa Croce di Roma.

A partire dal 2005, l’Istituto Acton ha deciso di celebrare il XV anniversario della Centesimus annus, l’Enciclica sociale fortemente innovatrice di Giovanni Paolo II, con un seminario di nove lezioni svolte da autorevoli esperti di diverse discipline.

Nel discorso introduttivo a questo settimo Convegno, padre Robert Sirico, Presidente dell’Istituto Acton, ha sottolineato che “l’errore fondamentale del secolarismo odierno è la non comprensione della vera essenza della natura umana. Papa Giovanni Paolo II, nella Centesimus annus, aveva già sottolineato l’importanza della libertà religiosa come fonte di tutte le altre libertà”.

“Benedetto XVI, dal canto suo, ha voluto distinguere tra due forme di secolarismo: quello che, giustamente, distingue la sfera religiosa del potere da quella civile, e il secolarismo deteriore che vorrebbe mettere al bando qualunque simbolo religioso, negando di fatto la libertà religiosa”, ha continuato.

Partendo dai documenti pontifici, il Cardinale Julian Herranz ha sottolineato che “La Centesimus annus si richiama, come è noto, all’Enciclica Rerum novarum del 1891, nella quale papa Leone XIII aveva già richiamato il dovere morale degli Stati nazionali di garantire la libertà religiosa. È palese, tuttavia, che tale libertà sia stata negata in molte circostanze nel corso della storia”.

“È un tema che torna urgentemente d’attualità, a seguito del dilagare del fondamentalismo religioso, in special modo del terrorismo islamico, ma anche del fondamentalismo laicista tipicamente europeo”, ha detto.

In generale, ha poi aggiunto il porporato, “la negazione della libertà religiosa ha sempre avuto gravissime ripercussioni sulla convivenza pacifica dei popoli”.

Alla luce di queste verità, “la Chiesa Cattolica si fa paladina da sempre di tale libertà per i cristiani ma anche per i non cristiani”, ha quindi osservato il Cardinale.

Tuttavia, ha proseguito Herranz, “la libertà di religione è in pericolo non soltanto in Cina o nei Paesi dove vige la sharia, ma anche qui in Europa, dove, in molti Paesi, il concetto di laicità dello Stato è stata equivocato e la libertà religiosa è stata interpretata come una concessione, piuttosto che come un diritto da tutelare e promuovere”.

Richiamandosi alle parole di Giovanni Paolo II, il Cardinale ha quindi sottolineato anche il pericolo dell’avanzare del libertarismo nichilista che porta all’impoverimento delle leggi civili (aborto, eutanasia, ecc.) e quindi a un “regresso della civiltà”.

Il caso cinese è stato preso in esame dagli altri due relatori intervenuti: la professoressa Raphaela Maria Schmid, docente di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana e padre Bernardo Cervelliera, missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) e Direttore dell’agenzia di stampa “AsiaNews”.

Sul tema della libertà di culto nel grande Paese asiatico la professoressa Schmid ha sottolineato che “oggi la libertà religiosa in Cina è parziale e condizionata dalla compromissione degli ecclesiastici con il regime comunista, che arriva a nominare Vescovi e a regolare l’insegnamento nei seminari”.

Il Governo cinese permette la pratica religiosa nel Paese solo con personale riconosciuto e in luoghi registrati presso l’Ufficio per gli Affari Religiosi e sotto il controllo dell’Associazione Patriottica, il cui statuto prevede la creazione di una Chiesa nazionale separata dalla Santa Sede.

“La cosiddetta 'chiesa patriottica', opera dunque in autonomia, anche dottrinale, dal Vaticano”, mentre “al contrario, i cattolici fedeli al Papa, vivono in totale clandestinità”, ha continuato la Schmid.

“I segnali positivi degli ultimi anni – ha proseguito la studiosa – sono il progressivo riavvicinamento tra la chiesa patriottica e la Chiesa di Roma e il sempre crescente interesse, tra le élite intellettuali, verso il tema religioso”.

“Lo scoglio più grosso è dunque costituito dal fatto che tale chiesa patriottica è stata ‘addomesticata’ dal regime, specie su temi come il controllo delle nascite e il Vangelo viene modellato e manipolato dalle esigenze sociali”.

Per molti anni missionario nel vicino e nell’estremo oriente, padre Cervellera si è invece detto “ottimista sul futuro della Chiesa cinese”.

Forte della sua esperienza sul campo, ha delineato tuttavia uno scenario sociale, politico ed economico carico di contraddizioni e ambiguità: “La Cina dei successi economici è segnata (nell’ottica del regime comunista) da un grande ‘fallimento’: la rinascita religiosa”.

“Secondo le statistiche governative, tra i quadri del partito unico ci sono addirittura 12 milioni di persone legate a qualche organizzazione religiosa, di cui 5 milioni in modo convinto e regolare – ha aggiunto –. I 300 milioni (100 milioni secondo i dati ufficiali) di credenti in tutto il paese sono un autentico ‘fallimento’ per il regime”.

“Il dato confortante è che questa rinascita coinvolge soprattutto le giovani generazioni e le persone sotto i 30 anni. Il fenomeno, come detto, coinvolge molto le élite e i ceti più colti e ciò smentisce definitivamente il mito della religione ‘oscurantista’”, ha proseguito padre Cervellera.

Il sacerdote ha poi tracciato anche una panoramica della situazione in India: anche in questo paese la libertà religiosa è di fatto inesistente, visto il preoccupante fenomeno dell’integralismo induista.

“Anche l’induismo sovente degenera in attacchi terroristici contro i cristiani e alla lunga ciò inibisce lo sviluppo sociale – ha detto padre Cervellera –. Solo nel 2006 gli attentati contro le scuole cattoliche sono stati 200 in tutto il paese. Il dato paradossale è che spesso i fondamentalisti indù, sono i primi ad aver studiato da giovani in istituti cristiani”.

Con riferimento ai cristiani che vivono in Paesi a maggioranza islamica, il missionario del PIME ha sottolineato che la loro presenza ha sempre favorito la pace e la convivenza civile, “persino in Libano, dove il terrorismo non è un fenomeno endemico ma è stato ‘importato’ dai siriani, dagli arabi o dagli iraniani”.

“I cristiani – ha osservato Cervellera – dimostrano, con la loro condotta e con il loro esempio che è possibile conciliare fede e modernità, un connubio considerato demoniaco da molti islamici, sebbene i terroristi di Al-Qaeda si servano di mezzi moderni per comunicare”.

“Sono dati come questi – ha concluso il missionario del PIME – a dimostrare che in alternativa alla libertà religiosa c’è solo la barbarie”.

L’Istituto Acton, un think-tank italo-americano fondato da padre Robert Sirico nel 1990 a Grand Rapids (Michigan), mira a coniugare “la prosperità ed il progresso sociale sulla base della libertà religiosa, della libertà economica e della responsabilità personale” attraverso seminari, pubblicazioni periodiche ed attività di varia natura.