La “Diplomazia dell’Assistenza” di Pio XII raccontata dalle vittime del conflitto

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 7 luglio 2004 (ZENIT.org).- 556 buste, 108 registri, 1.685 scatole, cui si aggiungono circa quattro milioni di schede dell’Ufficio Informazioni Vaticano per i prigionieri di Guerra (1939-1947), sono dagli inizi di luglio a disposizione degli studiosi e di tutti coloro che intendono approfondire la conoscenza storica di quegli anni.



Tutte queste informazioni sono infatti contenute nei due volumi intitolati “Inter Arma Caritas” pubblicati di recente dall’Archivio Segreto Vaticano.

Dalle lettere, dalle schede, dai rapporti dei nunzi, emerge una realtà straordinaria, poco considerata dai tanti volumi di storia finora pubblicati.

La Santa Sede ed in particolare il Pontefice Pio XII, subito all’inizio del secondo conflitto mondiale, ha messo in azione una “Diplomazia dell’assistenza” che ha salvato, protetto e sollevato dall’angoscia milioni di persone.

Padre Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, nella presentazione del Primo volume, spiega che: “Il fondo archivistico ‘Ufficio Informazioni Vaticano’ designato genericamente in passato come ‘prigionieri di guerra’ deve la sua formazione all’opera di assistenza caritativa che Pio XII volle istituire in stretto collegamento con la Sua segreteria di Stato a partire dalla fine del 1939”.

E già questa è una notizia che smentisce tutte le tesi secondo cui Pio XII era estraneo all’opera di assistenza che il clero ed il laicato cattolico operò nei confronti delle vittime della guerra, con particolare attenzione per gli ebrei.

L’ufficio, racconta Pagano, “era diretto dal prelato russo Alessandro Evreinov, sotto la continua supervisione dell’allora sostituto della segreteria di Stato Monsignor Giovanni Battista Montini”.

L’Ufficio era incaricato di ricevere e smistare le ricerche di informazioni sui dispersi, militari e civili, nelle zone devastate dal conflitto, grazie all’ausilio di una rete internazionale di collegamenti (soprattutto con le delegazioni e le Nunziature apostoliche) che permettevano il reperimento dei dati personali particolari.

Il Prefetto rileva che: “Le carte riflettono un aspetto rilevante della ‘diplomazia dell’assistenza’ già avviata con fini analoghi dalla Santa Sede nel corso del primo conflitto mondiale attraverso l’omonimo ufficio informazioni presieduto da monsignor Federico Todeschini”.

Pagano precisa: “Le carte di questo ufficio voluto da Pio XII crediamo si pongano come logica conseguenza del ruolo già svolto dal Nunzio Pacelli durante la prima guerra mondiale con la ‘diplomazia dell’assistenza’”.

Il Prelato vaticano sottolinea ancora che “Inter Arma Caritas” è una delle testimonianze storiche più vaste e dettagliate della cosiddetta “Oral History, oppure secondo il concetto della Alltagsgeschichte che propone una storia basata su argomenti della storia quotidiana al di là della storia politica, amministrativa, diplomatica”.

Le migliaia di buste del fondo archivistico infatti accolgono “scritti umili e disperati di ogni sorta di classi sociali, ma prevalentemente missive dimesse di povera gente, madri, padri, sorelle, fratelli, sposi e figli dei prigionieri e dei dispersi, spedite al Papa con nessuna formalità e con molta fiducia, dettate dal bisogno, dall’ansia di aver almeno notizia dei propri cari che con il passare degli anni erano costretti ad affievolire o addirittura spegnere la loro voce”.

“Questi scritti, - continua Pagano - immediati e personali, carichi di dolorante umanità, appena sorretti da una minima grammatica, sono appunti preziosi in quanto tali e restano, forse più di tante retrospettive storiche, a testimoniare della crudezza della vita i drammi degli affetti più cari e del sangue”.

Il Prefetto fa notare come “altrettanto importanti (...) sono i resoconti delle visite dei nunzi o delegati apostolici ai campi di prigionia sparsi in tutto il mondo”.

Di fatto i rappresentanti diplomatici erano invitati dal Pontefice attraverso la Segreteria di Stato a visitare i campi di prigionia. Fu così possibile mappare i campi, e raccogliere informazioni sugli internati, e, dove era permesso, passare informazioni agli stessi.

A questo proposito Pagano precisa che “l’Apertura alla consultazione degli studiosi del fondo Ufficio Informazioni Vaticano consente senza dubbio un approfondimento degli studi relativi al mondo concentrazionario nel periodo 1939-1947”. Insomma, un lavoro unico ed originale scritto dai protagonisti di quella vicenda storica.