La donna come custode della vita e perno della famiglia è anche costruttrice di pace

Si è tenuto a Roma un congresso dal titolo: “Donna e cultura della pace”

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ROMA, giovedì, 10 marzo 2005 (ZENIT.org).- La donna è protagonista nella costruzione della pace, poiché in quanto custode della vita e parte fondamentale della famiglia, è sempre grande forza umanizzatrice della società e “prima scuola di socialità”.



Queste le conclusioni del congresso internazionale “Donna e cultura della pace”, svoltosi a Roma questo giovedì, 10 marzo, ed organizzato dall’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dall’Università Europea di Roma.

Nell’aprire i lavori la dottoressa Cristina Zucconi, Presidente dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna ha spiegato come “oggi, in particolar modo, sentiamo l’esigenza di cercare e promuovere, con maggiore determinazione, una cultura della pace”, e che benché gli esseri umani anelino la pace, questa sembra tuttavia un bene irraggiungibile.

“La pace è un bene prezioso, costantemente minacciato dall’ingiustizia, dalla violenza e dall’egoismo”, ha sottolineato la Zucconi. Come ricorda il Santo Padre “dietro all’ingiustizia si cela sempre un comportamento ingiusto, vi è sempre una persona ingiusta”.

“Significa, quindi che la pace non si può improvvisare poiché è uno stile di vita improntata alla giustizia e al perdono ed è un valore che deve essere trasmesso con l’educazione, fin dall’infanzia nella scuola e in famiglia, prima scuola di socialità e prima e fondamentale scuola di pace”, ha concluso la Presidente dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna.

Nel suo intervento la dottoressa Cristina Lopez Schlichting, giornalista del programma radiofonico di Cadena COPE, ( Spagna), ha affermato che l’unità, il sacrificarsi gli uni per gli altri, l’impegno amorevole testimoniato da una famiglia cristiana sono i parametri culturali entro i quali si sviluppa una cultura per la pace.

La giornalista del COPE ha spiegato: “Papà e mamma sono uniti per sempre, papà e mamma affrontano insieme, le difficoltà i dolori e le gioie della vita. Papà e mamma sono diversi ma si amano per come sono, e quando sbagliano, chiedono perdono. Si può immaginare una più grande testimonianza per la pace?”.

“Non si tratta di un moralismo o di una educazione a generici valori, il fascino che il cuore sperimenta nella bellezza cristiana nasce da un incontro, dal fascino per un’altra persona, dal modo di vivere di un marito e di una moglie”, ha poi aggiunto.

“Questo è il metodo cristiano. Gli apostoli non seguivano Cristo perchè ritenevano interessante il suo discorso, ma perchè intuivano una libertà, una grandezza, una misericordia distinta da tutti quelli che avevano incontrato prima”.

La Lopez Schlichting si è detta quindi preoccupata di come il matrimonio cristianamente inteso mostri segni di grave decadenza in Europa.

Nel 2001 nell’Unione Europea la media era di 5 matrimoni ogni mille abitanti. Solo in Spagna nell’anno 2000 ci sono state 44.944 separazioni e 27.258 divorzi.

Tra i tanti guai che separazioni e divorzi generano, la giornalista spagnola ha sottolineato la depressione dei figli di coppie separate, con problemi relativi alla mancanza di modelli di riferimento paterni e materni.

Crescono così le famiglie monoparentali, ha proseguito la Schlichting, “che è un modo snob di dire famiglie divise”. In Spagna sono già 310.000.

Le percentuali di fecondità che secondo la giornalista, “sono un indicatore della salute della famiglia”, in Spagna nel 2000 sono state le più basse d’Europa con 1,2 figli per donna. E dire che venti anni fa la fertilità in Spagna era la seconda più alta d’Europa con 2,2 figli per donna, superata solo dall’Irlanda con un 3,3.

La Lopez Schlichting ha concluso enumerando le tante qualità umane e sociali insite nel matrimonio cristiano: l’impegno di fedeltà, il vincolo chiaro e indissolubile e l’apertura alla vita, quale esempio della disponibilità ai disegni del Signore.

Padre Paolo Scarafoni, L.C., Rettore Magnifico dell’Ateno Pontificio che ha ospitato questo congresso, nel prendere la parola ha ricordato che: “Il male non si sconfigge con il male”.

“Il male si verifica quando gli uomini si sottraggono alle esigenze dell'amore. Il bene invece, nasce dall'amore, si manifesta come amore ed è orientato all'amore”, ha spiegato il Rettore.

Da qui il ruolo della donna. Scarafoni ha ricordato che “La cultura dell’amore passa da una generazione all’altra soprattutto per opera delle donne. Il Papa ha avuto modo di sottolinearlo nel suo ultimo libro”, “Memoria e Identità”.

“Se la famiglia umana potrà vincere il male con il bene – ha rilevato padre Scarafoni – dipenderà in buona parte dal ruolo che svolgono oggi le donne, nella trasmissione della legge morale, nella educazione alla cultura della pace”.

“Nessun uomo, nessuna donna di buona volontà può sottrarsi all'impegno di lottare per vincere con il bene il male. È una lotta che si combatte validamente soltanto con le armi dell'amore”, ha concluso poi.