La donna mediatrice di Pace

Le virtù femminili di accoglienza, disponibilità, amore e sensibilità esaltate dalla Vergine Maria

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di suor M. Caterina Gatti icms


ROMA, lunedì, 19 marzo 2012 (ZENIT.org) - Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008 scrisse che “la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace in quanto in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l’amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell’autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l’aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l’altro e, se necessario, a perdonarlo”.

Tutte queste, così come altre componenti della pace, sono anche alcune delle caratteristiche fondamentali della donna: l’accoglienza dell’altro, l’aiuto vicendevole e la disponibilità al sacrificio, l’amore disinteressato, la sensibilità, l’attenzione sono insite nella femminilità, per cui si può davvero dire che è la donna ad essere chiamata in causa per essere testimone, messaggera, educatrice e maestra di pace.

La donna ha una particolare vocazione per quanto riguarda la promozione della pace in famiglia e in ogni ambito della vita sociale, economica e politica a livello locale, nazionale ed internazionale. Essa è quindi mediatrice di pace prima di tutto nella sua famiglia per esserlo poi nell’intera società, della quale la famiglia stessa ne costituisce la prima cellula.

La Chiesa infatti rivolge in modo particolare un invito alla donna affinché si faccia educatrice di pace - con tutto il suo essere ed il suo operare - nei rapporti tra le persone e le generazioni, nella cultura, nella vita sociale e politica delle nazioni ed in modo particolare nelle situazioni di guerra e di conflitto. Tale invito poggia sulla considerazione che a lei Dio “affida in modo speciale l’uomo, l’essere umano” (cfr. Giovanni Paolo II, Mulieris Dignitatem).

Per svolgere al meglio tale missione, la donna deve però come prima cosa cercare di coltivare la pace interiore, che è frutto del sentirsi e sapersi amati da Dio e del voler corrispondere al suo amore. Nella storia troviamo molti esempi di donne che hanno saputo far fronte, grazie a questa consapevolezza e a questo amore per il Signore, a molte situazioni di difficoltà, di discriminazione, di sfruttamento, di violenza o guerra.

Un ambito in cui la pace può essere promossa dalla donna, è come già detto quello familiare: ogni mamma riveste un ruolo di primaria importanza nell’educazione dei figli, in quanto fa nascere in loro quella sicurezza e quella fiducia che sono necessarie per lo sviluppo corretto dell’identità personale.

Ciò permetterà successivamente loro di relazionarsi in modo positivo con gli altri. Se poi il rapporto con il marito è caratterizzato da affetto, da attenzione, da stima e rispetto reciproco, i bambini imparano “dal vivo” questi valori che per se stessi promuovono e caratterizzano la pace. Tale rapporto incide sulla psicologia dei figli e condiziona le relazioni che essi intrecceranno durante la loro esistenza. E di questo la donna deve essere ben consapevole: il suo essere educatrice alla pace, testimone di pace nel suo nucleo familiare ha dei risvolti non indifferenti sull’intera società.

Come diceva San Pio da Pietrelcina, la donna deve essere l’angelo di pace in famiglia, deve farsi davvero costruttrice di questo clima accogliente, poiché esso permette ai figli di percepire l’amore di Dio nelle relazioni familiari e li fa crescere in una spontanea apertura verso gli altri.

La pace è messa molto spesso nelle mani delle donne, anche nel loro decidere se accogliere o no quella nuova vita che è germogliata nel loro grembo. Esse sono invitate dalla Chiesa a schierarsi tutte e sempre dalla parte della vita, prendendo coscienza e cercando anche di trasmettere agli altri che l’attentato contro la vita umana al suo inizio è anche un’aggressione contro la società stessa. La donna, che è depositaria della vita fin dal suo concepimento, deve infatti rendersi conto che “nella violazione del diritto alla vita del singolo essere umano è contenuta in germe anche l’estrema violenza della guerra” (Giornata Mondiale per la Pace, 1995). Il Santo Padre Benedetto XVI ci ricorda che accanto alle vittime delle guerre, del terrorismo e di molte forme di violenza ci sono, non meno importanti, le morti silenziose provocate proprio dall’aborto e dalla sperimentazione sugli embrioni: “come non vedere in tutto questo un attentato alla pace?”, si chiede il Pontefice. Se infatti una delle caratteristiche della pace è l’atteggiamento di accoglienza verso l’altro, allora è chiaro che l’aborto e così la sperimentazione sugli embrioni costituiscono un diretto attacco a tale principio, indispensabile per instaurare rapporti di pace duraturi.

Di questo parere era anche la Beata Madre Teresa di Calcutta, che già nell’ormai lontano 1979 diceva: “Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. L’aborto è il principio che mette in pericolo la pace nel mondo”.

La donna, per meglio mettere in pratica questo grande compito che Dio le affida, deve ricorrere all’intercessione di Maria SS.ma, la Mediatrice per eccellenza, la Regina della pace.

Nella grande famiglia che è la Chiesa, è proprio la Santa Vergine a svolgere il ruolo così fondamentale di mediatrice di pace tra l’uomo e Dio. La Madonna disse a Santa Brigida: “Come la calamita attira il ferro, così io attiro a me i cuori più induriti per riconciliarli con Dio”.

Sono infatti il suo amore materno, la sua accoglienza, la sua dolcezza a conquistare anche il peccatore e a spingerlo a chiedere perdono per le proprie mancanze nei confronti di Dio. Invochiamo allora Maria SS.ma, Regina della pace. “Ella susciti donne intraprendenti e coraggiose [...] che si facciano, nella Chiesa e nella società, tessitrici di unità e di pace” (Giovanni Paolo II, Angelus, 12 febbraio 1995).