La dottrina sociale della Chiesa è alla base dei diritti umani

Secondo quanto afferma monsignor Michel Schooyans nel suo nuovo libro

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BRUXELLES, martedì, 24 luglio 2004 (ZENIT.org).- Secondo quanto constatato dal professor Michel Schooyans, la dottrina sociale della Chiesa è diventata una difesa e un fondamento decisivo dei diritti umani in un mondo stretto tra il socialismo e il liberalismo.



Docente presso l’Università di Lovanio, in Belgio, monsignor Schooyans è considerato uno dei maggiori esperti mondiali di questioni etiche e di demografia.

In Francia ha appena pubblicato un nuovo libro intitolato “Pour relever les défis du monde moderne : L'enseignement social de l'Eglise” (Per affrontare le sfide del mondo moderno: La dottrina sociale della Chiesa) edito dalla “Presses de la Renaissance”, in cui svolge un’originale sintesi del suo pensiero.

In questa intervista concessa a ZENIT, il professore ha affrontato alcuni degli argomenti principali presentati nel suo libro.

Che rapporto c’è tra la dottrina sociale della Chiesa e la difesa dei diritti umani?

Michel Schooyans: Nei primi documenti in cui l’insegnamento sociale della Chiesa incominciava ad articolarsi, i Papi facevano riferimento a situazioni di abuso che la coscienza morale doveva denunciare. Si trattava di porre in causa le strutture stabilite per trasformarle in strutture economiche e politiche più giuste. Niente di tutto questo è sorpassato, al contrario.

Sono sorti, però, due fattori nuovi, che hanno portato ad un approfondimento dell’insegnamento della Chiesa sulla società.

Il primo è l’esperienza del totalitarismo, le cui varie manifestazioni hanno in comune il fatto di voler distruggere psicologicamente la persona umana.

Il secondo è la diffusione della filosofia personalista, della quale ha beneficiato ampiamente la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II “Gaudium et Spes” e che Giovanni Paolo II ha cominciato a sviluppare molto presto, a Cracovia e a Lublino.

Da allora, nel suo insegnamento sociale, la Chiesa ha sottolineato che gli esseri umani sono fatti per vivere insieme e che hanno ricevuto la vita come qualcosa condiviso con Dio stesso, del quale tutti sono immagine.

In questo modo, l’insegnamento della Chiesa si vede arricchito da una ricca antropologia che fonda i diritti dell’uomo: il diritto alla vita, a fondare una famiglia, a praticare una religione, a lavorare, ad associarsi, ecc.; diritti inalienabili che lo Stato e le organizzazioni internazionali devono promuovere e proteggere.

Nel suo libro lei parla della teologia della creazione e della teologia del lavoro. Qual è la loro base? Qual è la loro concezione dell’uomo e di Dio?

Michel Schooyans; La teologia della creazione trova il suo fondamento nei primi capitoli del libro della Genesi. L’uomo è chiamato a trasmettere la vita e ad essere un amministratore responsabile della creazione. Quando l’uomo si comporta come se potesse impadronirsi del dono di Dio che è l’ambiente, allora sorgono problemi morali.

Oggi esistono nuove forme di avarizia che portano alcuni gruppi privati o pubblici e certi Stati ad abusare delle risorse del mondo, sfruttandole secondo i loro interessi particolari. Si dimentica che i beni della terra sono stati posti dal Creatore a disposizione di tutta l’umanità. Questo significa che abbiamo una responsabilità nei confronti non solo dei nostri contemporanei, ma anche delle generazioni future.

Così si spiegano i ripetuti appelli del Santo Padre a favore di un’ecologia umana: l’uomo è il dono più bello di Dio all’uomo, scrive in sintesi nell’enciclica “Centesimus Annus” (cfr. n.38). Non siamo credibili quando pretendiamo di rispettare l’ambiente ma non rispettiamo in primo luogo l’essere umano e quando non viene riconosciuto il suo ruolo unico al culmine della creazione.

Contrariamente ad un’ecologia bucolica, residuo dei sogni di intellettuali dell’illustrazione, inoltre, dove l’uomo è assente o non interviene sulla natura, questa diventa violenta. L’uomo deve occuparsi costantemente dell’ambiente per prevenirne l’erosione, la desertificazione, la distruzione di coltivazioni ad opera di insetti nocivi, ecc..

A differenza di quanto viene affermato dall’ecologia panteista ispirata al New Age, infine, l’uomo non è il semplice prodotto di un’evoluzione materiale: non deve alienarsi, né essere alienato offrendo un culto neopagano alla Madre Terra.

In un capitolo del suo libro, lei affronta il rapporto tra politiche demografiche e la democrazia. In un altro, mostra che i bambini sono l’investimento migliore. Quali sono le sue argomentazioni in proposito?

Michel Schooyans: Le democrazie occidentali continuano ad utilizzare e a divulgare a loro vantaggio l’ideologia maltusiana e i suoi corollari neomalthusiani. Secondo le espressioni moderne di questa ideologia, la sicurezza dei Paesi ricchi sarebbe minacciata dalla crescita della popolazione dei Paesi del Terzo Mondo.

Una “bomba” demografica proveniente dal Terzo Mondo sarebbe sul punto di scoppiare, sommergendo i Paesi ricchi e minacciando il loro benessere. Secondo questa ideologia della sicurezza demografica, quindi, è necessario che i Paesi ricchi controllino in maniera efficace la crescita della popolazione povera. Questo controllo dovrebbe essere effettuato avvalendosi della connivenza delle classi dirigenti degli stessi Paesi in via di sviluppo.

Un controllo di questo tipo finisce per essere coercitivo, come dimostrano gli esempi dell’India, del Brasile, del Messico, del Perù, ecc.. E’ una menzogna e un’aggressione fisica e soprattutto psicologica dire a questi Paesi che lo sviluppo della democrazia passa per la mutilazione del 40% delle donne in età di procreare.

I Paesi europei, che hanno finanziato ampiamente queste compagne, sono rimasti intrappolati nella loro stessa trappola. Finanziando e legalizzando in casa propria il rifiuto della vita, le popolazioni di questi Paesi invecchiano e diminuiscono. E’ quanto il grande demografo francese Gérard François Dumont ha chiamato “inverno demografico”.

Nella sua dottrina sociale, la Chiesa conferma per motivi morali e religiosi quanto viene affermato da molti esperti nei settori dell’economia, della demografia e delle scienze politiche, vale a dire che la cosa più importante al giorno d’oggi non è il capitale fisico (le materie prime), ma quello umano, ossia l’uomo ben formato a livello morale ed intellettuale.

Lei mette in relazione pace e sviluppo e propone una concertazione mondiale a favore dello sviluppo. Come viene indicato dalla dottrina sociale della Chiesa il cammino che porta allo sviluppo economico, spirituale e sociale?

Michel Schooyans: Fin dalle sue origini, nel XIX secolo, la dottrina sociale della Chiesa ha espresso critiche fondate contro il socialismo e il liberalismo. Al socialismo ha rimproverato di non aver fiducia nella persona umana e di aspettarsi troppo dai poteri pubblici; al liberalismo, invece, il fatto di favorire un individualismo che consacra la supremazia del più forte a scapito dei più deboli e il non voler riconoscere il ruolo necessario e legittimo dei poteri pubblici.

Nel suo insegnamento sociale, la Chiesa riconosce il ruolo sussidiario dei poteri pubblici: questi devono essere al servizio delle persone, delle istituzioni intermedie e della società civile, i quali devono vigilare. C’è un equilibrio molto delicato che può essere mantenuto solo quando gli attori sociali hanno una forte motivazione morale e religiosa capace di portarli a promuovere il bene comune, ad avere una tenerezza particolare nei confronti dei più vulnerabili e a lavorare per la giustizia e la pace.

Questo ideale, l’unico degno dell’uomo, implica che gli stessi poteri pubblici, le organizzazioni internazionali e le strutture economiche non siano indifferenti alla verità e non siano moralmente relativisti o puramente utilitaristi o addirittura cinici, ma si preoccupino di servire e non di farsi servire.

In una società che si globalizza, l’insegnamento sociale della Chiesa appare come una luce che irradia speranza. Una luce che, per nostra grande soddisfazione, siamo noi stessi.