La dottrina sociale: una risorsa contro la crisi

A Milano un Convegno della Fondazione Centesimus Annus il prossimo 4 e 5 maggio

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di Giovanni Marseguerra *

ROMA, lunedì, 30 aprile 2012 (ZENIT.org) - La Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, sin dalla sua nascita, ha costantemente perseguito l’obiettivo di diffondere e valorizzare il messaggio della dottrina sociale in riferimento alle tematiche di grande rilevanza del tempo presente.

La gravissima crisi in cui versano le economie di tutto il mondo richiede oggi di mettere in campo con urgenza questa grande risorsa, capace di “un conoscere illuminato dalla fede, in dialogo cordiale con ogni sapere” (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, pag. 75 - 76).

In effetti, nel corso di questi cinque lunghi anni di crisi, gli studiosi ed i commentatori hanno estesamente analizzato le cause della crisi ed i possibili rimedi ma raramente è successo che si siano rifatti  alla dottrina sociale cattolica.

Il Convegno della Fondazione Centesimus Annus,  che si apre a Milano all’Università Cattolica il prossimo venerdì 4 maggio, dal titolo “Institutions, Society and Markets: Towards a New Internationala Balance?”, rappresenta una significativa eccezione a questa regola.

Nel corso dei due giorni di lavori, introdotti dalla relazione di apertura di Alberto Quadrio Curzio e da una distingished lecture di Dominik Salvatore, e che avranno il loro culmine con la Lectio Magistralis di Sua Eminenza il Cardinale Scola, Arcivescovo di Milano, ci si interrogherà su quali possano e debbano essere le caratteristiche principali di un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione della persona e dei rapporti interpersonali solidaristici.

E’ ormai evidente come sia da ripensare un paradigma di crescita che, pur non essendo l’unico in atto, è stato certamente dominante negli ultimi due decenni. Un paradigma che si è basato sull’idea che il mercato sappia sempre auto-regolarsi, che l’individualismo spinto sia una necessità per il progresso e che lo sviluppo dei Paesi, emergenti e non, possa avvenire solo adottando quel paradigma. Sin dall’inizio della crisi, in tutti I Paesi sviluppati lo sforzo maggiore si è concentrato nell’evitare il collasso complete del sistema finanziario internazionale.

Ma quando la crisi sarà finita, se vorremo evitarne di ulteriori più drammatiche, sarà necessario indirizzare i sistemi economici nazionali e internazionali verso un vero sviluppo, solido e sostenibile nel tempo, che abbandoni il consumo senza limiti degli ultimi decenni e si focalizzi invece su investimenti e occupazione.

Due saranno le tonalità del Convegno: quella della internazionalizzazione, della globalizzazione, della governance e della cooperazione internazionale come momenti operativi; e quella della  sussidiarietà, solidarietà e sviluppo come principi ad un tempo valoriali e concreti.

Su questo sfondo di principi e di metodo, si svilupperanno le tre sessioni principali del Convegno: sul debito pubblico e privato, con le relazioni di Marco Fortis, Rodrigo de Rato e Alfredo Pastor; sulle strategie industriali internazionali, con le relazioni di Umberto Quadrino,  Mario Molteni, Francis G. Estrada, e Chekib Nouira; sul ruolo della dottrina sociale in un periodo di incertezza e angoscia come quello odierno, con i contributi di S.E. Mons. Silvano Maria Tomasi, Joseph Capizzi e Mary L. Hirshfeld.

Il Convegno si propone di esaminare quale sia oggi il ruolo delle istituzioni, della società e del mercato in un periodo come quello attuale caratterizzato da una profonda crisi non solo economica e finanziaria ma anche e soprattutto culturale, sociale e valoriale. La crisi, che nasce dal cambiamento irreversibile intervenuto nel corso degli ultimi decenni nelle relazioni tra i Paesi ricchi e il resto del mondo, impone oggi un profondo ripensamento dei rapporti economici internazionali e la riscoperta della solidarietà dinamica che, oltre alla distribuzione delle risorse esistenti, si preoccupa anche della produzione e riguarda i rapporti Nord-Sud e Est-Ovest.

Questa solidarietà si esplica attraverso le varie componenti dello sviluppo: lo sviluppo economico promosso dalle istituzioni, dalla società e dalle imprese, costituite da imprenditori e lavoratori; lo sviluppo intergenerazionale, che si basa su sistemi previdenziali sostenibili e che porta alla valorizzazione della famiglia; e lo sviluppo sociale, che promuove la coesione della società e dei territorio.

Urge oggi una maggiore visione di lungo periodo, che sappia prescindere da egoismi particolaristici e sia invece capace di costruire una politica del bene comune. E’ necessario allontanarsi dai recenti eccessi di enfasi sul mercato per muovere verso un sistema in cui le istituzioni riprendano vigore e capacità di stabilire e far rispettare le regole. Senza abbandonare la libertà di iniziativa e di intrapresa, che resta essenziale, ma deve essere sempre guidata dalla responsabilità capace di evitare gli eccessi di crisi.

Sotto questo profilo, né la teoria liberista né quella keynesiana sembrano oggi in grado di fornire soluzioni davvero complete ed efficaci alla crisi, e con tutta evidenza appare sempre più chiaro come i problemi economici debbano essere esaminati nei loro intrecci con la politica e la società, ricorrendo al principio di sussidiarietà come bussola per l’orientamento.

La sussidiarietà, come è ben noto, nella sua versione orizzontale è un principio cardine di una democrazia che voglia attuare un’equilibrata distribuzione di funzioni tra i soggetti istituzionali, i soggetti sociali, i soggetti economici di mercato.

E simmetricamente i tre pilastri su cui si fonda un sistema che vuole ispirarsi al principio di sussidiarietà sono costituiti dalle tre dimensioni di cui si compone la democrazia: la democrazia rappresentativa, basata sul diritto di voto e su elezioni libere e che necessita di leggi e di controllo sulla loro applicazione; la democrazia partecipativa, centrale nella dottrina sociale della Chiesa, che si basa sulla coesione dei vari soggetti della società che perseguono il fine del bene comune senza intendimenti di profitto; e la democrazia economica, che nella produzione di beni e servizi cerca il profitto capace di creare investimenti, occupazione e crescita.

Una vera democrazia (rappresentativa, partecipativa, economica) trova l’orizzonte a cui tendere nella complementarietà tra istituzioni, società e mercato e nella applicazione della solidarietà e della sussidiarietà per lo sviluppo.

 Il messaggio più forte e significativo che è destinato uscire da questo importante Convegno della Fondazione Centesimus Annus è dunque che per affrontare efficacemente la crisi dell’oggi e progettare il domani, in un’ottica capace di guardare ai giovani e allo sviluppo intergenerazionale, seve un corretto rapporto tra economia e politica, che conduca all’affermazione nella complementarietà della democrazia rappresentativa per le istituzioni, della democrazia partecipativa per la società e della democrazia di mercato per l’economia, avendo come obiettivi prioritari e irrinunciabili la promozione della persona e delle comunità nella ricerca dello sviluppo.

L’indicazione di un percorso quindi ma anche un segnale di fiducia e speranza che solo la dottrina sociale sembra in grado di poter concretamente e realisticamente lanciare ad un’umanità oggi in affanno.

* Professore ordinario di Economia politica all’Università Cattolica di Milano e Segretario scientifico della Fondazione Centesimus Annus - Pro Pontifice.