La EMI e la stampa missionaria oggi

Con Papa Francesco e la crisi della Chiesa italiana, si apre una nuova fase per la EMI e le circa 40 riviste degli Istituti missionari

Roma, (Zenit.org) Padre Piero Gheddo, PIME | 417 hits

La stampa italiana, giornali, riviste e libri, è in crisi. Purtroppo si legge sempre meno e fa piacere dare la buona notizia che l’editoria missionaria, rappresentata dalla EMI (Editrice missionaria italiana), dà forti segnali di vitalità. Il card. Jorge Mario Bergoglio di Buenos Aires è stato eletto Papa col nome di Francesco la sera del 13 marzo. Cinque giorni dopo, il 18 marzo, la Emi presentava i primi tre volumetti sul nuovo Papa, che hanno una diffusione eccezionale con continue ristampe. Il “Papa missionario”, che viene da una Chiesa fondata dai missionari, ha avuto in Italia la sua editrice missionaria.

In un incontro all’Università cattolica di Milano, il 10 aprile scorso la EMI ha celebrato i suoi primi 40 anni. Fondata dai quattro Istituti missionari nati in Italia (Pime, Comboniani, Saveriani e Consolata), oggi la Emi rappresenta quindici Istituti missionari maschili e femminili e altri enti e associazioni missionari.

Lorenzo Fazzini, da sei mesi direttore dell’editrice missionaria, alla quale ha dato un nuovo e vigoroso impulso, ha affermato: “Il mondo missionario, da sempre realtà di frontiera e d’avanguardia, ha un patrimonio culturale straordinario da valorizzare, prezioso non solo per la Chiesa, ma anche per i mondi della cultura, dell’università, dell’economia, che chiama la stampa missionaria al ruolo di ponte”.

Infatti, secondo Toni Capuozzo, inviato del TG5, “dalle missioni arriva un filo diretto con fatti e notizie che altrimenti non avremmo. Ci aiutano a  conoscere quel che  succede là dove, in apparenza, non succede nulla, secondo i criteri di un sistema dei media, che sempre più spesso riduce la notizia a merce”. E Giuliano Vigini, tra i massimi esperti italiani di editoria, ha delineato la storia dell’editoria missionaria, ricordando che, tra novità e ristampe, la Emi ha superato i 2.000 volumi editi fino ad oggi.

Sono stato invitato a questo incontro come autore della Emi (esattamente 40 volumi) e  unico testimone vivente di quando e perchè è nata l’editrice dei missionari. Gli anni cinquanta del Novecento, con la decolonizzazione e le tre encicliche missionarie di Pio XII (tra le quali la “Fidei Donum” che rivoluzionò le missioni) e una di Giovanni XXIII, la missione alle genti era salita alla ribalta di giornali, radio e prima Tv in bianco e nero; e nella Chiesa si moltiplicano le vocazioni missionarie e nascono le prime associazioni di volontariato missionario, promosso soprattutto dal Servo di Dio dott. Marcello Candia (poi missionario in Amazzonia).

Gli Istituti missionari avevano a quel tempo le loro riviste ed editrici per la “propaganda missionaria” (oggi “animazione”), ma sentivano il bisogno di unirsi per stampare in comune i libri di studi, cultura e attualità. Il motore di questa unione era padre Walter Gardini dei missionari Saveriani. Infatti a Parma, nel maggio 1955 nasce la Emi con i padri Gardini, Vanzin e Luca (Saveriani), Gheddo e Domenico Colombo (Pime), Enrico Bartolucci (Comboniano, poi vescovo di Esmeraldas in Ecuador) e Mario Bianchi (poi superiore generale dei missionari della Consolata).

La prima Emi stampa fino al 1968 una trentina di volumi, tra i quali il primo di Helder Camara con i suoi discorsi e conferenze  (“Terzo mondo perchè povero”, 1967), che ha avuto 12 traduzioni all’estero e ha lanciato a livello mondiale l’arcivescovo di Recife come oratore e figura simbolica della lotta contro la fame nel mondo, che a quel tempo di boom economico commuoveva e mobilitava il popolo italiano. Nel marzo 1964, dalla rivista che dirigevo “Le Missioni Cattoliche” (oggi Mondo e Missione), nasce Milano il movimento Mani Tese, uno dei primi movimenti cattolici contro la fame, che l’anno seguente coinvolge i quattro Istituti missionari.

In seguito ai sommovimenti del “Sessantotto”, la Emi si è bloccata, come anche le “Settimane di Studi missionari” all’Università cattolica (1960-1970). Nel 1973, ancora gli Istituti missionari hanno ripreso la Emi con l’impegno di due Comboniani, i padri Ottavio Raimondi ed Enrico Galimberti. E questa volta la Emi univa tutte le piccole editrici missionarie, diventando nel mercato librario italiano una editrice cattolica di media grandezza; non solo, ma promuovendo anche numerose campagne d’opinione su temi missionari o collaterali alle missioni.

Con Papa Francesco e la crisi della Chiesa italiana che pure vuol diventare “missionaria”, si apre una nuova fase per la Emi e la quarantina di riviste degli Istituti missionari unite nella Fesmi (Federazione stampa missionaria italiana). Il nostro compito è di riportare con forza il carisma missionario alle genti nella Chiesa italiana, quante testimonianze preziose di missionari possiamo raccontare alle nostre diocesi, seminari, parrocchie e associazioni laicali!

Un esempio: padre Emilio Buttelli, parroco a Manaos di 100.000 cattolici, ha la chiesa parrocchiale con 11 cappelle o chiese (“quasi parrocchie”) tenute dai laici, che danno tutto il loro tempo libero alla parrocchia. Per la formazione di tanti laici, padre Emilio ha in parrocchia una decina di “movimenti”, ciascuno diverso dall’altro, ma tutti uniti e responsabili nel far funzionare l’immensa parrocchia, con un solo prete (e un altro che aiuta alla domenica) e due suore! 

Nella crisi di fede e confusione di idee degli ultimi tempi, il carisma della missione alle genti si è alquanto appannato, noi missionari abbiamo annacquato il nostro carisma e perso la nostra identità, i nostri Istituti non vivono più il fervore missionario delle loro fondazioni e non hanno più vocazioni italiane. La Chiesa italiana si chiude in difesa del piccolo gregge dei “praticanti”. Oggi i vescovi italiani scrivono e parlano spesso che bisogna “rievangelizzare il nostro popolo con spirito e metodi missionari”, con una “pastorale missionaria”. Papa Francesco rende più che mai attuale il carisma del primo annunzio, della “missione senza se e senza ma”.

Esprimo un appello e un augurio. La stampa e l’animazione missionaria si liberino delle tendenze secolarizzante e politicizzante, tornino a testimoniare con la vita e gli scritti l’unica ricchezza che abbiamo, Gesù Cristo, perchè la nostra Italia ha proprio bisogno di questo: ritrovare la fede, l’entusiasmo della fede, l’amore a Gesù Cristo. Il nostro popolo italiano è sensibile a questa provocazione.

Torniamo a parlare e scrivere di Gesù Cristo, di missione alle genti. Raccontiamo le meraviglie che lo Spirito Santo compie là dove la Chiesa sta nascendo (come negli Atti degli Apostoli) e sono presenti i 14.000 missionari italiani sul campo (preti, fratelli, suore, volontari laici). Nell’enciclica missionaria “Redemptoris Missio” (n. 2) di Giovanni Paolo II si legge: “La missione (alle genti) rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola!”.