La "Evangelii Gaudium" (n° 167) e l'arte come mezzo di evangelizzazione

Il coraggio di trovare nuova carne per la trasmissione della Parola

Roma, (Zenit.org) Rodolfo Papa | 548 hits

Continuando ad analizzare il numero 167 della Evangelii Gaudium, si scoprono ancora tante piste di riflessione sulla questione dell’arte e dell’arte sacra nella contemporaneità. Nel precedente articolo[1] abbiamo individuato un doppio principio fondamentale della dinamicità dell’arte, che non può essere eluso; affinché un “sistema d’arte” possa essere vivo deve, infatti, avere due movimenti interni simultanei: uno che tenda al costante radicamento nella propria tradizione, nella conoscenza di tutta l’immensa iconografia cristiana, ed uno che realizzi  la perenne attualizzazione di essa in un processo di costante “inculturazione”, dialogando con il presente. Del resto questi sono principi classici, noti a tutti gli studiosi di teoria e storia dell’arte e sempre incarnati dai grandi artisti di tutti i tempi.

La Evangelii Gaudium ha, inoltre, ribadito un punto importantissimo per la comprensione delle odierne questioni teoretiche e filosofiche dell’arte, ovvero ci ha ricordato che non tutta l’arte è accettabile, non tutte le teorie sono buone e non tutto quel che fanno e producono gli artisti è automaticamente accettabile e promuovibile. Per certi versi, si sta dicendo proprio che la Chiesa non ha bisogno di Archistar, ma di persone di fede che, capaci nel proprio campo artistico, riescano ad elaborare una attualizzazione del messaggio evangelico, pur mantenendo vivi i principi propri dell’arte cristiana[2] e non adottino “sistemi d’arte” che fanno riferimento ad altri teorie etiche ed estetiche.

Papa Francesco ci sta spronando a ricercare nuove vie per vivificare la tradizione cristiana, e non ad annullarla adottando altri principi. Del resto se noi continuiamo a promuovere valori in campo etico, andando controcorrente nel mondo contemporaneo, parlando di rispetto della persona, rispetto della vita, riconoscimento dei diritti dei più deboli, la coerenza esige che anche in campo estetico non ci si lasci ingannare da forme legate ai principi morali che avversiamo in altro campo.

Nel piccolo spazio di una pagina, il numero 167 della Evangelii Gaudium esprime con forza la grande verità della reale relazione tra etica ed estetica: non esiste, infatti, una estetica superiore con diritti maggiori che vincano il “primato dell’ordine morale oggettivo”, che deve essere rispettato da tutti. Conseguentemente, non qualunque teoria estetica o artistica può essere introdotta in Chiesa o può essere messa in campo per evangelizzare, se è erronea, o se non ha nessuno dei requisiti necessari per essere compresa nel “sistema d’arte cristiano”, se per esempio manca della figurazione, principio ineludibile se si vuole parlare di Gesù Cristo figlio di Dio fatto uomo, morto in croce e Risorto per noi.

Allora le parole del Santo Padre sembrano tuonare quando ci chiede di essere coerenti con il Vangelo, di evitare di paganizzare le forme o di mondanizzarle, chiedendoci invece di cristianizzare il mondo che incontriamo. E come si fa a cristianizzarlo se non portiamo il volto di Nostro Signore Gesù Cristo?

Se accettiamo di aderire a movimenti artistici post-cristiani o peggio decostruttivisti ovvero post-umani, come possiamo con quelle forme portare la bellezza di Cristo il Risorto?

Illuminanti sono le ultime righe del numero 167: « Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali, e comprese quelle modalità non convenzionali di bellezza, che possono essere poco significative per gli evangelizzatori, ma che sono diventate particolarmente attraenti per gli altri». Si comprende che Francesco ha a cuore soprattutto che l’evangelizzazione si attui nella concretezza dell’inculturazione, ovvero nel saper individuare le forme necessarie per attrarre a Cristo. Quindi non si tratta di utilizzare una cultura snob, che non si relaziona con la gente e che si tiene alla larga dal popolo. Occorre invece proprio un’azione di tipo diverso. Le forme per evangelizzare non sono forme intellettualistiche, calate dall’alto,  formate da artisti che nulla hanno a che fare con i bisogni delle persone comuni. È evidente che bisogna, invece, individuare quelle forme che sappiano parlare, anche se possono apparire poco significative per gli evangelizzatori, che a volte rimangono legati ad astruse congetture da tavolino, o peggio diventano missionari di carte, che fanno strategia, ma che di fatto non parlano la lingua dei popoli.  Occorre comprendere, per esempio, che il popolo di Dio ha necessità di arte bella e figurativa, che i segni di cui bisogna rivestire il messaggio, non sono segni astratti, relativisti, incorporei e inconcreti,  ma segni chiari e parlanti, forme che vengono simultaneamente dalla sapienza del passato e dall’esperienza del presente.

Per comprendere alcuni mutamenti sociali, per trovare le indicazioni di un linguaggio parabolico attuale e di sicuro successo, si potrebbe, per esempio, rilevare che mentre nelle forme poetiche dotte ed intellettuali, la rima e le forme compiute sono state abolite, invece nella musica Rap, come si può constatare soprattutto nelle Battles di Freestyle, la rima è reintrodotta e ammirata, e non solo nella forma semplice, ma anche in forme complesse, per esempio il rondò o l’enjambement, con l’utilizzo di accordi e giri armonici classici. Così  mentre alcuni artisti ultrasettantenni si lanciano ancora in invettive contro le forme chiuse e disprezzano snobisticamente la complessità di forme simmetriche, invece tra i giovani e i giovanissimi questo appare superato nella riacquisizione di forme colte e belle.

Parlare ad un giovane sembra difficile, se lo si osserva come fenomeno generazionale, ma se lo si incontra come persona, si scopre che ammira i classici e legge moltissimo, che studia seriamente la musica e ama il figurativo nell’arte, che padroneggia il latino e l’inglese e non disdegna la tragedia greca. Spesso sotto una scorza anticonformista, scopriamo che i campioni del Rap leggono tantissima letteratura classica e fungono da esempi per i loro fans. Quella forma di ribellione è frutto delle frustrazioni che le generazioni precedenti hanno regalato loro, rubando la speranza.

Quindi se vogliamo evangelizzare questo tipo di ambiente sociale e culturale abbiamo la necessità di portare la bellezza, la forma compiuta e la cultura, proprio per ridare la speranza e riaprire i cuori, e, come dice Papa Francesco, guardare non tanto a ciò che teorizzano gli evangelizzatori, quanto a ciò che è “particolarmente attraente” per i nostri interlocutori.  

Rodolfo Papa, Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, docente di Storia delle teorie estetiche, Pontificia Università Urbaniana, Artista, Storico dell’arte, Accademico Ordinario Pontificio. Website www.rodolfopapa.it Blog: http://rodolfopapa.blogspot.com  e.mail:  rodolfo_papa@infinito.it.

NOTE

[1] R. Papa, “Evangelii Gaudium" e il bene, il vero ed il bello. L'unità tra etica ed estetica nel modello di formazione, pubblicata in Zenit, 20 gennaio 2014, http://www.zenit.org/it/articles/evangelii-gaudium-e-il-bene-il-vero-ed-il-bello.

[2] I principi del “sistema d’arte cristiano” sono quattro: figurativo, narrativo, universale e bello. Cfr. R. Papa, Discorsi sull’arte sacra, Cantagalli, Siena, 2012.