La famiglia al centro dei diritti fondamentali dell’essere umano

Il discorso di Anna Zaboska al VI Incontro Mondiale delle Famiglie

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di Leonardo Servadio*




CITTA’ DEL MESSICO, giovedì, 22 gennaio 2009 (ZENIT.org).- “La famiglia è là dove impariamo che il ruolo vero dello Stato è di servire i suoi cittadini”: con queste parole Anna Zaborska, presidente della Commissione sui diritti della famiglia del Parlamento europeo, ha concluso il 15 gennaio scorso il suo intervento al VI Incontro Mondiale delle Famiglie svoltosi a Città del Messico.

“Lo Stato – ha aggiunto la Zaborska – non deve reinventare l’umanità secondo i principi di una ideologia artificiale e mutevole: l’attacco alla famiglia segna l’arrivo del totalitarismo. Noi promuoviamo la famiglia, perché è essa l’ambiente primo ove si manifesta l’amore nella nostra società”.

“La famiglia – ha affermato – è l’ancora culturale universale, per tutte le culture... Sì, la famiglia è il luogo dove le relazioni sociali si rendono tangibili, Dove le prossime generazioni imparano a conoscere i valori fondamentali e a distinguere il bene dal male – i valori essenziali per il bene comune”.

Il tono pieno di speranza ma anche di fermezza della Zaboska è dovuto al fatto che, come ella stessa ha spiegato, i principi della legge naturale si vedono ancora spesso minacciati, anche nelle sedi ove questi dovrebbero invece essere difesi.

Parlando del proprio lavoro in seno al Parlamento europeo, la Zaboska ha sottolineato: “Resto convinta che le decisioni politiche non possono essere prese senza la luce di un’etica sociale universale, la cui essenza è riassunta in encicliche quali Rerum Novarum, Centesimus Annus o Humane Vitae. L’amore per la vita e la dignità della persona ci obbliga a fare di tutto per trasmettere l’autentica verità dell’amore coniugale. Questa obbligazione non è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. È scritta nel cuore di ogni persona”.

E ha rimarcato sei punti rilevanti:

“1) La natura del matrimonio tra uomo e donna oggi è minacciata dalle istituzioni europee. In effetti queste tentano di ridefinire il concetto di matrimonio, col pretesto della non-discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sulla Carta dei diritti fondamentali.

2) La promozione della regolazione delle nascite, un punto cruciale trattato nella Humane Vitae, attraversa un momento critico per via della politica sanitaria relativa alla riproduzione, finanziata dall’Unione europea.

3) Il non rispetto verso la complementarietà tra donne e uomini porta a combattere la violenza esercitata contro le donne, e sono state stanziate somme importanti a tale scopo. Tuttavia, l’educazione dei giovani al rispetto della dignità delle persone, operata in seno alle loro famiglie, potrebbe rendere meno necessari tali costosi programmi educativi attuati dalle istituzioni politiche.

4) La dittatura degli esperti già costituiva un problema per papa Paolo VI, quando questi elaborò la Humane Vitae. Egli ha avuto il coraggio di disapprovare l’insufficiente impegno dei gruppi di lavoro costituiti da eminenti esperti. Oggi, nell’Unione europea, c’è una vera e propria espertocrazia che rappresenta l’influsso di potenti lobby ma non certo l’interesse per il bene comune.

5) L’attuale ‘cultura del compromesso’, fa di questo il punto di partenza di qualsiasi negoziato... in tal modo accade che i cristiano democratici, gruppo del quale faccio parte,  raramente usino come punto di partenza l’etica sociale universale, preferendo a questa un compromesso previo. Per evitare possibili conflitti, cominciamo noi stessi a negoziare tra diverse posizioni compromissorie più o meno zoppicanti, e il risultato finale non è buono. Dovremo tutti studiare quanto ha scritto papa Benedetto XVI sui cristiani impegnati in politica.

6) Questo richiede anzitutto la formazione della coscienza: che la nostra responsabilità individuale e collettiva sia impegnata a tutti i livelli e in tutte le cariche in cui ci troviamo, dalla cucina in casa nostra fino alla tribuna di una assemblea politica internazionale...”.

Con accorato contrappunto rispetto alle notazioni critiche rivolte alla politica attuale nelle sedi europee, la Zaborska ha poi ricordato come l’anno scorso si sia celebrato il 60mo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo, scritta nel 1948, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, come dichiarazione di principio volta a evitare che mai più l’umanità ricadesse nell’orrore.

“Quel testo è stato interamente completato in meno di due anni – ha sottolineato –  . Era un’epoca in cui il mondo era diviso in due blocchi contrapposti. Trovare un terreno di intesa sul quale costruire l’essenza della Dichiarazione fu un’impresa colossale. Questo dovrebbe ancor oggi essere per noi motivo di ispirazione”.

In seguito, la Zaborska si è chiesta: “Ma è proprio necessario che abbia luogo una guerra mondiale così orribile, perché ci si renda conto ancora una volta degli aspetti essenziali del diritto naturale e dell’importanza universale della famiglia?”.

La famiglia, cellula prima della società, vettore della civiltà, garanzia di pace e tolleranza: sede dei valori sociali fondamentali - su questi temi la Zaborska ha ricordato di aver organizzato un incontro di Movimenti europei per la vita e per la famiglia in vista della celebrazione del 60mo della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo.

In quell’occasione si è costituita una coalizione informale di quei Movimenti. Si chiama ‘Familiokratos’ (http://familiokratos.blogspot.com) e ha formulato “l’Appello in favore dei diritti e della dignità della vita nella famiglia umana, che si rivolge ali esponenti dei governi, ai politici e a tutti coloro che si trovano in posizioni decisionali”.

Tale appello è la bandiera di un movimento che oggi assomma milioni di famiglie in tutto il continente ed è stato posto all’attenzione del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. Attualmente in Croazia è in corso una raccolta di firma in favore di tale appello, alla quale collaborano con la Chiesa cattolica più di 60 organizzazioni della società civile, la Chiesa ortodossa serba, le Chiese ortodosse macedoni, i Calvinisti riformati, le Chiese pentecostali ed evangeliche così come le moschee musulmane.

Un esempio di come quando sono in ballo i diritti fondamentali l’ecumenismo e il dialogo interreligioso possono assumere forme concrete e attive.

Evidenziando il valore della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo nell’ambito del sostegno ai valori della famiglia e del diritto alla vita, la Zaborska ha detto: “Il fatto di scoprire che un testo giuridico fondamentale internazionale sostiene la vita, la famiglia e i genitori è veramente una buona notizia per tutti, merita di essere discussa e studiata nel corso di tutto l’anno dedicato all’insegnamento dei diritti dell’uomo”.

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* E’ stato Direttore della rivista “Chiesa Oggi, architettura e comunicazione”.