La famiglia è l'antidoto della crisi economica

Il convegno organizzato dall'Aises alla Camera dei Deputati

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, mercoledì 18 gennaio 2012 (ZENIT.org) – Un rabbino che parla di famiglia; un economista che parla di morale; un presbitero che parla di amore coniugale.

Tutto questo è accaduto al convegno La famiglia come motore della crescita economica. Valori e prospettive, svoltosi, ieri pomeriggio, nella splendida sala della Regina della Camera dei Deputati, che ha visto la partecipazione di illustri ospiti, tra cui la Comunità ebraica della Capitale, intervenuta numerosa.

L’incontro, organizzato dall’AISES, Accademia Internazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale, ha voluto porre l’accento sul tema sicuramente più dibattuto in questo nuovo anno: la famiglia, vista dalle diverse prospettive sociali, politiche e, soprattutto, economiche.

Ha introdotto i lavori l’on. Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera dei Deputati, che definito la famiglia come il “primo ammortizzatore sociale della crisi economica”.

“La famiglia deve diventare non un elemento, ma l’elemento dello sviluppo economico e su questo ci siamo trovati d’accordo sia maggioranza che opposizione”, ha dichiarato il vicepresidente della Camera, ricordando anche l’impegno della politica con l’approvazione dell’ultima manovra finanziaria “che per la prima volta porta ad aumentare le esenzioni in relazione al nucleo familiare e al numero dei figli”.

“L’ebraismo e il cristianesimo sono le uniche due religioni che mettono la persona, la famiglia e i figli al centro”, ha detto il direttore dell'agenzia ZENIT, Antonio Gaspari, moderatore del simposio, prima di introdurre il presidente di Aises, Valerio De Luca.

“La famiglia naturale ha una precisa grammatica antropologica – ha esordito De Luca – è fonte di umanità, luogo del bios, dove ogni persona trova la vita e si forma negli affetti, nei valori, nelle regole, nelle relazioni”. “Una famiglia unita conduce ad una società più coesa e solidale e l’economia e la politica devono proteggere questa cellula fondamentale”.

 “Di fronte alla crisi che disgrega la famiglia – si è interrogato il presidente di Aises - quale ruolo affidiamo al rapporto uomo/donna, genitori/figli?”, aggiungendo che “i figli, che sono la vera speranza per il futuro, ormai sono visti solo come una minaccia ed una limitazione del presente. Questo porta l’uomo a favorire l’aborto, la sterilizzazione, la fecondazione in vitro e tutte quelle altre tecniche che lo rendono esperimento di se stesso e impoveriscono la vita”.

“Non va cambiata la tecnica, ma va rinnovato il cuore dell’uomo - ha quindi concluso De Luca - l’apertura alla vita è la via principale per lo sviluppo di una società più umana e coesa”.

L’assenza di una volontà umana di aprirsi alla vita e dunque alla volontà di Dio, e la conseguente crisi della natalità sono stati, infatti, uno dei problemi più affrontati in sede al convegno.

Edith Arbib Anav, responsabile Aises per il dialogo interreligioso, ha parlato di un “individualismo” per cui “abbiamo affidato ad altri i servizi che prima erano utili ai bisogni familiari e collettivi”, limitandoci ad un “freddo coordinamento che porta ad uno sviluppo economico poco duraturo”.

L’on. Enrico Letta ha invece individuato nel “cortotermismo”, ovvero il cercare subito un risultato immediato, la causa della crisi. “La famiglia, invece, è l’antidoto – ha spiegato - perchè costruisce dimensioni e legami che obbligano a porsi progetti a lungo termine e sfidano il tempo”.

Provocatorio e ironico, Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, ha dichiarato, invece, a gran voce che è stato proprio il crollo delle nascite, dagli anni ’70 fino ai giorni nostri, a portarci alla situazione attuale di crisi.

“Se noi sei relatori fossimo il Governo avremmo risolto subito il problema economico, perché sapremmo dove puntare: sulla famiglia!”, ha esclamato sarcasticamente. Presentando, poi, il breve schema dei cinque ‘NO’, il presidente IOR ha illustrato gli effetti negativi che si producono “nel momento in cui s’interrompono le nascite e s’ignorano famiglia e figli nel mondo occidentale”.

No crescita dell’economia: “Negli ultimi 30 anni non sono nati bambini, e il numero di abitanti che eravamo in Italia nel 1980, è rimasto invariato, quindi come fa a crescere il PIL che cresce solo quando si consuma di più?”.

No risparmio: “Uno dei fenomeni dei nostri giorni è che le banche non hanno liquidità – ha osservato – il motivo è che non si risparmia più da 25 anni.”.

“Nel 1975-80 il tasso di accumulazione del risparmio delle famiglie italiane era il 27%, oggi il 4.5! Su cento lire guadagnate, 27 venivano messe in banca, entravano nel ciclo degli investimenti e dell’intermediazione. Oggi tutto quello che si guadagna viene speso, consumato, non c’è risorsa per l’intermediazione finanziaria”.

No matrimonio: “Come mai oggi non c’è possibilità di sposarsi prima dei 32 anni? Perché una giovane coppia non può permettersi di comprare una casa, dovuto al fatto che, anche se professionisti, guadagnano la metà rispetto a trent’anni fa, conseguenza dell’aumento delle tasse dal 25% al 50%”.

No anziani: “I figli non nascono e la popolazione invecchia e va in pensione. Questo economicamente significa aumento di costi fissi: sanità e vecchiaia. La società non ha più soldi per mantenere gli anziani e si studia, perciò, la cosiddetta 'morte subìta'”.

No lavoro: “Per poter consumare, abbiamo delocalizzato in Asia le produzioni più importanti. Il 50% di quello che prima era prodotto nel mondo occidentale, oggi viene importato perché costa meno. Spostando la produzione, si sono delocalizzati anche i posti di lavoro. Il lavoro quindi non c’è più e il 70-80 % sono solo servizi”.

Sullo stesso filone anche Riccardo Di Segni, rabbino capo della comunità ebraica di Roma, che ha definito la famiglia un “istituto fallimentare”, secondo quanto ci è presentato nelle prime pagine della Bibbia.

“E’ un paradosso – ha detto il rabbino – ma sin dalla Genesi ci vengono mostrate situazioni familiari negative: Caino e Abele; Giuseppe venduto dai fratelli; Esaù e Giacobbe e via dicendo. Questo però dimostra che la famiglia è il luogo della vita, dove si sbaglia, ci sono errori da parte dei genitori, ma senza di essa non si può vivere”.

È seguita poi la panoramica della crisi della famiglia, che in realtà, secondo Di Segni, non è altro che “trasformazione” di un “sistema sin dalle origini basato sulla famiglia” in un altro sistema “moderno” secondo il quale “la famiglia patriarcale è diventata famiglia mononucleare; il tasso di fecondità femminile si è ridotto all’1,3 %; le donne partoriscono dopo i 30 anni e non ci sono più matrimoni, ma nel migliore dei casi convivenze”.

Una crisi della famiglia che ha portato ad una crisi economica, quindi, ed una crisi economica che “ha messo sotto pressione la coppia e lo stesso amore coniugale”, come osservato da mons. Leuzzi, cappellano della Camera dei Deputati.

“La legge economica ha preso il sopravvento su tutta la vita della società è diventata ‘anima’, tralasciando la sua identità di ‘corpo’, di qualcosa cioè di strumentale”. “Se vogliamo riportare l’economia al suo vero ruolo – ha dichiarato mons. Leuzzi , in conclusione della conferenza – se vogliamo superare l’idea che la società non cresce solo se produce di più, dobbiamo recuperare l’amore coniugale, prima comunità dove l’uomo impara non solo a produrre, ma a costruire”.