“La famiglia è una noce bella dura! E’ difficile romperla”; afferma un arcivescovo australiano

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ROMA, lunedì 26 aprile 2004 (ZENIT.org).- Per il mese di maggio, Giovanni Paolo II, dando voce alla propria profonda premura pastorale verso il rispetto e il mantenimento della sacralità del legame coniugale, ha scelto di pregare: “Perché la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sia riconosciuta quale cellula fondamentale della società umana”.



Lo scorso mese al termine della “visita ad limina” dei presuli della Conferenza Episcopale dell’ Australia (14-28 marzo), il Pontefice, ricordando l'esortazione apostolica post-sinodale "Pastores Gregis", aveva sottolineato che è “compito particolare del Vescovo fare in modo che nella società civile – inclusi i settori dei media e dell’industria dell’intrattenimento – siano sostenuti e difesi i valori della vita matrimoniale e familiare".

A questo proposito e per avere un punto di vista più chiaro sulla situazione attuale in Australia in merito all’istituzione del matrimonio e alla famiglia in generale, ZENIT ha intervistato l’Arcivescovo di Adelaide , monsignor Philip Wilson, esperto di punta nel campo del diritto canonico, membro delle Associazioni di Diritto Canonico dell’Australia, Nuova Zelanda, America, Gran Bretagna e Irlanda e membro della Associazione per il Diritto Canonico Medievale.


Arcivescovo Wilson, crede che l’istituzione della famiglia si sia indebolita in Australia negli ultimi decenni?

Phillip Wilson: Credo che in tutto il mondo occidentale la realtà della famiglia si sia indebolita. È una realtà comunque contraddittoria perché mentre la stampa e i mezzi di comunicazione presentano una famiglia in fin di vita, a causa di tutte le pressioni che su di essa gravano pesantemente, in realtà molte persone stanno lottando duramente per mantenerla salda.

Sentiamo di statistiche sui fallimenti matrimoniali, che sono innegabili, ma allo stesso tempo molte altre famiglie non si stanno sfasciando. Vi sono tante persone che stanno veramente facendo del loro meglio, specialmente nei momenti difficili, per amarsi l’un l’altro come marito e moglie, e di amare e di accudire i propri figli.

Sono sicuro che molti di questi si sentano sopraffatti quando vedono i propri figli crescere, diventare adolescenti ed esposti ad un mondo che gli si apre dinanzi e che rappresenta una forza esterna alla famiglia capace di influenzarli. I genitori cercano veramente di fare del loro meglio, ma a volte gli sembra di essere impotenti. Ed è in questo contesto che ritengo che possiamo dare il nostro aiuto.

Ma il punto che vorrei evidenziare è che in realtà la famiglia è una noce bella dura! È difficile romperla! Sebbene vi siano molte pressioni su di essa, credo che le persone si rendano conto del valore della famiglia.


Lei ha accennato brevemente alla possibilità della Chiesa di dare il proprio aiuto ai genitori in difficoltà. Ritiene che le parrocchie in Australia stiano veramente diventando come il Papa aveva loro chiesto di essere: “famiglie di famiglie”?

Phillip Wilson: Ad Adelaide, stiamo dirigendo la programmazione della pastorale, con le risorse che abbiamo disponibili, al fine di migliorare il lavoro di evangelizzazione. A me pare evidente che una delle cose che dobbiamo fare è lavorare per rendere la parrocchia una “famiglia di famiglie”.

L’anno scorso ho avuto una discussione con una signora nella diocesi, la quale sosteneva che le parrocchie dovevano essere come una famiglia. Le obbiettai che non era cosi; che doveva capire che la parrocchia è un tipo particolare di comunità che non può essere una famiglia in senso stretto.

Occorre avere una famiglia di tipo primario per ottemperare alle esigenze di quel livello. Mentre le parrocchie, che possono fare tante cose per sostenere veramente le persone, operano in un modo diverso rispetto a come opera una famiglia in senso stretto.

Da allora le persone ne hanno parlato e credo che il modo in cui si sta sviluppando il nostro programma pastorale indica che in circa 4 o 5 anni saremo in grado di mettere insieme le cose in modo tale da identificare ciò che vogliamo mettere in evidenza, determinare il modo di perseguire l’obiettivo e le risorse da impiegare per ottenerlo.


Il mese scorso in occasione della quinquennale visita “ad limina” ha avuto la possibilità di incontrarsi con il Santo Padre e con i membri dei diversi dicasteri della Curia Romana. Quali sono stati i temi da lei affrontati nel corso della visita al Tribunale della Rota Romana?

Phillip Wilson: Quando ci siamo recati presso la Rota Romana, mi sono rivolto, in qualità di capo della delegazione, a Mons. Antoni Stankiewicz, esprimendo le nostre congratulazioni per la sua nuova qualifica a decano. Gli ho riferito che non avevamo specifiche domande da porgli, ma che eravamo piuttosto interessati a conoscere il ministero della Rota Romana nell’ambito della vita della Chiesa e a riflettere sulle loro esperienze.

Abbiamo quindi parlato del loro ruolo e delle cause che erano in arrivo, approfondendo alcuni aspetti e alcune valutazioni. È stato un colloquio alquanto informativo, ma non ha riguardato punti specifici.

Molto interessante è stato conoscere il tipo di cause matrimoniali che la Rota sta affrontando, e la discussione che ne è derivata, per gli aspetti relativi alle nostre responsabilità di vescovi nella preparazione delle persone al matrimonio, volta a rendere gli sposi consapevoli di ciò che fanno e di cosa sia effettivamente un matrimonio cattolico.

Oggigiorno l’idea del matrimonio è avvertita in modo pesante dalle persone. Alcune persone identificano il matrimonio semplicemente con la cerimonia, senza pensare a ciò che avviene successivamente. Altri giungono al matrimonio in modo condizionato: va bene finché va bene, ma se le cose cambiano sono libero di cercarmi qualcun altro. Questo tipo di impostazioni hanno un’influenza sulle persone in generale, ma anche sui giovani cattolici che affrontano il matrimonio.


Per quanto riguarda la situazione delle unioni tra coppie omosessuali, vi sono attualmente pressioni in Australia per un loro riconoscimento legale?

Phillip Wilson: Come è noto, nel mondo occidentale vi è una rete che lega questo tipo di comunità, che spinge per l’istituzionalizzazione di ciò che chiamano “matrimonio gay”. In Australia il Governo è stato molto chiaro nel negare qualsiasi cambiamento legislativo per istituire il matrimonio omosessuale.

Per aggirare questa ferma posizione, alcune coppie omosessuali si sono sposate in America per poi far valere il loro status giuridico di fronte ai tribunali dell’Australia, con la speranza di raggiungere in questo modo il loro obiettivo.

L’attuale Governo federale ha affermato che questo ideale non è accettabile in quanto – secondo le parole del Primo Ministro – il matrimonio è tra un uomo e una donna, mentre gli altri tipi di rapporti non sono definibili come matrimonio, in quanto carenti di alcuni elementi essenziali.

Ciò su cui vorrei che si rifletta sono i valori che queste coppie omosessuali stanno propugnando e l’obiettivo che stanno perseguendo. Forse, attraverso il dialogo, sarà possibile trovare una via alternativa egualmente idonea a tutelare i loro diritti, che però non debba implicare questa falsa idea secondo la quale il matrimonio rappresenta per forza l’unico modo per ottenere quel risultato.

Si parla tanto del diritto di poter stare vicino al proprio partner in tempo di morte o di malattia. Ma per ottenere una tutela di questo diritto, non è strettamente necessario perseguire la via del riconoscimento legale del matrimonio gay. Spero che le persone si rendano conto di questo.

Pertanto, da una parte ci esprimiamo in modo molto fermo sulla realtà del matrimonio come un rapporto vincolante tra un uomo e una donna, aperto alla trasmissione della vita, e dall’altra pensiamo che attraverso il dialogo sia possibile trovare un modo per proteggere i valori che queste persone perseguono, preservando al tempo stesso l’istituto matrimoniale.


Crede quindi che la Chiesa rimarrà sempre irremovibile nel suo insegnamento sul matrimonio?

Phillip Wilson: Come è noto, molte cose della Chiesa sono date; non sono qualcosa che abbiamo creato, né qualcosa che abbiamo la capacità di cambiare. Per quanto riguarda il matrimonio, crediamo che una parte della realtà che lo compone rappresenti una parte della provvidenza divina per il mondo.

La definizione di matrimonio come una unione tra un uomo e una donna, aperta alla trasmissione della vita, è un qualcosa che non possiamo emendare. Quindi, sì, la nostra impostazione in questo senso rimarrà immutata, e ritengo che rappresenti un impegno a preservare i valori che stanno al centro della nostra esperienza di fede.

Questa realtà del matrimonio è peraltro avallata dallo stesso insegnamento di Gesù, secondo cui vi è una realtà primaria della creazione che poi progredisce nell’ambito dell’Antica Alleanza del Vecchio Testamento e che viene poi elevata da Gesù ad un livello di esperienza completamente nuovo.

La Chiesa scopre questa realtà, sulla base di ciò che il Signore ha detto e ha fatto, come Sacramento. Scopre inoltre la realtà dei rapporti tra marito e moglie come una realtà grazie alla quale Dio si rende presente nel mondo, per loro, per i loro figli, per il mondo intero e per la Chiesa.

Tutto ciò è di tale bellezza da indurre a fare di tutto per preservarlo. È uno dei più meravigliosi elementi della nostra fede; una sorta di segreto nascosto.

Nel periodo successivo al Concilio Vaticano II, uno degli elementi più propulsivi per noi è stato quello dell’attenzione rivolta alla centralità dell’Eucaristia per la nostra vita e ai cambiamenti apportati alla liturgia della messa. Questo ha portato molti a fare dell’Eucaristia un momento molto più coinvolgente per la loro vita. Tuttavia, allo stesso tempo, ha portato molte persone a scegliere di non frequentarla più.

In ogni caso ritengo che una delle prossime fasi della nostra vita nella Chiesa sarà caratterizzata da una maggiore centralità, nella nostra esperienza di fede, della famiglia e del Sacramento matrimoniale. Questo perché la riscoperta della sacramentalità del matrimonio, e della sua realtà nell’ambito della Chiesa, rappresenterà l’elemento più importante attraverso cui portare il Vangelo al mondo.

Credo che uno dei più importanti strumenti di evangelizzazione sia quello di sostenere e formare matrimoni e famiglie veramente buoni. In questo modo le persone potranno riconoscerne la bellezza.

Coloro che ci criticano adesso, continuano a dire che abbiamo dei precedenti negativi per quanto riguarda la sessualità e che vi sono stati dei problemi in questo ambito. Ma oggi possiamo avvalerci anche del sostegno del Santo Padre, il quale ha messo insieme una serie di considerazioni nella sua Teologia del corpo, che ci consentono di partire da una nuova piattaforma per progredire in avanti. Questo sarà di grande impulso.