La famiglia nello spirito del Natale (Prima parte)

Intervista esclusiva con monsignor Vincenzo Paglia

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 831 hits

Dopo essere stato per molti anni guida spirituale della Comunità di Sant’Egidio, poi, per dodici anni (2000-2012) vescovo di Terni-Narni-Amelia, lo scorso giugno, monsignor Vincenzo Paglia è tornato a Roma, a seguito della nomina a presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

L’ufficio del dicastero vaticano, in cui monsignor Paglia ci riceve per l’intervista, è significativamente a due passi dalla basilica di Santa Maria in Trastevere, dove è stato parroco per una ventina d’anni e dove trent’anni ebbe inizio la pregevole iniziativa del pranzo di Natale con i poveri di Roma. Pochi metri più in là, la sede internazionale della Comunità di Sant’Egidio.

In questo angolo nel cuore di Trastevere si intrecciano il passato, il presente e il futuro di monsignor Paglia: tanti ricordi ed ispirazioni per l’impegno pastorale attuale del quale il presule, a colloquio con ZENIT, ha tracciato le sfide più attuali. Con un occhio alle festività natalizie imminenti.

Eccellenza, quali sono le sfide di oggi per la famiglia, per la Chiesa e, quindi, anche per il dicastero da lei presieduto?

Mons. Paglia: Oggi ci troviamo di fronte a una singolare contraddizione: da una parte tutti i dati ci mostrano il bisogno di famiglia che emerge dal desiderio dei giovani. In paesi come l’Italia o la Francia, quasi l’80% dei giovani vuole metter su famiglia, vuole vivere con un solo uomo o con una sola donna per tutta la vita. La contraddizione è che questo desiderio è stroncato non appena spunta, perché c’è una cultura dominante che, di fatto, è opposta. E qui tocchiamo uno dei nodi cruciali della società contemporanea, almeno quella occidentale, che però non viene percepito: se la Genesi afferma: “non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 2,18), nella cultura contemporanea si dice che è bene che l’individuo sia “assoluto”, nel senso di ab solutus, sciolto da qualunque legame con Dio, con gli altri, con la famiglia. In effetti il relativismo e l’individualismo per affermarsi debbono anzitutto distruggere la famiglia in quanto è il primo antidoto alla solitudine. Per questo l’impegno della Chiesa – e in particolare del nostro dicastero - è, anche quello di risuscitare una nuova “cultura della famiglia”, perché la famiglia sia riportata al centro del dibattito politico, economico e culturale.

Quali sono le strade?

Mons. Paglia: La prima è eminentemente cristiana: le famiglie credenti devono testimoniare la fede e la bellezza della loro forza anche con tutti i problemi che ci sono. Ma le famiglie cristiane debbono anche portare la stabilità di un fondamento, l’indissolubilità di un rapporto, altrimenti la società stessa è fondata sulla sabbia. La seconda strada è di carattere più culturale: dobbiamo essere capaci di tradurre in cultura questa aspirazione. Significa che dobbiamo far comprendere la ragionevolezza, la forza e la bellezza della famiglia per l’intera società, non solo per la Chiesa. Questo richiede un impegno a tutto campo nel versante della cultura, dai mass media, ai dibattiti culturali, fino all’arte e all’impegno nelle sedi nazionali e internazionali, anche a livello legislativo.

Non è solo la Chiesa a portare avanti questa battaglia. Nella misura in cui vi sia una bella testimonianza e un’altezza culturale, certamente troveremo molti alleati, a partire dalle chiese cristiane, ortodosse in particolare, ma penso anche agli ebrei, ai musulmani, agli uomini di cultura. Guardiamo a cosa è accaduto in Francia: i vescovi stanno facendo una battaglia contro il matrimonio gay, da un lato ovvia ma di grande interesse, ricevendo l’appoggio del Gran Rabbino, della federazione luterana, di molti laici, di musulmani. Non stiamo trattando semplicemente una questione di fede ma uno dei pilastri della società.

Cosa rispondere, però, a coloro che dicono che “la famiglia è cambiata” o che ci sono “famiglie di varia natura”?

Mons. Paglia: Da un lato la famiglia viene indebolita, “picconata”, dall’altro c’è chi la vuole a tutti i costi. C’è anche chi rifiuta il matrimonio e va a convivere ma poi vorrebbe essere equiparato a un matrimonio de iure. Dobbiamo stare attenti a questa babele linguistica e ridare valore alle parole, perché il primo modo per distruggerci a vicenda è togliere senso alle parole. È vero che la famiglia nel corso dei secoli è cambiata. In molti aspetti, grazie a Dio, è cambiata in modo positivo: ad esempio non c’è dubbio che sia molto meglio che a scegliersi siano i due giovani e non i loro genitori. Con tutti i cambiamenti possibili, però, una famiglia rimarrà sempre composta da un uomo, una donna e dei figli, nonni e nipoti. Anche le case di 2000 anni fa erano diverse da oggi ma, nella sostanza erano sempre composte da quattro pareti e un tetto. La famiglia, in tutte le culture e a tutte le latitudini, ha una dimensione ben chiara. Ecco perché togliere questo fondamento o indebolirlo è come togliere le fondamenta alla socialità e alla società. Cicerone definiva la famiglia con le seguenti parole: “Principium urbis et quasi seminarium rei publicae”. Insomma, la famiglia è la prima piccola realtà, dove impariamo a convivere, dove impariamo come si diventa cittadini, è il luogo dove si apprende ad edificare la cosa pubblica o, se si vuole, a convivere tra diversi. È questa la ragione che rende saldi le città e gli stati, il concetto stesso di nazione. Ecco perché, se si distrugge la stabilità, la fedeltà, il poter confidare in questa piccola società, noi miniamo tutto ciò che sa di “noi”, per esaltare solo l’“io”. È chiaro che una casa non si può barattare con una colonna. Un mondo fatto di sole colonne è invivibile: se poi le colonne si muovono, sbattono una contro l’altra…

Qual è il prossimo appuntamento importante cui sta lavorando il Pontificio Consiglio per la Famiglia?

Mons. Paglia: Prima ancora dell’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia nel 2015, ci sarà un incontro mondiale a Roma, il 26 e 27 ottobre, a conclusione dell’Anno della Famiglia. Si tratta di un pellegrinaggio delle famiglie alla tomba di Pietro per mostrare la gioia di essere famiglie credenti. Purtroppo, mentre la famiglia, con tutti i suoi limiti resta la vera risorsa della società, come economia, come stabilità, come rete di rapporti, il suo ruolo non è riconosciuto. La famiglia è sfruttata dalla società e bastonata dalla cultura. Vorrei che emergesse quello che la famiglia è ancora, nonostante la diminuzione della voglia di fare famiglia. Vorrei che genitori, figli, nonni, nipoti, invadessero Roma! In questo pellegrinaggio, vorrei che le famiglie dicessero a tutti: “non solo è possibile ma è anche bello e utile a tutti”.

[La seconda parte dell’intervista a monsignor Vincenzo Paglia sarà pubblicata domani, domenica 23 dicembre]