La fede come sguardo, sorpresa e meraviglia

Una lettura consigliata per la chiusura dell'Anno della Fede

Roma, (Zenit.org) Stefania Chirieletti | 447 hits

«Questo libro è un invito a guardare con occhi semplici alla sorpresa dell’umanità di Dio, a lasciarsi investire dalla meraviglia e rivestire dal calore dello sguardo di Dio posato su di noi». In queste poche righe dell’introduzione del libro Un Dio umano. Primi passi nella fede cristiana, di Robert Cheaib, possiamo trovare un piccolo percorso che ci porta per mano nel viaggio alla scoperta di quest’opera che avvolge e coinvolge il lettore nel cuore e nelle riflessioni sulla propria fede.

Un linguaggio dinamico e coinvolgente che trascina nella lettura, non annoia, però al tempo stesso “costringe” a fare delle soste per metabolizzare ciò che si sta leggendo, che non sono parole “tanto per”, ma “stilettate” che stuzzicano la riflessione.

È innanzitutto un invito. Invito per chi si sta ponendo delle domande all’inizio di una ricerca intima e profonda, e assolutamente anche per chi quelle domande non se le pone più pensando di aver già trovato le risposte: evangelizzare la nostra idea di Dio come ricerca della Sua umanità che abbraccia e cambia profondamente la nostra vita.

Guardare: lo sguardo è fondamentale in questo libro. Una parte molto intensa (cap. 4) parla della meraviglia dello sguardo: «nella vita quotidiana ci sforiamo con gli sguardi. Ci fissiamo per prepotenza, manteniamo lo sguardo per cortesia, o ci perdiamo negli occhi dell’altro per amore. Lo sguardo è una meraviglia misteriosa». Capire l’intensità dello sguardo umano per arrivare a cercare lo sguardo di Dio che si posa su di noi per abbracciare completamente la nostra umanità: … Cheaib invita a «immaginare lo sguardo di Gesù. Non uno sguardo scrutatore di fredda curiosità, o di giudizio e condanna, ma lo sguardo che salva-guarda. Quando qualcuno ci avvolge con uno sguardo caldo, la nostra vita è visitata, siamo improvvisamente strappati dall’anonimato e dalla solitudine esistenziale».

Sorpresa: è sorprendente la parte che ci racconta di un Dio che noi tentiamo di trovare con voli pindarici mentre lo troviamo in ginocchio davanti a noi, continuamente, che ci lava i piedi con l’acqua del Suo amore.

Questo percorso per entrare nell’umanità di Dio è assolutamente sorprendente, mai “bigotto” o scontato, ma sempre attento a creare una progressione di scoperta della freschezza e dell’intensità della nostra fede.

Meraviglia: quante meraviglie da assaporare durante questa lettura. Direi di porsi alla lettura proprio con la predisposizione a lasciarsi meravigliare, a lasciarsi attraversare da questa lettura. Lasciarsi avvolgere dalla dinamicità del linguaggio per arrivare alla profondità della riflessione.

A proposito di meraviglia, mi piacerebbe chiudere questa presentazione con un piccolo paragrafo sulla preghiera tratto dall’ultimo capitolo del libro:

«Lo Spirito prega continuamente in noi. Imparare a pregare significa renderci coscienti e partecipi di quest’acqua viva che grida il nome del Padre dentro di noi. È entrare nel movimento di scambio d’Amore tra Padre e Figlio. Pregare è entrare in questo “sentimento di presenza” di cui parla Gregorio di Nissa. Pregare è svegliare il cuore (cf. Sal 57,9).

Tanti uomini di Dio testimoniano di questa preghiera continua che s’insinua nelle pieghe dell’anima e diventa un ruscello silente ma deciso che scorre verso la patria eterna in ogni istante della vita. Tommaso di Celano testimonia di san Francesco d’Assisi: “Francesco non pregava, Francesco divenne preghiera” (Franciscus non orabat, Franciscus factus est oratio)».

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