La fede è “amica della ragione”, sostiene il Pontefice

Nell’udienza alla “Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth” e alla “Comunità Domenico Tardini”

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 13 novembre 2006 (ZENIT.org).- Ricevendo questo sabato in udienza nell’Aula Paolo VI la "Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth" e l’Associazione laicale "Comunità Domenico Tardini" in occasione del 60° anniversario di istituzione della Fondazione, Benedetto XVI ha ricordato che “la fede scruta l’invisibile ed è perciò amica della ragione”.



Riferendosi alla Fondazione come ad una “grande famiglia” per la quale nutre “particolare, paterno affetto”, il Papa ha affermato che Villa Nazareth vuole “formare i suoi giovani al coraggio delle decisioni, in un atteggiamento di apertura al dialogo, con riferimento alla ragione purificata nel crogiuolo della fede”.

“La fede infatti è in grado di offrire prospettive di speranza ad ogni progetto che abbia a cuore il destino dell'uomo – ha osservato di fronte alle circa 3.000 persone della comunità Villa Nazareth –. La fede scruta l’invisibile ed è perciò amica della ragione che si pone gli interrogativi essenziali da cui attende senso il nostro cammino quaggiù”.

“Villa Nazareth è una realtà ricca che continua a svilupparsi grazie all’impegno degli studenti nel periodo di formazione, e poi all’inserimento professionale e alle nuove famiglie che nascono”, ha proseguito il Pontefice.

L’istituzione nasce, in una Italia che risorgeva dalla rovine della guerra, “dal cuore sacerdotale” di monsignor Domenico Tardini, il quale “voleva che, ad una esperienza di odio e distruzione, venisse una risposta di fraternità e di amore, rivolta ai bambini privi di opportunità per la loro vita”, ha ricordato nel suo indirizzo di saluto il Cardinale Achille Silvestrini, attuale Presidente della "Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth".

Nel 1946, infatti, monsignor Domenico Tardini, futuro Segretario di Stato di Papa Giovanni XXIII, fondò il Collegio universitario Fondazione Comunità Domenico Tardini con lo scopo di accogliere e seguire negli studi bambini e adolescenti dotati intellettualmente, orfani o di famiglie povere.

Nelle intenzioni del sacerdote vi era il desiderio di preparare questi giovani “con una adeguata istruzione e un’appropriata educazione ad essere un giorno (…) non solo ottimi cristiani ed ottimi cittadini, ma anche desiderosi di fare tutto il bene che potranno in seno alla società”, ha continuato il porporato citando uno scritto di monsignor Tardini.

Infatti, ha continuato il Cardinale Silvestrini, il sacerdote “volle una delicata formazione alla preghiera e alla devozione eucaristica e un’educazione che stimolasse nei ragazzi creatività e responsabilità, con la cultura umanistica, la musica, lo studio dell’inglese affidato alle Sisters of Charity di Cincinnati”.

Nel suo discorso il Pontefice ha lodato che, nei suoi sessant’anni di vita, l’istituzione si sia proposta “di valorizzare l'intelligenza dei suoi alunni nel rispetto della libertà della persona, orientata a vedere nel servizio degli altri l’autentica espressione dell'amore cristiano”.

“A Villa Nazareth, vi è dato di sperimentare come la parola di Dio richieda un ascolto attento ed un cuore generoso e maturo per essere vissuta in pienezza”, ha continuato il Papa, ricordando “quanto siano inscindibili la verità e l’amore”, perché “nessuna cultura può essere contenta di se stessa finché non scopre che deve farsi attenta alle necessità reali e profonde dell’uomo, di ogni uomo”.

“I contenuti della rivelazione di Gesù sono concreti ed un intellettuale cristianamente ispirato deve sempre essere pronto a comunicarli quando dialoga con coloro che sono alla ricerca di soluzioni capaci di migliorare l'esistenza e di rispondere all'inquietudine che assilla ogni cuore umano”, ha aggiunto.

“Occorre mostrare soprattutto la corrispondenza profonda che esiste tra le istanze che emergono dalla riflessione sulle vicende umane e il Logos divino che ‘si è fatto carne’ ed è venuto ‘ad abitare in mezzo a noi’”.

In questo modo si crea “una convergenza feconda tra i postulati della ragione e le risposte della Rivelazione e proprio di qui scaturisce una luce che illumina la strada su cui orientare il proprio impegno”.

“Nel quotidiano contatto con la Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa si sviluppa la vostra maturazione sul piano umano, professionale e spirituale, e voi potete così entrare sempre più nel mistero di quella Ragione creatrice che continua ad amare il mondo e a dialogare con la libertà delle creature”.

“Un intellettuale cristiano – e tali vogliono essere sicuramente quanti escono da Villa Nazareth – deve coltivare sempre in sé lo stupore per questa verità di fondo”, e ciò “facilita l’adesione docile allo Spirito di Dio e, al tempo stesso, spinge a servire i fratelli con pronta disponibilità”, ha proseguito.

“E’ proprio in questa prospettiva che voi potete tessere un dialogo fecondo con la cultura, e recare il vostro contributo per far sì che tante persone trovino la risposta in Gesù Cristo”, ha osservato Benedetto XVI.

“Anche oggi, cari giovani, non sono poche le ‘strade deserte’ sulle quali vi troverete a camminare nella vostra esistenza di credenti: proprio lungo esse potrete affiancarvi a chi cerca il senso della vita”, ha poi detto loro.

“Preparatevi ad essere anche voi a servizio di una cultura che favorisca l’incontro di fraternità dell’uomo con l’uomo e la scoperta della salvezza che ci viene da Cristo”, ha infine concluso.

Monsignor Domenico Tardini morì il 30 luglio 1961, e la sua eredità fu accolta dall’Arcivescovo Antonio Samorè, il quale seguì con cura la formazione cristiana e gli studi presso Villa Nazareth, creando anche una residenza per gli universitari.

Con un Chirografo del 13 gennaio 1963, Papa Giovanni XXIII volle poi onorare la memoria del suo stretto collaboratore, erigendo la Fondazione di culto e religione della “Sacra Famiglia di Nazareth”, che da allora regge Villa Nazareth, con un proprio Statuto, sotto la vigilanza della Segreteria di Stato.

Più tardi, con la bufera del ’68, Villa Nazareth chiuse i battenti e fu solamente grazie all’iniziativa di cinquanta studenti che diedero vita dapprima, in appartamenti, ad un comunità molto unita, che potè proseguire l’ideale del Cardinale Tardini.

Nel 1980 fu costituta l’Associazione Comunità Domenico Tardini. Nel 1983 venne quindi riaperta Villa Nazareth come residenza di studenti universitari. Nel 1987 il Ministero per l’Università e la Ricerca approvò l’Istituzione della Fondazione Comunità Domenico Tardini come Collegio universitario d’eccellenza civilmente riconosciuto, con un contributo dello Stato.

Da allora, l’Associazione è andata crescendo di anno in anno fino ad arrivare a riunire 300 associati, sparsi su tutto il territorio nazionale. Il suo Statuto è stato approvato dal Pontificio Consiglio per i Laici che l’ha riconosciuta come Associazione privata internazionale di diritto pontificio.